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Per la teoria dei punti vulcanici una nuova prova grazie ai Raggi X

Ricreate in laboratorio le condizioni di temperatura e pressione a 2900 km di profondita', un passo in piu' per spiegare come si originano arcipelaghi come le Hawaii o le Canarie

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Pubblicato sul Canale geofisica il 20 luglio 2012

Sono state ricreate in laboratorio le condizioni estreme che si rilevano al confine tra la crosta terrestre e il mantello, a 2.900 km di profondità. L'esperimento, pubblicato sul magazine scientifico Nature, è stato realizzato da un team capitanato da Denis Andrault del Laboratorio magma e vulcani della Blaise Pascal Université di Clermont, in cooperazione con scienziati del Cnrs e del European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, la struttura europea per la luce di sincrotrone Esrf.

In questo modo gli scienziati sono riusciti a mostrare per la prima volta come, a tali condizioni di pressione e temperatura, la roccia parzialmente fusa galleggia e si dirige verso la superficie della Terra, fornendo una forte dimostrazione della teoria dei punti vulcanici. Si tratta di un'ipotesi che cerca di spiegare come nascono alcuni arcipelaghi di origine vulcanica come quello delle Hawaii, che non si generano come nella maggior parte dei casi in prossimità delle zone dove le placche continentali sono spinte le une contro le altre e la crosta continentale è più debole.

Secondo questa teoria, ogni isola viene generata da un punto caldo al di sotto del fondale del Pacifico. Quando le placche tettoniche spostano il vulcano dal punto caldo, esso si spegne, mentre il punto caldo stesso produce un altro vulcano, che da' origine all'isola successiva.

Questo fenomeno, che sarebbe alla base della formazione di arcipelaghi quali le Canarie, La Reunion e le Azzorre, rimane un punto piuttosto oscuro della geologia moderna. Tuttavia, l'esperimento realizzato a Grenoble grazie al potente fascio di raggi x dell'Esrf, aiuterebbe a individuare il meccanismo per cui il materiale riesce a essere convogliato presso il confine tra nucleo e mantello e diventare abbastanza leggero per salire attraversando 2.900 chilometri di spessore del mantello solido. Ciò che gli scienziati hanno fatto è stato comprimere piccoli pezzi di roccia, delle dimensioni di un granello di polvere, tra le punte di due diamanti conici, a una pressione di oltre un milione di bar. Un fascio laser ha poi riscaldato questi campioni a temperature comprese tra 3.000 e 4.000 gradi, come quelle esistenti al confine fra nucleo e mantello.

V.R.

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