Un lavoro di ricerca sulla trivellazione lunare simulata, eseguito dai ricercatori dell’OGS di Trieste, ha meritato il Best Paper Award, Earth and Space Conference 2010, l’ambito riconoscimento americano in occasione della conferenza della Società americana degli ingegneri civili (Asce) - Divisione Aerospaziale recentemente tenutasi a Honolulu (Hawaii).
Il lavoro tutto italiano realizzato assieme a ingegneri dell'industria aerospaziale italiana, con la supervisione di esperti dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea è stato scelto per gli aspetti tecnologici e innovativi dello studio realizzato nell'ambito di un progetto ESA, si intitola ''Moonbit - Test di laboratorio mediante sismica while drilling applicata a un terreno simile alla regolite (sottile polvere ndr) lunare”.
La nuova tecnologia realizzata in collaborazione con la Selex Galileo e TeleSpazio - riguarda la geofisica plantaria, un settore di ricerche nuovo. “Nella perforazione di un terreno inesplorato - dice Flavio Poletto, responsabile scientifico di Moonbit in Ogs - è importante capire che cosa si ha sotto i piedi, sia in senso positivo (scoprire risorse) che negativo (evitare ostacoli e pericoli). Uno dei metodi innovativi per ottenere lo scopo è usare il rumore della perforazione che sarà realizzata dalle sonde planetarie, per ricavarne immagini sismiche del sottosuolo durante la perforazione stessa (sismica while drilling, appunto, nell'atto della perforazione) ”.
Questa tecnologia è un prodotto ottenuto adattando la metodologia di sismica while drilling che Ogs ha ricercato e sviluppato sulla terra in collaborazione con l’industria petrolifera, applicata finora solo sulla terra, per esplorare pozzi nell'ambito di ricerche petrolifere o di studi geologici per le risorse geotermiche, ma anche quando si trattava di monitorare la presenza di anfratti od ostacoli imprevisti durante lo scavo di gallerie, per esempio sul percorso di una nuova linea metropolitana.
Il lavoro di Ogs e colleghi ha dimostrato che è possibile farlo anche sulla superficie di un corpo celeste altro da noi, quale appunto la Luna. ''Usando dei geofoni (speciali microfoni) come occhi per vedere nel sottosuolo - spiega Poletto - illuminato (insonificato) da onde sonore prodotte da un sistema di perforazione progettato per missioni spaziali, le quali attraversano il terreno e ne vengono rimbalzate verso la superficie e, infine, dei computer per elaborare le immagini acustiche, siamo riusciti a riprodurre e a monitorare una fase della trivellazione degli strati più superficiali del suolo lunare, usando in laboratorio una particolare polvere che ne riproduce le caratteristiche fisiche''.
Allo scopo, i ricercatori hanno impiegato anche sistemi remoti automatizzati per il controllo e la trasmissione simulata dei dati a terra, introducendo rumore artificiale per simulare disturbi di comunicazione interplanetaria, e regolati con ritardi inseriti appositamente in laboratorio in modo da guidare correttamente la perforazione, interpretare gli ostacoli rocciosi e navigare negli strati sconosciuti.