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Un Paese spaccato nel portafoglio.

Un Paese spaccato nel portafoglio. Chi guadagna è il popolo delle partite Iva con l’eccezione dei professionisti che...

No comment - 02 maggio 2006

Un Paese spaccato nel portafoglio
Chi guadagna è il popolo delle partite Iva con l’eccezione dei professionisti che passano dai 48.300 euro del 1995 ai 45.150 del 2004, ma dopo essere caduti a 39.500 (effetto Visco?) nel 2000

L’economista Conchita D’Ambrosio ha rielaborato per il Corriere Economia le rilevazioni della Banca d’Italia. Ecco che cosa emerge: Il Mezzogiorno ha perso reddito. Il Nord Est resta l’area più prospera. Il Nord Ovest scende, alla pari col Centro

In questi anni gli italiani sono più ricchi o più poveri? Nell’eclissi delle ideologie armate che hanno fatto la storia del Novecento, l’economia è diventata il motore della politica e il reddito disponibile delle famiglie l’unità di misura dei successi e dei fallimenti. Non a caso, nella campagna elettorale appena conclusa, si sono scontrati in materia il pessimismo radicale del centrosinistra e l’ottimismo leibnitziano del centrodestra. Ma che cosa dicono le statistiche? Com’è la realtà? La più stupefacente è contenuta in La vera storia italiana , libro elettorale di Forza Italia, che racconta di un reddito medio degli italiani aumentato da 24.670 dollari a 27.119 dollari tra il 2001 e il 2006: come ha fatto osservare lavoce.info, cambiando i dollari in euro, avremmo un’incredibile discesa dei redditi da 27.411 euro a 22.599. Eppure, pur sbagliando, Forza Italia dice una verità. Dal 2002, primo anno pieno del governo Berlusconi al 2004, ultimo anno censito dalla Banca d’Italia, il reddito medio sale, sia pure di poco. E se prendiamo il 1995 come base, a moneta costante, e cioè depurata dall’inflazione, abbiano un miglioramento da 22.112 euro a 23.282 durante i governi del centrosinistra e da 23.416 a 23.930 durante quello della Casa delle Libertà. Nel primo periodo, il potere d’acquisto del capofamiglia è aumentato dell’1,05% l’anno, nel secondo dell’1,09%. Se si considera che il prodotto interno lordo è cresciuto meno nell’ultima legislatura, non si può dire che Silvio Berlusconi abbia torto. Ma parlando di medie Berlusconi ha perso le elezioni.
La maggioranza degli italiani, sia pur risicata, non gli ha creduto. Naturalmente, nel voto incidono anche altri fattori, ma il dato strutturale del reddito disponibile ha la sua importanza. E suggerisce che anche l’Unione, denunciando la crisi delle famiglie, dice una verità. La verità sulla disuguaglianza. Conchita D’Ambrosio, dell’Università Statale di Milano-Bicocca, ha rielaborato per il Corriere Economia le rilevazioni della Banca d’Italia sul reddito disponibile dei capifamiglia per aree geografiche, attività e titolo di studio. Ne esce il profilo di un Paese spaccato. Il Meridione, per esempio, ha proprio perso reddito: una scivolata costante. Le isole, invece, hanno fatto sempre progressi. Ma entrambi hanno molto meno rispetto al resto della penisola. Il Nordest, che resta l’area più prospera, ha perso terreno rispetto al 2000 anche se ha recuperato qualcosa rispetto al 2002. Il Nordovest, che nel 2002 aveva superato il Nordest (27.850 euro contro 26.908), è tornato sotto, alla pari con il Centro. Nel Nordovest pesa la crisi dell’auto, il Nordest risente un po’ della concorrenza della Cina e dei paesi emergenti, ma è curioso notare come il Nordest leghista e berlusconiano andasse meglio con l’Ulivo al governo e il Centro «rosso» in quello stesso periodo avesse perso colpi. Complessa è anche l’evoluzione del reddito per mestieri e professioni. Gli operai passano da 19.929 euro del 1995 ai 20.429 del 2000 per scendere ai 20.037 del 2004. Analogo andamento, su valori di 6 mila euro più elevati, per gli impiegati. Graduale crescita da 30.800 a 32.559 euro per gli insegnanti. Sostanzialmente stabili i quadri, che tuttavia perdono 1.900 euro con il centrosinistra e ne recuperano 2.500 con il centrodestra. Andamento sussultorio per gli alti funzionari che passano da 50 mila a 49.800 euro tra il 1995 e il 2000, rimbalzano a 56 mila euro nel 2002 e tornano a 52.700 nel 2004.
Chi guadagna è il popolo delle partite Iva con l’eccezione dei professionisti che passano dai 48.300 euro del 1995 ai 45.150 del 2004, ma dopo essere caduti a 39.500 (effetto Visco?) nel 2000. Vediamo dunque i beneficati: gli imprenditori individuali passano da 33.400 euro del 1995 ai 39 mila del 2000 fino ai 45.500 del 2004; idem, su valori più bassi, dai 21 ai 28 mila euro gli artigiani; notevole il balzo dei titolari di imprese famigliari: da 25.600 a 31.600 fino a 40.500; e quello dei gestori di società: da 39 a 45 mila, ma con una flessione a 38 mila negli anni dell’Ulivo. I pensionati, nonostante due riforme delle pensioni fatte per ridurre la spesa, hanno leggermente e gradualmente migliorato. Naturalmente, questi dati non riflettono le punte. Ma confermano l’analisi di Andrea Brandolini, del servizio studi di Banca d’Italia: «La stabilità aggregata nasconde importanti cambiamenti nell'allocazione delle risorse. Ciò è accaduto alla metà degli anni Novanta e, in particolare, tra il 2000 e il 2002, quando la distribuzione delle risorse è mutata a vantaggio delle famiglie degli autonomi e dei dirigenti e a scapito di quelle degli operai e degli impiegati».
Aggiungiamo, sulla base delle elaborazioni di D’Ambrosio sul reddito disponibile per titolo di studio, che a essere penalizzate sono ora le persone più qualificate: il che la dice lunga sugli effetti della deregulation contrattuale e sullo scollamento tra università e mercato del lavoro. D’altra parte, l’Italia si sta distanziando dall’Europa mostrando una concentrazione della ricchezza reale e percepita superiore alla media. L’economista Corrado Gini costruì un indice tuttora usato per quantificare come ciascuno vede il proprio reddito in relazione a quello degli altri membri della comunità. Ebbene, secondo l’indice Gini ricalcolato da Eurostat, l’Italia aveva recuperato equità negli anni dell’Ulivo e ora si è di nuovo avvicinata a Regno Unito e Usa che sono, tra i paesi avanzati, quelli dove l’indice Gini è più pesante. Economisti e politici non sono tutti d’accordo che la lotta all’ineguaglianza sia perseguibile dai governi. Moses Naim sentenzia sul Financial Times : «Il mondo ha una lunga tradizione di tentativi falliti di combattere la disuguaglianza: riforme fiscali, interventi sul mercato del lavoro, riforme dei diritti di proprietà, sussidi massicci, protezionismo economico e controllo dei prezzi, nulla ha funzionato». Chi ha votato Prodi si augura che gli scettici abbiano torto. Ma Prodi avrà il duplice problema di dar ragione ai suoi dimostrando che, alla fine, anche gli scettici guadagneranno qualcosa. Vasto programma, avrebbe detto De Gaulle.

Tratto da il Corriere della Sera - economia e finanza
dell'1 maggio 2006 a firma Massimo Mucchetti

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