Siti del circuito Teknoring



  homepage/ Community news / Rischio sismico: Istituto Nazionale di OGS riscrive la mappa delle zone a rischio

Rischio sismico: Istituto Nazionale di OGS riscrive la mappa delle zone a rischio

Rischio sismico: Istituto Nazionale di OGS riscrive la mappa delle zone a rischio
Un algoritmo chiamato KF-Montecarlo elaborato...

Community news - 28 ottobre 2008


Rischio sismico: Istituto Nazionale di OGS
riscrive la mappa delle zone a rischio


Un algoritmo chiamato KF-Montecarlo elaborato da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste permette di calcolare in anticipo le intensità "tipo Mercalli" che un terremoto potrebbe manifestare in aree specifiche, se si possiedono conoscenze sufficienti sulle faglie-sorgenti pericolose (fratture della crosta terrestre).

La capacità di ottenere scenari preventivi è stata validata dagli autori dello studio - i ricercatori del Dipartimento di Geofisica della Litosfera, guidati dal geologo Livio Sirovich - analizzando una serie di sismi del passato, verificatisi in California e in Italia, ed è stata presentata al convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida tenutosi a Trieste (6-8 ottobre). I risultati sono stati pubblicati sulle riviste scientifiche della Società Sismologica Americana (SSA) e dell'Unione Geofisica Americana (AGU).

Quando un terremoto scuote la Terra, il Servizio Geologico Statunitense (USGS) diffonde in Internet mappe sismiche (chiamate ShakeMap) che forniscono un'istantanea di ciò che è accaduto: accelerazione, velocità della vibrazione al suolo e intensità del sisma, e quindi gli ipotetici danni causati. In tal modo, combinando i dati di epicentro con le registrazioni strumentali effettuate nei pressi delle zone colpite si creano appunto mappe di intensità che indicano dov'è che il terremoto avrebbe colpito con maggiore violenza. L'uso pratico delle ShakeMap, però, è ancora controverso. Può capitare, infatti, che, spinte dall'urgenza, le Protezioni Civili si basino prevalentemente su queste mappe per inviare i soccorsi in siti dove il sisma è stato violento ma ha provocato danni contenuti, trascurando zone in cui il sisma ha avuto intensità minore ma, per la forte concentrazione umana, i danni a persone ed edifici sono stati maggiori.

"Le ShakeMap - chiariscono Franco Pettenati e Livio Sirovich, autori degli scenari KF-Montecarlo - descrivono un terremoto in termini di intensità, usando scale tradizionali come la Mercalli (secondo cui a un sisma di grado V non corrispondono danni, a uno di grado VI corrispondono danni lievi e così via). Con questo tipo di lettura si rischia di presumere che ci sia una linearità e una regolarità nella distribuzione dei danni (dall'epicentro verso la periferia) quale, in realtà, di fatto non si riscontra. Applicando la nostra tecnica al sisma di Los Angeles del 29 luglio 2008 abbiamo scoperto un dato interessante. Partendo dalla constatazione che in alcune zone densamente popolate della Great Los Angeles Area si erano verificati meno danni di quelli legittimamente attesi, abbiamo dimostrato che questo effetto non è stato dovuto a caratteristiche particolarmente favorevoli dei terreni di fondazione su cui sorgono degli edifici (come implicitamente suggerito da ShakeMap) ma dalle caratteristiche della frattura profonda nella crosta terrestre, che ha irradiato meno energia proprio verso quella parte della città. In termini pratici questa osservazione suggerisce che, in caso di terremoti futuri, non è detto che la stessa zona venga risparmiata ancora dal sisma come è successo quest'anno".

Fino a ieri, a seguito di un terremoto i giornali pubblicavano cartine somiglianti a un bersaglio per il tiro a segno, a cerchi concentrici di cui quello più centrale con la maggiore intensità. Oggi, le ShakeMap danno un quadro più realistico, ma spesso non perfettamente aderente alla realtà. La formula elaborata dai ricercatori OGS potrebbe integrarsi nella tecnica americana migliorandola, poiché ridimensiona lo scenario fornendo un quadro della situazione più aderente alla realtà.

"Studiando la geometria della rottura sviluppiamo scenari che tengono conto di tutti i possibili piani di frattura profonda della crosta terrestre. Combinando una gran mole di dati riusciamo a calcolare la probabile pericolosità sismica di una zona per possibili eventi futuri'' concludono i ricercatori.

Queste ricerche dell'OGS fanno parte di un Progetto finanziato dalla Protezione Civile Nazionale e coordinato dall'INGV. Confermano come la ricerca italiana sia in grado di stare al passo con quella internazionale, portando contributi originali e talvolta migliori, di quelli già accettati dalla comunità scientifica.


Fonte: Istituto Nazionale di Oceanografia
e di Geofisica Sperimentale (OGS)

sul canale Community news

TAGS


Commenta questo articolo.

Per scrivere un commento devi essere registrato!

Se non ti sei ancora registrato clicca qui

Scrivi qui il tuo commento
Effettua il login