E' stata l'Università di Siena a occuparsi dello studio sul cratere di 45 metri di diametro scoperto nel Sahara egiziano, cratere che permette di conoscere e definire lo scenario catastrofico che piccoli meteoriti (circa un metro cubo) provocano cadendo sulla crosta terrestre, evento che si produce ogni 10-100 anni.
Il cratere, probabilmente vecchio non più di 5.000 anni, è stato chiamato Kamil Crater, mentre la meteorite che ne è stata la causa Gebel Kamil.
"I crateri formati da meteoriti di piccole dimensioni sono molto rari ed erosi facilmente, e le informazioni che gli scienziati possono trarne sono spesso frammentarie e incomplete. Invece il cratere che stiamo studiando in Egitto è in perfette condizioni di preservazione e sta fornendo dati di eccezionale importanza" ha spiegato Luigi Folco. "Si è potuto osservare che meteoriti metalliche di massa di alcune decine di tonnellate possono penetrare l'atmosfera senza frammentarsi - hanno detto i ricercatori dell'Università di Siena - creando un cratere di decine di metri di diametro, esplodendo in migliaia di frammenti, lanciando detriti di dimensioni decimetriche fino ad alcuni chilometri di distanza, e producendo gocce di roccia fusa che formano una nuvola ardente che si espande a velocità supersoniche."
La ricerca è stata portata avanti da Luigi Folco, Antonio Zeoli, Carole Cordier e Matthias van Ginneken, ricercatori presso la sede di Siena del Museo Nazionale dell'Antartide, Massimo D'Orazio dell'Università di Pisa, Mario di Martino dell'Istituto Nazionale d'Astrofisica di Torino, Iacopo Nicolosi e Stefano Urbini dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.
Un team che per la seconda volta si merita un posto di primo piano su riviste di respiro internazionale e di prestigio riconosciuto.