La piramide si è rovesciata: per la prima volta il numero di coloro che si collocano nella "classe operaia" o fra i "ceti popolari" superano in estensione il numero di quelli che si collocano invece nel "ceto medio". Gli italiani si sentono più poveri. Lo rivelano i dati di Demos-Coop nella loro indagine sulla percezione che i cittadini hanno della classe sociale.
L'indicazione del sondaggio è molto chiara: il 48% del campione nazionale intervistato ha detto di sentirsi "classe operaia" (39%) oppure "popolare" (9%); il 43% si collocherebbe invece nel "ceto medio". Solo il 6%, infine, si definisce "borghesia" o "classe dirigente", unico settore sociale stabile.
In tre anni il peso del ceto medio scende di 5 punti, a fronte della crescita di 3 punti di coloro che invece si sentono "classe operaia" oppure "popolare". La causa principale è lo slittamento dei lavoratori autonomi che ora si posizionerebbe nei ceti popolari come anche un terzo un terzo degli impiegati e dei tecnici.
C'è poi insoddisfazione nei confronti dell'economia e del mercato del lavoro; insoddisfazione che mai aveva raggiunto simili livelli: è arrivata infatti a coinvolgere il 71% dei lavoratori quando si parla di economia e il 75% quando si parla di lavoro. New entry nelle categorie dei "preoccupati" anche i lavoratori autonomi (20%) ma soprattutto di liberi professionisti (44%) che oggi definiscono la propria condizione di lavoro "precaria".
Se si considera il lavoro realmente svolto nell'ultimo anno dagli intervistati si scopre che, una componente ampia di essi (il 17% sul totale) dichiara di aver lavorato in modo temporaneo, per una parte più o meno ampia dell'anno. Sono più che altro giovani e studenti (28%). Proprio riguardo ai giovani c'è da registrare che il 63% del campione ritiene, che i giovani avranno un futuro peggiore di quello dei genitori, mentre il 56% ritiene che i giovani, per avere speranza di carriera, debbano andare all'estero. A pensarlo sono soprattutto e in primis i giovani: il 76% di coloro che hanno meno di 25 anni.
Ma la precarietà è un sentimento generale e diffuso in tutte le classi sociali, e questo spiegherebbe la ripresa dell'attrazione esercitata dal lavoro pubblico (soprattutto nel Mezzogiorno).
Fonte: Clandestinoweb.com - 23 maggio 2011