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PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA – CIRCOLARE 30 aprile 2008, n. 6 – Legge finanziaria 2008

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA - CIRCOLARE 30 aprile 2008, n. 6 - Legge finanziaria 2008 - articolo 3, commi da 43 a 53 - ulteriori indicazioni. (GU n. 193 del 19-8-2008 )

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE
PUBBLICA

CIRCOLARE 30 aprile 2008 , n. 6

Legge finanziaria 2008 – articolo 3, commi da 43 a 53 – ulteriori
indicazioni.

A tutte le amministrazioni
pubbliche di cui all’art. 1, comma
2 del decreto legislativo n.
165/2001
Alle autorita’ amministrative
indipendenti

A seguito delle problematiche emerse in sede applicativa della
normativa in materia di emolumenti a carico di pubbliche
amministrazioni, societa’ pubbliche partecipate e loro controllate e
collegate contenuta nei commi 43 e seguenti dell’art. 3 della legge
n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008), si ritiene utile fornire
ulteriori indicazioni esplicative. Si rinvia, per quanto non esposto,
alla circolare n. 1 del 24 gennaio 2008.

1. L’aspettativa di diritto prevista dall’art. 3, comma 44, della
legge n. 244 del 2007 e principi in materia di incompatibilita’.
Come noto, l’art. 3, commi 44 e seguenti, della legge n. 244 del
2007 ha dettato delle disposizioni finalizzate a contenere la spesa
pubblica per retribuzioni e compensi a carico delle finanze
pubbliche, ponendo tetti retributivi e prevedendo un particolare
regime di pubblicita’ e di comunicazione.
Ai medesimi fini di contenimento, la stessa legge disciplina anche
la posizione giuridica di coloro che rivestono l’incarico di
componente di un organo di governo o di controllo in organismi
pubblici anche economici e in societa’ a partecipazione pubblica,
loro partecipate, collegate e controllate.
In particolare, l’art. 3, comma 44, ottavo periodo, della legge
stabilisce: «Coloro che sono legati da un rapporto di lavoro con
organismi pubblici anche economici ovvero con societa’ a
partecipazione pubblica o loro partecipate, collegate e controllate e
che sono al tempo stesso componenti degli organi di governo o di
controllo dell’organismo o societa’ con cui e’ instaurato un rapporto
di lavoro, sono collocati di diritto in aspettativa senza assegni e
con sospensione della loro iscrizione ai competenti istituti di
previdenza e di assistenza».
D’intesa con I.N.P.S. e INPDAP per gli aspetti di competenza si
intende richiamare l’attenzione delle amministrazioni e degli
organismi pubblici circa la portata e l’applicazione di questa norma.
La disposizione prevede direttamente (senza cioe’ lasciare margini
di discrezionalita’ all’organismo o alla societa’ interessati) il
collocamento in aspettativa senza assegni e la sospensione
dell’iscrizione agli istituti di previdenza e di assistenza.
La ratio della norma e’ desumibile dal contesto in cui essa e’
collocata, quello del tetto sulle retribuzioni dei manager pubblici,
e dalle complessive intenzioni del governo di ridurre la spesa
pubblica anche intervenendo sulle situazioni che possono portare a
delle patologie di sistema. Essa vuole innanzi tutto impedire cumuli
di posizioni retributive, nonche’ ingiustificati aggravi per l’erario
relativamente agli oneri connessi al trattamento previdenziale degli
interessati. Inoltre, con la norma si vuole evitare che i soggetti
che rivestono all’interno degli organismi pubblici una posizione di
potere che consenta loro di assumere determinazioni influenti sulla
gestione dell’organismo stesso possano trarre dall’esercizio della
funzione dei vantaggi personali riguardanti il proprio rapporto in
termini giuridici ed economici gravando sulle finanze pubbliche. In
sostanza, attraverso la previsione di un’aspettativa ex lege, viene
stabilita in via legislativa un’opzione per l’attivita’ di
espletamento del mandato; l’automatica sospensione del rapporto di
lavoro per la durata del primo consente il mantenimento del rapporto.
La norma si applica a coloro che hanno un rapporto di lavoro con
«organismi pubblici anche economici ovvero con societa’ a
partecipazione pubblica o loro partecipate, collegate e controllate».
Essa riguarda soggetti pubblici e privati, fra cui le societa’ se
partecipate direttamente o indirettamente da pubbliche
amministrazioni, prescindendo dalla tipologia di attivita’ –
economica o non economica svolta. In base all’ampia dizione
utilizzata per individuare la categoria dei soggetti datori di
lavoro, che e’ quella degli «organismi pubblici», e alla ratio della
normativa, debbono considerarsi inclusi nel campo di applicazione
tutti quei soggetti diversi dalle persone fisiche al cui
finanziamento concorrono pubbliche amministrazioni o altri organismi
pubblici.
Inoltre, stante il suo carattere generale e la sua ratio, la norma
si applica a tutti gli organismi pubblici e societa’ partecipate, a
prescindere dal fatto che essi siano riconducibili all’apparato dello
Stato, a quello delle regioni o degli enti locali o si tratti di
autonomie funzionali. Il suo contenuto in questo caso riguarda
direttamente la disciplina del rapporto di lavoro e si colloca
nell’ambito dell’ordinamento civile (art. 117, comma 1, lettera 1,
Cost.).
Per l’ampia dizione utilizzata, sono comprese nel campo di
applicazione della normativa anche le amministrazioni pubbliche in
senso tradizionale e quindi pure gli enti pubblici economici e non
economici. La disposizione in esame non pare, invece, trovare
applicazione con riferimento alle banche di diritto pubblico di cui
all’art. 151 del decreto legislativo n. 385 del 1993, in quanto il
relativo patrimonio non grava direttamente sul bilancio dello Stato.
Per l’individuazione specifica degli organi di governo e di
controllo occorre naturalmente far riferimento all’ordinamento dei
singoli soggetti, definito dalla legge, dagli statuti e dai
regolamenti.
Per gli enti pubblici, tenendo presenti i criteri che sono stati
enunciati dall’art. 13 del decreto legislativo n. 419 del 1999 per la
revisione degli statuti, rientrano nell’ambito degli organi di
governo il presidente dell’ente e il consiglio di amministrazione. Il
citato art. 13, comma 1, lettera b), peraltro, come norma generale
prevede che i componenti del consiglio di amministrazione dell’ente
sono nominati con decreto del Ministro vigilante, tra esperti di
amministrazione o dei settori di attivita’ dell’ente, «con esclusione
di rappresentanti del Ministero vigilante o di altre amministrazioni
pubbliche, di organizzazioni imprenditoriali e sindacali e di altri
enti esponenziali». La norma, pertanto, esclude in principio la
possibilita’ che un dipendente dell’ente interessato sia al tempo
stesso componente del consiglio di amministrazione. A seconda poi
della concreta configurazione e delle attribuzioni spettanti,
rientrano nel concetto di organo di governo gli organi assembleari di
cui al citato articolo, comma 1, lettera e). In base allo stesso
comma, lettera i), in linea generale e’ escluso dal novero degli
organi dell’ente il direttore generale, al quale sono attribuite
funzioni e compiti gestionali in coerenza con il principio di
distinzione tra attivita’ di indirizzo e attivita’ di gestione. Tra
gli organi di controllo deve essere incluso il collegio dei revisori,
configurato nel comma 1 lettera h), del decreto legislativo in esame,
i cui membri sono revisori contabili o persone in possesso di
specifica professionalita’.
Per gli enti previdenziali, riordinati con il decreto legislativo
n. 479 del 1994, rientrano tra gli organi di governo il presidente,
il consiglio di indirizzo e vigilanza, il consiglio di
amministrazione. L’art. 3, comma 5, del citato decreto prevede il
collocamento fuori ruolo per i dirigenti della pubblica
amministrazione nominati nel consiglio di amministrazione; questa
norma deve ritenersi superata dalla nuova disciplina se il dipendente
appartiene alla stessa amministrazione conferente. Tra gli organi di
controllo rientrano quello deputato al controllo interno e il
collegio dei sindaci.
Il collocamento in aspettativa di diritto non avviene nel caso in
cui le norme prevedono che il presupposto per la partecipazione
all’organo e’ rappresentato proprio dalla titolarita’ di un rapporto
di lavoro con l’ente considerato, come nel caso dei componenti il
comitato direttivo delle agenzie disciplinate dal decreto legislativo
n. 300 del 1999. In tal caso, l’art. 8, comma 4, lettera c), del
decreto citato indica, tra i criteri direttivi cui gli statuti delle
agenzie debbono adeguarsi, la previsione di un comitato direttivo,
composto da dirigenti dei principali settori di attivita’
dell’agenzia con il compito di coadiuvare il direttore generale
nell’esercizio delle attribuzioni ad esso conferite. La qualita’ di
componente del comitato direttivo quindi presuppone il dato della
preposizione ad un incarico dirigenziale nell’amministrazione e
costituisce peculiare modalita’ di svolgimento di quest’ultimo.
Per le stesse ragioni non rientrano, altresi’, nel campo di
applicazione della norma le ipotesi in cui le funzioni sono svolte
presso enti diversi dalle agenzie dal dipendente in qualita’ di
preposto ad un ufficio o servizio dell’organizzazione a seguito del
conferimento di un incarico dirigenziale. In tal caso, infatti, la
competenza del responsabile coincide con l’ambito di competenza
dell’ufficio oggetto dell’incar…

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