Siti del circuito Teknoring



  homepage/ No comment / Sondaggio DEMOS COOP: Italia piu' povera

Sondaggio DEMOS-COOP: Italia piu' povera

I professionisti si sentono precari (44%)

No comment - 23 maggio 2011

La piramide si è rovesciata: per la prima volta il numero di coloro che si collocano nella "classe operaia" o fra i "ceti popolari" superano in estensione il numero di quelli che si collocano invece nel "ceto medio". Gli italiani si sentono più poveri. Lo rivelano i dati di Demos-Coop nella loro indagine sulla percezione che i cittadini hanno della classe sociale.

L'indicazione del sondaggio è molto chiara: il 48% del campione nazionale intervistato ha detto di sentirsi "classe operaia" (39%) oppure "popolare" (9%); il 43% si collocherebbe invece nel "ceto medio". Solo il 6%, infine, si definisce "borghesia" o "classe dirigente", unico settore sociale stabile.

In tre anni il peso del ceto medio scende di 5 punti, a fronte della crescita di 3 punti di coloro che invece si sentono "classe operaia" oppure "popolare". La causa principale è lo slittamento dei lavoratori autonomi che ora si posizionerebbe nei ceti popolari come anche un terzo un terzo degli impiegati e dei tecnici.

C'è poi insoddisfazione nei confronti dell'economia e del mercato del lavoro; insoddisfazione che mai aveva raggiunto simili livelli: è arrivata infatti a coinvolgere il 71% dei lavoratori quando si parla di economia e il 75% quando si parla di lavoro. New entry nelle categorie dei "preoccupati" anche i lavoratori autonomi (20%) ma soprattutto di liberi professionisti (44%) che oggi definiscono la propria condizione di lavoro "precaria".

Se si considera il lavoro realmente svolto nell'ultimo anno dagli intervistati si scopre che, una componente ampia di essi (il 17% sul totale) dichiara di aver lavorato in modo temporaneo, per una parte più o meno ampia dell'anno. Sono più  che altro giovani e studenti (28%). Proprio riguardo ai giovani c'è da registrare che il 63% del campione ritiene, che i giovani avranno un futuro peggiore di quello dei genitori, mentre il 56% ritiene che i giovani, per avere speranza di carriera, debbano andare all'estero. A pensarlo sono soprattutto e in primis i giovani: il 76% di coloro che hanno meno di 25 anni.

Ma la precarietà  è un sentimento generale e diffuso in tutte le classi sociali, e questo spiegherebbe la ripresa dell'attrazione esercitata dal lavoro pubblico (soprattutto nel Mezzogiorno).

Fonte: Clandestinoweb.com - 23 maggio 2011

sul canale No comment
Commenta questo articolo.

Per scrivere un commento devi essere registrato!

Se non ti sei ancora registrato clicca qui

Scrivi qui il tuo commento
Effettua il login