Lo ha detto il ministro Barca in occasione dell'approvazione delle misure urgenti per la chiusura della gestione dell'emergenza nella regione Abruzzo
Il Consiglio dei Ministri ha approvato venerdì scorso un emendamento nella legge di conversione del decreto che contiene misure per la crescita del Paese, all’esame della Camera dei Deputati. Vista la necessità di porre fine in tempi rapidi allo stato di emergenza dichiarato a seguito del terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009, il testo dispone:
• la cessazione dello stato di emergenza e delle relative strutture commissariali;
• la gestione della ricostruzione e dello sviluppo dei territori interessati dal sisma mediante il ritorno al sistema delle competenze ordinarie, appositamente rafforzato, al fine di garantire la qualità delle opere e il bilanciamento tra interessi locali e interessi nazionali;
• l’introduzione di norme finalizzate a garantire la trasparenza e l’efficienza dei contratti e del lavoro, l’accelerazione delle procedure, nonché il rispetto dei tempi di esecuzione nella fase di ricostruzione e sviluppo dell’area.
La cessazione dello stato di emergenza e il recupero della gestione ordinaria determina – si legge nella nota del Governo - un risparmio di spesa corrente quantificabile in 21 milioni di euro annui.
“A breve, entro l'inizio delle vacanze estive, verrà approvata definitivamente la norma, che sarà inserita come emendamento nel decreto crescita, relativa alla fase finale della ricostruzione dell'Aquila e dell'Abruzzo”. È quanto ha affermato il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, in un incontro con la stampa. Questo provvedimento, anticipa la fine dell'emergenza e costruisce l'assetto che governerà la spesa di 7,7 miliardi di euro, cifra già stanziata dal precedente governo, che non include i 2,5 miliardi spesi finora per l'emergenza, nell'arco dei prossimi 12 anni”.
L'emendamento, ha sottolineato il ministro, "conterrà principi e strumenti per risolvere due interessi particolari: tempestività e qualità e compatibilità tra interesse locale e nazionale, visto che questi 7,7 miliardi sono di tutti gli italiani".
La norma contiene tre obiettivi prioritari: il rientro nelle case dei cittadini, l'attrattività dei piccoli borghi e dell'Aquila e la ripresa economica. Gli strumenti per la ricostruzione prevedono interventi singoli, progetti complessi che possono richiedere bandi dei Comuni e la delega volontaria al Comune per la realizzazione di progetti che godono di premialità. "Si tratta di principi generali - ha rilevato il ministro per la Coesione Territoriale - non coercitivi".
"In ogni caso - ha spiegato poi Barca rispondendo a una domanda sui 12 anni necessari al completamento della ricostruzione - è bene ricordare che altri 18.500 cittadini potranno far ritorno definitivamente nelle proprie case tra uno o al massimo due anni". A tre anni dal sisma, ha concluso, "è tornato a casa propria il 51% dei cittadini; nelle Marche, dopo lo stesso periodo, vi aveva fatto ritorno il 31%, segno che stiamo facendo il massimo".
O.O.