La differenza cosi marcate delle due lune di Giove sta nel numero e nella velocità degli impatti cometari avvenuti circa 3,8 miliardi di anni fa. Questo è quanto emerge da uno studio del Southwest Research Institute pubblicato "Nature Geoscience".
Infatti, i due satelliti, dai dati delle sonde Galileo e Voyager, sono diversi sia per l'aspetto della superficie sia per la struttura degli strati geologici interni, benché siano entrambi costituiti di ghiaccio e roccia, e finora non era stato possibile fornire una spiegazione esaustiva di tali differenze.
Lo studio è riuscito a gettare luce sulla "Dicotomia Ganimede - Callisto", un problema classico nella planetologia comparativa, un ambito di studi che cerca di spiegare perché alcuni oggetti del sistema solare abbiano la stessa costituzione ma un aspetto radicalmente differente.
Il team del Planetary Science Directorate dell'SwRI , guidato da Amy C. Barr e Robin M. Canup è riuscito a spiegare l’arcano realizzando un modello dei processi di fusione da impatto e di formazione delle rocce del nucleo, mostrando il processo evolutivo dei due satelliti che ha cominciato a divergere circa 3,8 miliardi di anni fa, durante il cosiddetto Tardo bombardamento pesante, la fase della storia lunare dominata da grandi eventi di impatto.
Ed è emerso, come riferiscono gli scienziati, che “gli impatti di questo periodo hanno determinato processi di fusione su Ganimede così diffusi e profondi che il calore non poteva essere dissipato velocemente: ciò ha fatto sì che tutta la roccia di Ganimede sia affondata verso il centro. Callisto ha subito meno impatti e a velocità inferiori, e ha così evitato la fusione completa."
È stata la forte forza di gravità esercitata da Giove che ha concentrato gli impatti cometari su Ganimede e Callisto, e Ganimede essendo più vicino a Giove è stato soggetto a impatti più violenti.
Capire come due corpi celesti simili subiscono un’evoluzione diversa, come ad esempio è successo con la Terra e Venere, è di estrema importanza nella planetologia comparata, perché consente di ricostruire le prime fasi evolutive del sistema solare.
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