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Una nuova tecnica laser per monitorare Vulcano

Messa a punto dai ricercatori dell'Ingv, permette di rilevare una superficie e convertire direttamente il rilievo in coordinate

geotecnica - 01 giugno 2011

Una nuova tecnica laser a scansione terrestre (Tls) è stata messa a punto dai ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) per monitorare Vulcano, l’isola più meridionale dell’arcipelago delle Eolie, da sempre oggetto di studio da parte di scienziati di tutto il mondo a causa della pericolosità del suo vulcano attivo.

L’indagine a scansione laser, altamente precisa e dettagliata, consente di misurare diversi milioni di punti distribuiti su porzioni limitate della superficie terrestre. In questo modo si possono creare modelli molto precisi di una determinata zona e confrontare i dati acquisiti in diverse epoche, monitorando le possibili variazioni nel tempo. Inoltre, la nuova tecnica laser usata dagli studiosi rappresenta un salto di qualità, in quanto permette di rilevare una superficie e convertire direttamente il rilievo in coordinate.

“Il rilievo terrestre permette di osservare e rilevare le superfici con un angolo di incidenza ottimale – spiega il fisico Arianna Pesci - e quindi permette di ottenere un buon risultato anche in presenza di grandi pendenze difficilmente misurabili da una vista aerea. Inoltre le distanze ravvicinate permettono di raggiungere precisioni centimetriche”.

La comparazione tra il modello TSL e quello aerofotogrammetrico permette sia di osservare le variazioni occorse tra le epoche delle misure e consente, mediante integrazioni, di ottenere modelli digitali a scala variabile. “Inoltre è un metodo più economico e veloce – aggiunge Pesci - per intervenire in tempi rapidi anche in caso di allarme”.

In questi giorni, i ricercatori dell’Ingv hanno posizionato diversi punti di osservazione Tls attorno alla corona del cratere e da ognuno hanno eseguito più scansioni ruotando lo strumento sul suo asse per acquisire l’intera area di interesse.: “Allineando tutte le scansioni con gli algoritmi specifici – spiega il fisico Giuseppe Casula - si ottiene un modello 3D dell’area osservata, da confrontare con i modelli ottenuti precedentemente, al fine di valutare effetti deformativi del suolo, oppure fenomeni di dissesto e erosione tipiche dei crateri vulcanici”.

La nuova tecnica, inoltre, si può applicare anche ai rischi non vulcanici, come allo studio di fenomeni franosi in generale, alla modellazione 3D in ambito ambientale e certamente nelle aree urbane e architettoniche. “Di recente – conclude Casula - abbiamo pubblicato un rapporto che spiega le prestazioni di una versione migliorata di laser scanner per il rilievo su distanza fino almeno a 3 km, dimostrando la possibilità di monitorare interi versanti abitati in cui è presente il pericolo di dissesto. I risultati in ambiente architettonico hanno anche in questo caso permesso di fare valutazioni interessanti sullo stato di salute di edifici storici”.

O.O.

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