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PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE COMUNITARIE

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE COMUNITARIE - CIRCOLARE 12 ottobre 2005: Principi da applicare, da parte delle stazioni appaltanti, nell'indicazione delle specifiche tecniche degli appalti pubblici di forniture di apparecchiature informatiche. (GU n. 290 del 14-12-2005)

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE
COMUNITARIE

CIRCOLARE 12 ottobre 2005

Principi da applicare, da parte delle stazioni appaltanti,
nell’indicazione delle specifiche tecniche degli appalti pubblici di
forniture di apparecchiature informatiche.

Gli uffici della Commissione europea – Direzione generale per il
mercato interno hanno segnalato al Governo dei casi nei quali alcune
stazioni appaltanti italiane, nel redigere i bandi di gara per
forniture di apparecchiature informatiche, hanno indicato specifiche
tecniche in violazione della normativa comunitaria applicabile in
materia.
In particolare e’ stato constatato che in un numero considerevole
di gare d’appalto, le specifiche tecniche dei microprocessori
richiesti come componenti delle apparecchiature informatiche da
acquistare sono state definite facendo riferimento diretto ad un
marchio o ad un prodotto ad esso riconducibile.
Preso atto delle argomentazioni giuridiche poste a fondamento dei
rilievi avanzati dalla Commissione europea ed allo scopo di prevenire
controversie giudiziarie davanti alla Corte di giustizia delle
Comunita’ europee, si indicano qui di seguito le regole
comportamentali alle quali dovranno attenersi le stazioni appaltanti
nella materia di cui all’oggetto, alla luce dei principi e delle
norme di diritto comunitario contenute nel trattato CE.
In particolare, l’art. 8, comma 6, del decreto legislativo n. 358
del 1992, dispone, in ordine alle specifiche tecniche, che «salvo che
non sia giustificata dall’oggetto dell’appalto, e’ vietata
l’introduzione nelle clausole contrattuali di specifiche tecniche che
menzionano prodotti di una determinata fabbricazione o provenienza o
ottenuti con un particolare procedimento e che hanno l’effetto di
favorire o escludere determinati fornitori o prodotti. E’ vietata, in
particolare, l’indicazione di marchi, brevetti o tipi o l’indicazione
di un’origine o di una produzione determinata; tale indicazione,
purche’ accompagnata dalla menzione “o equivalente”, e’, tuttavia,
ammessa se le amministrazioni aggiudicatrici non possano fornire una
descrizione dell’oggetto del contratto mediante specifiche
sufficientemente precise e comprensibili da parte di tutti gli
interessati».
La menzione di un marchio determinato, infatti, pur se accompagnata
dalla citazione «equivalente», appare comunque suscettibile di
favorire i fornitori che si propongono di utilizzare prodotti del
marchio indicato, nella misura in cui pone a carico di coloro che
utilizzano prodotti analoghi l’onere di dimostrare l’equivalenza.
Tale disposizione e’ stata introdotta nell’ordinamento italiano
proprio per garantirne la piena coerenza ed il rispetto di quanto
sancito dal trattato CE all’art. 28, in base al quale «Sono vietate
fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’importazione
nonche’ qualsiasi misura di’ effetto equivalente». Per giurisprudenza
costante della Corte di giustizia, tale disposizione mira ad
eliminare qualsiasi ostacolo, diretto o indiretto,attuale o
potenziale, alle correnti di scambi del commercio intracomunitario.
(Commissione c. Repubblica italiana in causa C. 14/00; Commissione c.
Paesi Bassi in causa C-359/93).
La libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico
europeo, con divieto di qualsiasi restrizione quantitativa
all’importazione o misura di effetto equivalente nel commercio tra
Stati membri, sancita dal trattato CE, rappresenta un principio di
carattere generale che, per sua natura, trova indistinta applicazione
in materia di appalti pubblici di fornitura sia di importo superiore
alla soglia comunitaria sia di importo inferiore alla soglia
medesima.
Nel richiamare la circolare del 29 aprile 2004 della Presidenza del
Consiglio dei Ministri – Dipartimento politiche comunitarie e le
circolari del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica
amministrazione n. 44 del 5 ottobre 2004 e n. 45 del 27 dicembre 2004
si ribadisce e si conferma che tutti gli atti di gara per
l’aggiudicazione di appalti pubblici, nel regolamentare gli aspetti
connessi alle «specifiche tecniche» del bene oggetto di fornitura,
dovranno contenere previsioni coerenti con i suddetti principi.
Il rispetto dei principi dell’ordinamento comunitario impone che
tutte le amministrazioni interessate si conformino con effetto
immediato alle ricordate prescrizioni in sede di redazione dei nuovi
bandi di gara e dell’allegata documentazione per l’aggiudicazione di
appalti pubblici di fornitura di apparecchiature informatiche.
Si ricorda che la Commissione europea e’ gia’ piu’ volte
intervenuta nei confronti del Governo italiano sottoponendo a vaglio
critico il comportamento di alcune stazioni appaltanti che nel corso
di procedure di evidenza pubblica per l’aggiudicazione di appalti di
forniture hanno pubblicato avvisi di gara in palese contrasto con il
principio sancito dall’art. 28 del trattato CE.
Poiche’ la reiterazione da parte delle stazioni appaltanti dei
descritti comportamenti, gia’ censurati come illegittimi per
violazione delle regole comunitarie sopra enunciate, potrebbe
comportare condanne dello Stato italiano, ai sensi dell’art. 228 del
trattato CE, con conseguente applicazione di sanzioni pecuniarie da
parte dell’Unione europea, si rende necessario sottolineare che,
fermo restando il potere-dovere dello Stato di porre rimedio alla
violazione comunitaria, come dispone la legge 5 giugno 2003, n. 131
(«Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica
alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3»), tali ipotesi non
rimarrebbero prive di conseguenza per i pubblici funzionari che vi
hanno dato causa, a carico dei quali si dovrebbero adottare i
provvedimenti previsti in tema di responsabilita’ amministrativa per
danno all’erario.
Tutte le stazioni appaltanti sono quindi tenute ad attenersi
scrupolosamente agli indirizzi operativi di cui alla presente
circolare.
La presente circolare sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana al fine di assicurarne una diffusa
conoscenza nell’intero territorio nazionale.
Roma, 12 ottobre 2005

Il Ministro
per le politiche comunitarie
La Malfa

Registrato alla Corte dei conti il 21 novembre 2005
Ministeri istituzionali – Presidenza del Consiglio dei Ministri,
registro n. 13, foglio n. 91

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