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Roma e' impermeabilizzata

Le dichiarazioni dei geologi dopo l'alluvione dei giorni scorsi

varie - 25 ottobre 2011

Nel giro di un’ora e mezza Roma è caduta quasi la pioggia di un intero mese. "Un nubifragio di carattere eccezionale  ha fatto registrare la caduta di ben 74,4 millimetri di pioggia", ha spiegato Tommaso Profeta, direttore della Protezione civile di Roma, e "se pensiamo che la media delle precipitazioni ad ottobre è di 87,3 millimetri, questa mattina in un’ora e mezza sono cadute quasi tutte le quantità dell’arco mensile".

Il nubifragio ha causato anche una vittima, un cittadino dello Sri Lanka di 32 anni morto annegato in un seminterrato della zona sud della Capitale. Un evento sicuramente eccezionale che però, secondo i geologi è stato accresciuto da uno scarso sistema di drenaggio della capitale.

E' la cementificazione del suolo la principale causa degli allagamenti che a ogni nubifragio bloccano la viabilità della Capitale causando disagi alla mobilità dei cittadini secondo il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano

"La costruzione di infrastrutture, che negli ultimi anni ha portato alla creazione di una nuova città nella città - dichiara Graziano - ha causato l'impermeabilizzazione del territorio che non riesce più ad assorbire l'acqua delle piogge".

"Le fognature non riescono più ad accogliere acqua - continua il geologo - anche perchè l'aliquota delle piogge è aumentata notevolmente negli ultimi anni".  Roma "andrebbe ripensata sotto il profilo idraulico applicando i nuovi concetti di clima e territorio", aggiunge il presidente del Consiglio nazionale geologi. "Un'idea potrebbe essere quella di creare, così come si faceva una volta, dei 'canali di maltempo' che attraversano la città da monte verso mare. Una specie di piccolo bacino geografico che, dato lo stato di urbanizzazione, potrebbe inserirsi nel sottosuolo. Bisogna ripensare a un governo del territorio, totalmente assente in Italia".

Il presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, non ha dubbi e punta il dito "sull’inesistente programmazione di interventi di pulizia delle strade o di manutenzione delle caditoie per prevenire il pericolo di allagamenti. Adesso ci sarà la conta dei danni – sostiene Troncarelli – riparare i quali costerà dieci volte di più rispetto ad una regolare manutenzione ordinaria. Come si dice, meglio prevenire che curare. Se l’acqua fosse stata controllata e incalanata verso il Tevere, ora non staremmo qui a parlare di questo disastro".

A.U.

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