MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE- CIRCOLARE 8 Febbraio 2005, n. 4: Patto di stabilita' interno per gli anni 2005-2007 - Geologi.info | Geologi.info

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE- CIRCOLARE 8 Febbraio 2005, n. 4: Patto di stabilita’ interno per gli anni 2005-2007

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE- CIRCOLARE 8 Febbraio 2005, n. 4: Patto di stabilita' interno per gli anni 2005-2007 per le province, i comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, le comunita' montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti, le unioni di comuni e le comunita' isolane con popolazione superiore a 10.000 abitanti. Articolo 1, commi da 21 a 41, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005). (GU n. 40 del 18-2-2005 )

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

CIRCOLARE 8 Febbraio 2005 , n. 4

Patto di stabilita’ interno per gli anni 2005-2007 per le province, i
comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, le comunita’
montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti, le unioni di
comuni e le comunita’ isolane con popolazione superiore a 10.000
abitanti. Articolo 1, commi da 21 a 41, della legge 30 dicembre 2004,
n. 311 (legge finanziaria 2005).

Alle province
Ai comuni con popolazione superiore a
3.000 abitanti
Alle comunita’ montane con popolazione
superiore a 10.000 abitanti
Alle unioni di comuni e alle comunita’
isolane con popolazione superiore a
10.000 abitanti
Agli organi di revisione
economico-finanziaria degli enti locali
soggetti al patto di stabilita’ interno
e per conoscenza:
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato generale Roma
Al Ministero dell’interno –
Dipartimento affari interni e
territoriali Direz. Centr. Finanza
locale Roma
Alle ragionerie provinciali dello Stato
Alla Corte dei conti – Segretariato
generale – Sezione enti locali Roma
All’A.N.C.I. – via dei Prefetti n. 46
Roma
All’U.P.I. – Piazza Cardelli n. 4 Roma
All’UNCEM – via Palestro n. 30 Roma
A. Premessa.
La legge finanziaria per il 2005 ha introdotto importanti novita’
nell’azione di contenimento della spesa pubblica: il limite di
incremento della spesa complessiva per l’anno 2005 delle
amministrazioni pubbliche viene fissato al 2% rispetto alla
corrispondente spesa per il 2004.
Le Autonomie territoriali, in quanto facenti parte dell’aggregato
amministrazioni pubbliche, adottano anch’esse tale principio
attraverso le disposizioni sul patto di stabilita’ interno che, nella
legge finanziaria 2005, risultano profondamente modificate rispetto
alle regole precedentemente vigenti: si e’ passati, infatti, da una
crescita programmata del saldo finanziario ad una evoluzione
controllata della spesa. L’applicazione di tale regola generale a
livello di singoli comparti (regioni, province, comuni, comunita’
montane, unioni di comuni e comunita’ isolane) determina l’obiettivo
programmatico per l’anno 2005 in termini di contabilita’ nazionale.
Evidentemente, per dettare le regole di comportamento del singolo
ente ed al fine di valutare correttamente gli effetti finanziari
della norma, con il disegno di legge finanziaria sono state
introdotte disposizioni basate non sui dati 2004 (non ancora
definitivi) ma su dati certi, quali quelli gia’ realizzatisi
nell’esercizio 2003 incrementati del 4,8%: ottenendo cosi’ un
criterio quantitativamente analogo alla crescita del 2% sulla spesa
presunta 2004.
Successivamente, in sede di discussione parlamentare, al fine di
eliminare eventuali andamenti anomali delle spese da prendere in
considerazione, e’ stata modificata la base di riferimento su cui
applicare la percentuale di crescita programmata: infatti, si e’
fatto riferimento non esclusivamente all’anno 2003 ma alla media
delle spese del triennio 2001-2003 modificando, di conseguenza, la
percentuale d’incremento dal 4,8% (base 2003) all’11,5% (base media
triennio 2001-2003).
Sempre in sede parlamentare e’ stato introdotto il cosiddetto
principio della «virtuosita» o meno di un ente locale: e’ stato,
infatti, definito «virtuoso» quell’ente la cui spesa corrente
(determinata in termini di pagamenti in conto competenza e in conto
residui) media pro-capite del triennio 2001-2003 sia risultata
inferiore a quella media pro-capite della classe demografica di
appartenenza (definita con decreto ministeriale 26 gennaio 2005, in
corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e visionabile sul
sito http://wwww. rgs.mef.gov.it/Norme-e-do/Finanza-Am/Patto-di-S/
index.asp). In questo caso, l’ente puo’ far crescere il complesso
delle proprie spese per l’anno 2005 dell’11,5% rispetto alla spesa
media del triennio 2001-2003.
Nel caso in cui, l’ente abbia registrato una spesa corrente media
pro-capite del triennio 2001-2003 superiore o uguale a quella media
pro-capite della classe demografica di appartenenza e’ da
considerarsi «non virtuoso» e, di conseguenza, il complesso delle
proprie spese per l’anno 2005 potra’ crescere del 10% rispetto alla
spesa media del triennio 2001-2003.
In termini gestionali, tale principio si’ traduce in una crescita
dell’11,5% o del 10% delle spese finali – correnti e in conto
capitale (al netto di una serie di spese di cui si’ fara’ puntuale
riferimento in proseguo) – per l’anno 2005 rispetto alla media delle
corrispondenti spese sostenute nel triennio 2001-2003, sia
relativamente agli impegni che ai pagamenti totali (competenza e
residui).
Per le unioni di comuni e le comunita’ isolane la percentuale di
crescita e’ unica e stabilita nell’11,5%.
Per gli anni 2006 e 2007, la crescita e’ stabilita nel 2% rispetto
alla spesa programmatica dell’anno precedente.
E’ di tutta evidenza, che le nuove regole del patto di stabilita’
interno vanno ad incidere esclusivamente sul versante della spesa
dell’ente locale senza tener in alcun conto delle entrate gia’
previste o di nuova realizzazione, ad eccezione di quanto indicato al
successivo punto B.3.3., che sono a disposizione dell’ente. Pertanto,
il livello di spesa resta comunque determinato entro il limite
stabilito dalle nuove regole indipendentemente dalla dimensione o
finalizzazione delle entrate.
B. Il patto di stabilita’ interno per l’anno 2005.
B.1. Obiettivi del patto di stabilita’ interno per l’anno 2005.
Come per il passato, la legge finanziaria per il 2005, al comma 24
dell’art. 1 (nella presente circolare il riferimento all’articolo non
verra’ piu’ evidenziato atteso che la legge finanziaria 2005 e’
composta di un solo articolo), ha previsto per il patto di stabilita’
interno il raggiungimento di due obiettivi in termini di spesa
relativamente sia alla gestione di competenza che alla gestione di
cassa, per cui il mancato raggiungimento anche di uno solo dei due
obiettivi configura il mancato rispetto delle regole del patto di
stabilita’ interno.
Per la determinazione della spesa si deve far riferimento, per la
gestione di competenza, agli impegni dell’anno 2005 e, per la
gestione di cassa, ai pagamenti totali (competenza + residui)
sostenuti nell’anno 2005.
In ordine alla verifica dei due obiettivi per l’anno 2005, si
soggiunge che non e’ necessaria l’approvazione formale del conto
consuntivo dello stesso anno 2005; infatti, sia per la gestione di
competenza che per quella di cassa, le risultanze possono essere
determinate con riferimento alle scritture di bilancio (paritari)
definite dal Servizio finanziario dell’ente locale, tenuto altresi’
conto che e’ lo stesso ente che provvede – con le forme e le
modalita’ che ritiene piu’ opportune – alla autocertificazione del
raggiungimento dei due obiettivi del patto (comma 98).
B.2 Enti «virtuosi» e enti «non virtuosi».
La legge finanziaria prevede (comma 22, lettera a) un tasso di
crescita delle spese piu’ elevato per gli enti che sono da
considerarsi «virtuosi» rispetto agli altri.
La virtuosita’ viene determinata sulla base della spesa corrente
media pro-capite che deve risultare inferiore alla corrispondente
spesa media pro-capite della classe demografica di appartenenza.
Il metodo per la verifica di tale requisito deve essere effettuato
attraverso:
I. la determinazione della spesa corrente media. Si deve far
riferimento, come dispone la norma, ai soli pagamenti correnti (in
conto competenza e in conto residui) registrati in ciascuno degli
esercizi 2001, 2002 e 2003 e calcolarne la media del triennio;
II. la determinazione della popolazione media. Si deve far
riferimento alla media della popolazione residente (secondo i criteri
previsti dall’art. 156 del decreto legislativo n. 267 del 2000) al
31 dicembre 2001, 2002 e 2003. In proposito si veda il successivo
punto G.2.1.;
III. la determinazione della spesa media pro-capite. Si rapporta
la spesa media di cui al punto I con la popolazione media di cui al
punto II;
IV. l’individuazione della «virtuosita» o meno dell’ente. Nel
caso in cui la spesa media pro-capite (punto III) sia inferiore alla
spesa media pro-capite della classe demografica di appartenenza
(individuata nel richiamato decreto ministeriale 26 gennaio 2005),
l’incremento da applicare e’ dell’11,5% mentre, nel caso di spesa
superiore o uguale, l’incremento da applicare e’ del 10%.
Per un esempio sulla metodologia da applicare per verificare se
l’ente e’ «virtuoso» o meno si veda l’allegato «A/05» alla presente
circolare.
B.3. Spese soggette alle regole del patto di stabilita’ interno.
B.3.1 La norma (comma 24) prevede che le spese soggette alle regole
del patto di stabilita’ interno siano relative al complesso delle
spese correnti e in conto capitale cosi’ come definite dai titoli l°
e 2° del decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996
(altrimenti definite spese finali).
Possono essere escluse da tale complesso soltanto le spese
espressamente previste dalla legge finanziaria, e precisamente:
a) le spese per il personale, cui si applicano le specifiche
disposizioni di cui ai commi 91, 95, 98, 99 e 116 recanti vincoli
alla crescita delle retribuzioni, per effetto dei rinnovi
contrattuali, e misure limitative delle assunzioni di nuovo
personale.
In proposito – nel rammentare che, ai sensi del comma 91, i
risparmi derivanti da queste ultime misure relative all’anno 2005
concorrono alla copertura degli oneri derivanti da rinnovi
contrattuali relativi al biennio 2004-2005 – si rappresenta che le
spese per il personale da escludere sono costituite da:
le retribuzioni lorde (trattamento fisso ed accessorio)
corrisposte al personale in servizio (a tempo indeterminato e
determinato nonche’ con contratto di formazione-lavoro) inclusi
emolumenti arretrati;
gli oneri riflessi a carico del datore di lavoro per contributi
obbligatori;
l’IRAP sulle retribuzioni;
gli assegni per il nucleo familiare, i buoni pasto e le spese
per equo indennizzo.
b) le spese per la sanita’ (la cui esclusione e’ valida per le
sole regioni e non anche per gli enti locali);
c) le spese derivanti dall’acquisizione di partecipazioni
azionarie e di altre attivita’ finanziarie, dai conferimenti di
capitale e dalle concessioni di crediti. Tali spese, pur essendo
classificate tra le spese di parte capitale, non vengono conteggiate
ai fini del patto in quanto, trattandosi di operazioni finanziarie,
non vengono considerate ai fini del calcolo dell’indebitamento netto
delle pubbliche amministrazioni utilizzato a livello europeo e, di
conseguenza, vengono escluse anche dal patto di stabilita’ interno;
d) le spese per trasferimenti destinati alle amministrazioni
pubbliche individuate dall’elenco n. 1 allegato alla legge
finanziaria 2005. In questo caso, si deve far riferimento ai soli
trasferimenti correnti e in conto capitale i cui destinatari siano le
amministrazioni pubbliche e non anche alle somme attribuite a dette
amministrazioni quali corrispettivi di servizi. Si precisa che
l’elenco delle amministrazioni pubbliche potra’ a breve essere piu’
agevolmente individuato anche accedendo al sito www.rgs.mef.gov.it;
e) le spese connesse agli interventi a favore dei minori soggetti
a provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria minorile. Tali spese
riguardano il costo sostenuto dai comuni per quei minori dati in
affido con decreto dell’autorita’ giudiziaria presso istituti,
comunita’ alloggio o famiglie;
f) le spese per calamita’ naturali con riferimento alle sole
spese per le quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza nonche’
il completamento dell’attuazione delle ordinanze emanate dal
Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito di dichiarazioni di
stato di emergenza.
Piu’ in dettaglio, per l’individuazione precisa delle voci
rilevanti ai fini del complesso delle spese prese in considerazione
dal patto di stabilita’ interno, si ritiene opportuno far riferimento
alla codifica prevista dal decreto MEF/Interno del 24 giugno 2002
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 164 del 17 luglio 2002) ed
utilizzata per la trasmissione dei flussi trimestrali di cassa da
parte dei tesorieri degli enti locali ai sensi dell’art. 30 della
legge n. 468 del 1978. A tal proposito, si rimanda a quanto indicato
nell’allegato «B/05» alla presente circolare.
B.3.2 Il comma 25, dispone che, per il solo anno 2005, dal
complesso delle spese come sopra definito occorre escludere altresi’
le spese in conto capitale derivanti da interventi cofinanziati dalla
U.E., ivi comprese le corrispondenti quote di parte nazionale. Sono,
quindi, da escludere non solo le spese sostenute con i finanziamenti
comunitari, ma anche quelle collegate agli stessi interventi e
finanziate dallo Stato e/o dalla regione e dallo stesso ente locale.
B.3.3 Per le sole spese di investimento e’ consentito (comma 26)
eccedere i limiti stabiliti soltanto nella misura corrispondente ai
proventi derivanti da alienazione di immobili e mobili e da
erogazioni a titolo gratuito e liberalita’.
In particolare, per le erogazioni a titolo gratuito e le
liberalita’, si ritiene che a tali fattispecie possano essere
ricondotte, nel primo caso, i contributi a titolo gratuito versati da
soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, in quanto tali
entrate vanno ad incidere positivamente sull’indebitamento netto
della pubblica amministrazione, nel secondo caso, le donazioni, le
eredita’ ed i lasciti. Non rientrano, invece, tra tali tipologie di
entrate i trasferimenti ed i contributi provenienti da
amministrazioni pubbliche.
B.4. Calcolo dell’obiettivo programmatico per l’anno 2005.
B.4.1. Province, comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti
e comunita’ montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
Occorre precisare che devono essere determinati due obiettivi
programmatici di spesa per l’anno 2005: l’uno con riferimento alla
gestione di competenza (impegni di competenza) e l’altro relativo
alla gestione di cassa (pagamenti in conto competenza e in conto
residui), adottando per entrambi il medesimo criterio di
determinazione e la medesima percentuale d’incremento calcolata come
al precedente punto B.2.
Per determinare i due obiettivi programmatici per l’anno 2005 e’
necessario calcolare per ciascuno degli esercizi 2001, 2002 e 2003 il
complesso della spesa (corrente e in conto capitale come definito al
punto B.3.) e calcolarne il valore medio del triennio a cui applicare
l’incremento dell’11,5%, se l’ente e’ risultato «virtuoso» o del 10%,
nel caso di ente «non virtuoso» definito secondo la metodologia
esposta al punto B.2.
Nell’allegato «C/05» alla presente circolare e’ riportato un
esempio numerico del calcolo degli obiettivi programmatici per il
2005.
B.4.2. Unioni di comuni e comunita’ isolane con popolazione
superiore a 10.000 abitanti.
Per le unioni di comuni e per le comunita’ isolane con popolazione
superiore a 10.000 abitanti le regole del patto di stabilita’ interno
per l’anno 2005 prevedono che gli obiettivi programmatici – sia per
la gestione di competenza che per quella di cassa – siano determinati
senza alcun riferimento alla «virtuosita» o meno dell’ente.
Di conseguenza, rispetto a quanto precedentemente indicato nel
punto B.4.1., per dette tipologie di enti si applica l’unica
percentuale d’incremento dell’11,5% sulla spesa media del triennio
2001-2003 sia in termini di impegni che di pagamenti totali.
E’ di tutta evidenza che la spesa media di riferimento e’ quella
determinata con i criteri precedentemente evidenziati al punto B.4.1.
per le altre tipologie di enti.
C. Limitazioni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.
Qualora l’ente, non dovesse raggiungere entrambi gli obiettivi (per
la gestione di competenza e per la gestione di cassa), o dovesse
raggiungerne uno solo, sara’ soggetto, nell’anno 2006, alle seguenti
limitazioni (comma 33) riguardanti:
C.1. Le spese per acquisto di beni e servizi. Tali spese sono
identificate dagli interventi «02» (acquisto di beni di consumo e/o
di materie prime) – «03» (prestazioni di servizi) – «04» (utilizzo di
beni di terzi) della classificazione della spesa di cui al decreto
del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996 e il limite si deve
intendere applicato sia agli impegni che ai pagamenti totali.
L’inclusione dell’intervento «04» nell’acquisto di beni e servizi e’
gia’ previsto dalle disposizioni vigenti ed e’ operativa sin dal
2002; tale impostazione e’ rilevabile dalla circolare dello scrivente
n. 35 del 15 novembre 2002 (pubblicata sul supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 279 del 28 novembre 2002) relativa al «Quadro
di raccordo tra prospetto dei flussi trimestrali di cassa e codici di
bilancia di cui al decreto MEF/Interno del 24 giugno 2002».
Al riguardo possono registrarsi le seguenti due fattispecie:
l’ente locale che nel 2005 non raggiunga gli obiettivi del patto,
come definiti al precedente punto B.4., non potra’ effettuare nel
2006 spese in misura superiore alla corrispondente spesa sostenuta
nell’ultimo anno in cui si e’ accertato il rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno. Il limite di spesa per il 2006 non
potra’, quindi, superare il limite di spesa accertato nell’anno piu’
recente in cui l’ente ha raggiunto gli obiettivi del patto;
l’ente locale che nel 2005 e negli anni precedenti non abbia mai
rispettato le regole del patto non potra’ effettuare nel 2006 una
spesa per acquisto di beni e servizi superiore a quella sostenuta nel
2003 ridotta del 10%. La riduzione si applica sul coacervo delle
spese per acquisto di beni e servizi del 2003 e non sulla singola
voce.
C.2. Le assunzioni di personale. La disposizione di cui al comma
33, lettera b), in combinato disposto con i commi 95 e 116, deve
essere interpretata in termini di particolare rigore, in ossequio
alla volonta’ del legislatore di dettare una disciplina estremamente
rigida nei confronti degli enti non rispettosi del patto di
stabilita’ interno. Si segnala che la norma – oltre a non consentire
qualsiasi forma di assunzione di personale a tempo determinato e
indeterminato – preclude anche la possibilita’ di ricorrere alle
procedure di mobilita’.
C.3. Il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare
investimenti. Anche per l’anno 2006 e’ stata ribadita la sanzione
relativa all’impossibilita’ per l’ente di ricorrere all’indebitamento
in caso di mancato rispetto degli obiettivi del patto di stabilita’
interno.
Naturalmente, non rientrano nel divieto le operazioni che non
configurano un nuovo debito, quali i mutui e le emissioni
obbligazionarie il cui ricavato e’ destinato all’estinzione
anticipata di precedenti operazioni di indebitamento che consentano
una riduzione del valore finanziario delle passivita’. Tale riduzione
risulta verificata se, all’atto dell’operazione, la somma dei valori
attuali di tutti i flussi della nuova passivita’, comprensiva delle
quote capitale e delle quote interesse, nonche’ delle commissioni
relative sia all’estinzione della vecchia passivita’ sia
all’accensione della nuova, e’ inferiore alla somma dei valori
attuali della passivita’ preesistente.
D. Il patto di stabilita’ interno per gli anni 2006 e 2007.
Il legislatore ha previsto (comma 22, lettera b) che per l’anno
2006 la determinazione della spesa programmatica (in termini di
impegni e di pagamenti) deve far riferimento agli obiettivi
programmatici determinati per l’anno 2005 incrementata del 2 per
cento.
In questo caso, pero’, la spesa programmatica 2005 da prendere a
riferimento non deve tener conto, ai sensi del comma 25 della legge
finanziaria 2005, della detrazione delle spese in conto capitale
cofinanziate dalla U.E., dallo Stato o dalla regione, in quanto la
detrazione e’ limitata al solo anno 2005.
Il calcolo dell’obiettivo programmatico per il 2006 deve essere
attuato attraverso:
a) la rideterminazione della spesa media del triennio 2001-2003,
da cui non vengono detratte le spese in conto capitale cofinanziate
(voce questa che la norma consente di portare in detrazione per il
solo 2005);
b) la rideterminazione dell’obiettivo programmatico per il 2005
applicando la percentuale d’incremento dell’11,5% (o del 10%) alla
spesa media rideterminata di cui al precedente punto a);
c) l’applicazione della percentuale d’incremento del 2%
all’obiettivo programmatico per il 2005 come determinato al
precedente punto b).
Una volta determinato l’obiettivo programmatico per il 2006, e’
consentito, per le sole spese di investimento (comma 26) eccedere i
limiti di stabiliti soltanto nella misura corrispondente ai proventi
derivanti da alienazione di immobili e mobili e da erogazioni a
titolo gratuito e liberalita’ (si veda in proposito il punto B.3.3.
della presente circolare).
Per l’anno 2007 si deve far riferimento all’obiettivo programmatico
per il 2006 – come determinato ai precedenti punti a), b) e c) –
incrementato del 2 per cento. Anche in questo caso, trova successiva
applicazione il comma 26.
Per maggiore chiarezza, nell’allegato D/05 alla presente circolare,
e’ rappresentato uno schema esemplificativo in cui e’ evidenziato il
metodo di calcolo della spesa programmatica per l’anno 2006 e per
l’anno 2007.
E. La programmazione trimestrale o semestrale dei flussi finanziari.
E.1. Criteri generali per il calcolo degli obiettivi trimestrali o
semestrale.
Il comma 31 conferma – come per il passato – l’utilizzo dello
strumento della programmazione finanziaria in corso d’anno per
monitorare, valutare e verificare gli andamenti gestionali del patto
di stabilita’ interno e il rispetto dell’obiettivo annuale sul
complesso delle spese. La programmazione finanziaria e’:
trimestrale, per le province e i comuni con popolazione superiore
a 5.000 abitanti;
semestrale, per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino
a 5.000 abitanti e per le comunita’ montane con popolazione superiore
a 10.000 abitanti.
Ovviamente, il riferimento non e’ piu’, come in passato,
all’obiettivo del saldo finanziario ma al complesso delle spese come
precedentemente definite, per cui la programmazione trimestrale (o
semestrale) deve tener conto dei pagamenti che, sulla base delle
conoscenze acquisite dall’ente, potranno verosimilmente verificarsi
nel corso dei vari trimestri di riferimento.
E’ di tutta evidenza che, mentre il complesso delle spese annuali
e’ la risultante di un procedimento predeterminato dalla normativa e
quindi immodificabile, gli obiettivi trimestrali cumulati in termini
di cassa di dette spese sono il frutto di previsioni e, pertanto,
presentano andamenti trimestrali non costanti pur se devono
rispondere alla caratteristica della cumulabilita’; la previsione del
complesso delle spese di un trimestre, quindi, non potra’ mai essere
inferiore a quella del trimestre precedente.
L’ente – dopo aver definito, secondo i criteri del comma 24 e le
indicazioni sopra esposte, l’importo dell’obiettivo programmatico per
l’intero anno 2005 del complesso dei pagamenti – effettuera’, entro
il mese di febbraio 2005 (o il mese di marzo 2005, se soggetto alla
previsione semestrale), le previsioni del complesso delle spese
trimestrali (o semestrali) cumulate a tutto il 31 marzo, il 30 giugno
e il 30 settembre (o al 30 giugno) coerenti con l’obiettivo annuale.
All’Organo di revisione economico – finanziaria, spetta la
valutazione della coerenza tra gli obiettivi trimestrali (o
semestrali) e l’obiettivo annuale del complesso delle spese in
termini di cassa.
Nel corso dell’esercizio, l’ente puo’ rettificare i propri
obiettivi infrannuali che, dopo una nuova valutazione di coerenza con
l’obiettivo annuale da parte dell’Organo di revisione
economico-finanziaria, devono essere ritrasmessi secondo le stesse
modalita’ descritte al successivo punto E.2. Parimenti possono
verificarsi situazioni in cui – a seguito di ulteriori modificazioni
legislative o interpretazioni in via amministrativa – l’obiettivo
annuale puo’ essere rideterminato. In questo caso, dovranno essere
riadottate tutte le procedure previste per la compilazione e
trasmissione dell’obiettivo annuale e di quelli trimestrali (o
semestrali).
Allo stesso Organo e’ rimessa, altresi’, la verifica, entro il mese
successivo al trimestre (o semestre) di riferimento, del rispetto
dell’obiettivo trimestrale (o semestrale) e, in caso di mancato
conseguimento, la comunicazione all’ente e al Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, secondo le modalita’ indicate al
successivo punto E.2.
Il mancato rispetto dell’obiettivo trimestrale (o semestrale)
determina automaticamente per l’ente, nel trimestre (o semestre)
successivo, l’obbligo di riassorbire lo scostamento registrato
intervenendo sui pagamenti per il complesso delle spese (di cui al
precedente punto B.3.) nella misura necessaria a garantire il rientro
delle spese nei limiti stabiliti.
Se a seguito di eventi finanziari significativi non dipendenti
dalla propria gestione l’ente non abbia rispettato l’obiettivo
trimestrale (o semestrale), il Responsabile del Servizio finanziario
dell’ente deve predisporre una dichiarazione, sottoposta al controllo
del Organo di revisione economico-finanziaria, in cui viene
evidenziata tale circostanza. Ove lo scostamento conseguente
all’evento finanziario non venga riassorbito nel trimestre (o
semestre) successivo trovera’ comunque applicazione la prevista
limitazione dei pagamenti correnti.
Si precisa, infine, che nessun adempimento relativo alla
programmazione finanziaria, ne’ trimestrale e ne’ semestrale, e’
posto a carico delle unioni di comuni e delle comunita’ isolane.
E.2. Gli adempimenti di trasmissione agli Uffici della ragioneria
generale dello Stato.
E.2.1. La previsione cumulata di cassa (Allegato «E/05»).
L’allegato «E/05» contenente gli obiettivi programmatici
trimestrali (o semestrali) e annuale del complesso delle spese
cumulato in termini di cassa per l’anno 2005, dopo la valutazione di
coerenza dell’Organo di revisione economico-finanziaria deve essere
predisposto entro il mese di febbraio (o marzo) per poi essere
comunicato entro il 18 marzo 2005 (o 15 aprile 2005):
dalle province, dai comuni con popolazione superiore a 30.000
abitanti, al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato
secondo le modalita’ individuate nel sito web
www.pattostabilita.rgs.tesoro.it;
dai comuni con popolazione compresa tra 3.000 e 30.000 abitanti e
dalle comunita’ montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti,
alle Ragionerie provinciali dello Stato competenti per territorio.
Com’e’ noto, l’art. 1 del decreto-legge n. 314 del 30 dicembre 2004
ha prorogato il termine per la deliberazione del bilancio di
previsione per l’anno 2005 al 28 febbraio 2005, per cui, qualora in
sede di conversione del predetto decreto – legge tale termine fosse
ulteriormente prorogato (cosi’ come risulta dall’iter parlamentare),
i termini per la predisposizione delle previsioni trimestrali (o
semestrale) cumulate in questione potranno slittare e coincidere, al
massimo, con la data di deliberazione del bilancio di previsione
2005.
E.2.2. Mancato conseguimento dell’obiettivo trimestrale (o
semestrale).
Sempre con le modalita’ di comunicazione indicate al punto E.2.1.,
l’Organo di revisione economico-finanziaria deve inviare una
comunicazione dell’eventuale mancato rispetto dell’obiettivo
trimestrale (o semestrale) entro il mese successivo al trimestre
(semestre) di riferimento. Tale informazione deve essere trasmessa,
nel rispetto della scadenza per l’invio, anche con riferimento
all’obiettivo annuale seppur non definitivo.
Al riguardo, si precisa che la norma ha modificato, rispetto al
passato, le modalita’ di trasmissione della comunicazione del mancato
conseguimento dell’obiettivo trimestrale. Infatti, l’inadempienza
dell’ente deve essere portata a conoscenza del Ministero
dell’economia e delle finanze secondo le seguenti modalita’:
Per le province e i comuni con popolazione superiore a 30.000
abitanti, la comunicazione dell’eventuale mancato raggiungimento
dell’obiettivo trimestrale non deve essere piu’ trasmessa per via
cartacea al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ma
attivando sul richiamato sito web, nell’allegato «E/05», l’apposita
casella presente sotto la dizione «Mancato raggiungimento obiettivo
trimestrale» relativa al trimestre di riferimento. La comunicazione
del collegio dei revisori resta agli atti dell’ente mentre
l’informazione e’ inserita nel sistema web e puo’ essere effettuata:
o dal collegio dei revisori dei conti. In questo caso, sara’
necessario che un componente del collegio si accrediti presso il
sistema con le procedure previste all’allegato «F/05» alla presente
circolare;
o dall’ente stesso, secondo le intese con il collegio.
Per i comuni con popolazione compresa tra 3.000 e 30.000 abitanti
e per le comunita’ montane con popolazione superiore a 10.000
abitanti, la comunicazione dell’eventuale mancato raggiungimento
dell’obiettivo deve essere trasmessa, per via cartacea, alle
Ragionerie provinciali dello Stato competenti per territorio (nessun
invio deve essere effettuato alla Ragioneria generale dello Stato).
E.3. Verifica del rispetto degli obiettivi annuali del patto.
L’Organo di revisione economico-finanziaria degli enti locali di
cui al comma 21, e’ tenuto, ai sensi del comma 32, alla verifica del
rispetto degli obiettivi annuali del patto (in termini di competenza
e di cassa) e, in caso di mancato conseguimento ne deve dare
comunicazione al Ministero dell’interno secondo un modello e
modalita’ che verranno stabilite con successivo decreto del Ministero
dell’interno di concerto e quello dell’economia e delle finanze.
F. Il monitoraggio trimestrale.
La nuova normativa sul patto per l’anno 2005 (comma 30) prevede che
le province, i comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti e
le comunita’ montane con popolazione superiore a 50.000 abitanti
devono inviare trimestralmente al Ministero dell’economia e delle
finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro
trenta giorni dalla fine del trimestre di riferimento, le
informazioni sulle gestioni di competenza e di cassa.
Le modalita’ e i tempi di trasmissione dei prospetti contenenti le
informazioni di cui sopra saranno definiti, come previsto dallo
stesso comma 30, con decreto del Ministero dell’economia e delle
finanze, di concerto con il Ministero dell’interno, sentiti la
Conferenza unificata e l’Istat (l’emanazione e’ prevedibile possa
essere attuata, come in passato, entro il mese di marzo 2005).
Qualora il decreto non fosse emanato entro il 31 marzo 2005 (si
consideri che l’iter amministrativo del decreto vede coinvolti 4
soggetti istituzionali), le informazioni relative al monitoraggio del
patto alla data del 31 marzo 2005 non devono essere trasmesse sino
all’emanazione del citato decreto, neanche via e-mail, via fax o per
posta. In questo caso, lo scrivente fonira’ via web apposite
istruzioni al riguardo.
La trasmissione delle informazioni trimestrali deve avvenire
utilizzando esclusivamente il sistema web appositamente previsto dal
patto di stabilita’ interno nel sito
www.pattostabilita.rgs.tesoro.it. Al riguardo, si’ ritiene opportuno
precisare che la parola «pattostabilita» presente nell’indirizzo
internet non deve essere accentata cosi’ come invece risulta, per un
errore materiale, al comma 30 della legge finanziaria 2005.
Gli enti locali che a partire dal 2005 sono soggetti per la prima
volta al monitoraggio trimestrale (comuni con popolazione tra 30.000
e 60.000 abitanti e comunita’ montane con popolazione superiore a
50.000 abitanti) sono tenuti, per utilizzare il sistema web, ad
accreditarsi a detto sistema secondo quanto indicato
nell’allegato F/05 alla presente circolare. Per gli altri enti locali
che erano gia’ soggetti al monitoraggio trimestrale attraverso il
sistema web (province e comuni con popolazione superiore a 60.000
abitanti) non sono previsti adempimenti.
Si ribadisce che i comuni con popolazione compresa tra 3.000 e
30.000 abitanti e le comunita’ montane con popolazione compresa tra
10.000 e 50.000 abitanti non sono, invece, soggetti al monitoraggio
trimestrale, per cui non sono tenuti all’invio di alcuna situazione,
con esclusione degli adempimenti di cui al precedente punto E.2.,
alla Ragioneria generale dello Stato e alle Ragionerie provinciali
dello Stato competenti per territorio.
G. Ulteriori chiarimenti.
G.1. I riflessi delle regole del «patto» sulle previsioni di
bilancio.
Come per gli scorsi anni, le regole del «patto» 2005 non fanno
riferimento alle previsioni di bilancio; nella predisposizione del
bilancio di previsione dell’esercizio 2005 (redatto in termini di
competenza), le regole del «patto» di stabilita’ interno non possono,
quindi, che incidere solo indirettamente. Infatti, tenendo conto che
gli obiettivi del patto devono essere riscontrati soltanto in fase
gestionale (impegni e pagamenti) il riferimento alla fase
previsionale (sia iniziale, sia assestata che definitiva) e’
puramente indicativo: durante la gestione di competenza si possono
verificare situazioni di scostamento tra previsione e gestione che
possono incidere sulle spese positivamente (minori impegni rispetto
alle previsioni definitive).
Tuttavia, e’ ragionevole ipotizzare che il «patto» produca effetti
sulla determinazione degli stanziamenti del bilancio di previsione (o
nella fase iniziale o nel corso delle successive variazioni), atteso
che non appare realistica un’azione strutturale di riduzione delle
spese che non abbia conseguenze sul processo di formazione dei
bilanci e, quindi, sulle previsioni di competenza.
G.2. Ambito soggettivo di applicazione della normativa del patto di
stabilita’ interno.
G.2.1. Popolazione di riferimento – Il comma 21 individua l’ambito
soggettivo di applicazione della normativa del «patto» per il 2005
facendo riferimento alle province, ai comuni compresi nella classe
demografica di popolazione superiore a 3.000 abitanti e alle
comunita’ montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
Per la determinazione della popolazione di riferimento, da
considerare ai fini degli adempimenti commessi con il «patto», si
applica il criterio previsto dall’art. 156 del testo unico degli enti
locali:
per le province e i comuni, la popolazione residente calcolata
alla fine del penultimo anno precedente secondo i dati ISTAT (per il
2005, quella al 31 dicembre 2003);
per le comunita’ montane, la popolazione residente calcolata alla
fine del penultimo anno precedente calcolata dall’Uncem (per il 2005,
quella al 31 dicembre 2003).
G.2.2. Enti di nuova istituzione – Il comma 36 prevede che agli
enti locali di cui al comma 21 di nuova istituzione a decorrere dal
2005 o dagli anni successivi si applicano le regole del patto con
decorrenza dall’anno in cui e’ disponibile la base di calcolo su cui
applicare gli incrementi di spesa stabiliti al comma 22.
In particolare, se l’ente e’ istituito nel corso del 2005, le
regole del patto si applicano con decorrenza dal 2006 incrementando
del 2% gli impegni e i pagamenti del 2005.
La norma non disciplina espressamente il caso di un ente istituito
dopo il 2001 (2002 o 2003 o 2004) ma prima del 2005: pertanto, si
ritiene opportuno impartire direttive che, avvalendosi di situazioni
analoghe previste dalla normativa o di principi sanciti dalla stessa
legge finanziaria, permettano di disciplinare le regole di crescita
per questa fattispecie di enti. Si possono avere due situazioni:
per un ente istituito dal 2002 o dal 2003, si ritiene che
l’obiettivo programmatico 2005 possa essere determinato dalla spesa
(impegni e pagamenti) sostenuta nel 2003 incrementata del 4,8%. Tale
criterio – in mancanza di tutti i dati del triennio di riferimento –
e’ analogo a quanto previsto per le regole del patto per le regioni
(comma 23);
per un ente istituito dal 2004, si ritiene che l’obiettivo
programmatico 2005 possa essere determinato dalla spesa (impegni e
pagamenti) sostenuta nel 2004 incrementata del 2%.
Tale criterio si basa sul principio generale introdotto dalla legge
finanziaria 2005 per il quale la spesa 2005 e’ pari alla spesa 2004
incrementata del 2%.
G.3. Spese sostenute da enti locali «capofila».
E’ stato segnalato da piu’ parti che un ente locale, a seguito di
disposizioni legislative o amministrative, puo’ essere individuato
come ente «capofila» per lo svolgimento di alcune funzioni per conto
di altri enti.
In tal caso – al fine di neutralizzare gli effetti finanziari
negativi sul patto di stabilita’ interno dell’ente «capofila» che si
deve accollare le quote di spese gestite per conto degli altri enti
locali – si’ ritiene che possa essere attivata la seguente procedura
che consente all’ente capofila, ai soli fini del patto di stabilita’
interno, di considerare nel calcolo del complesso delle spese la sola
quota di propria competenza.
In questo caso, tenuto conto che la predetta impostazione si
rifletterebbe negativamente sui saldi di finanza pubblica, in quanto
una parte delle spese sarebbero cosi’ escluse dalle regole del patto,
gli enti locali che beneficiano dei servizi gestiti dall’ente
«capofila» (senza averne aggravi finanziari sui loro bilanci) devono
pero’ accollarsi, ai soli fini del patto di stabilita’ interno, la
quota di spese a loro carico aumentando convenzionalmente la spese
soggette alle regole del patto di stabilita’ interno.
Se tale procedura viene condivisa, l’ente capofila e’ tenuto a
presentare a questo Dipartimento, entro il mese di febbraio 2006, una
attestazione sottoscritta dal responsabile del servizio finanziario
in cui siano evidenziati:
la disposizione legislativa o amministrativa (provvedimento
regionale oppure intesa tra enti locali, ecc.) di individuazione di
ente «capofila» per la gestione di funzioni per conto di altri enti
locali;
il riparto tra l’ente capofila e gli enti, singolarmente
individuati, che usufruiscono dei servizi;
le spese (impegni e pagamenti) complessivamente sostenute per i
servizi, quelle che si riflettono effettivamente sul proprio patto di
stabilita’ interno dell’ente capofila e quelle che si riferiscono
invece agli altri enti.
Entro lo stesso mese di febbraio 2006, gli altri enti locali,
beneficiari dei servizi e soggetti al patto di stabilita’ interno,
sono tenuti a presentare a questo Dipartimento una attestazione,
sottoscritta dal Responsabile del Servizio finanziario, in cui siano
evidenziate le quote di spese (impegni e pagamenti) convenzionalmente
poste a carico del proprio patto di stabilita’ interno.
Per la registrazione, ai fini del patto di stabilita’ interno, di
tali fattispecie di spese si rinvia a quanto appositamente previsto
all’allegato «C/05» alla presente circolare.
La medesima procedura puo’ essere applicata per il patto di
stabilita’ interno per l’anno 2006 e per l’anno 2007.
G.4. Disposizioni in materia di assunzioni di personale a tempo
indeterminato.
Si ritiene opportuno, altresi’, evidenziare, per quanto attiene al
personale, che il comma 98 della legge finanziaria 2005 detta una
specifica disciplina in materia di assunzioni a tempo indeterminato,
individuando le economie lorde da realizzare da parte di regioni e
autonomie locali e demandando ad apposito decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri la normativa di dettaglio. Nelle more
dell’emanazione di tale decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri e’ fatto divieto a tutti gli enti del comparto regioni e
autonomie locali, non solo a quelli sottoposti al rispetto del patto
di stabilita’ interno, di procedere ad assunzioni di personale a
tempo indeterminato.
G.5. Normativa di riferimento.
Si segnala, inoltre, che gli atti amministrativi, emanati dal 1999
ad oggi, in applicazione delle precedenti normative relative al patto
di stabilita’ interno, sono consultabili sul sito Internet
http://www.rgs.mef.gov.it/Norme-e-do/Finanza-Am/Patto-di-S/index.asp
H. Il patto di stabilita’ interno per gli enti locali delle regioni a
statuto speciale e delle province autonome
Il comma 39 prevede una specifica normativa per gli enti locali
delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento
e di Bolzano a seconda che dette autonomie speciali provvedano o meno
a disciplinare il patto di stabilita’ interno con specifiche
disposizioni.
H.1. Qualora entro il 31 marzo 2005 sia stato raggiunto l’accordo
sul patto di stabilita’ interno 2005 tra questo Dipartimento e le
regioni a statuto speciale o le province autonome di Trento e di
Bolzano, le autonomie speciali provvederanno a definire le regole del
«patto» a cui devono attenersi gli enti locali dei rispettivi
territori.
In questo caso, ai fini del monitoraggio del patto di stabilita’
interno, si ritiene opportuno che – ai soli fini conoscitivi e di
valutazione degli andamenti di finanza pubblica, con particolare
riferimento a quella locale – questo Ufficio venga a conoscenza, per
il tramite della regione o provincia autonoma, ovvero direttamente
dagli enti locali (soluzione da definire in sede di accordo previsto
dal comma 38), degli andamenti trimestrali del «patto».
H.2. Qualora le regioni a statuto speciale e le province autonome
di Trento e di Bolzano non raggiungano l’accordo con questo
Dipartimento entro il 31 marzo 2005, agli enti locali dei rispettivi
territori si applicheranno le regole sul patto 2005 (oggetto della
presente circolare) valide per gli altri enti locali del territorio
nazionale. Naturalmente, si applicheranno agli enti locali le regole
dettate dalla legislazione statale anche laddove le autonomie
speciali non abbiano provveduto a disciplinare le regole del «patto
di stabilita’ interno».
In questo caso, ai fini del monitoraggio del patto di stabilita’
interno, i predetti enti locali saranno soggetti alle regole del
monitoraggio applicabili agli enti del restante territorio nazionale
secondo quanto previsto dalla presente circolare.
I. Riferimenti per eventuali chiarimenti sui contenuti della presente
circolare.
Le innovazioni introdotte dalla normativa inerente il «patto» per
l’anno 2005 potrebbero generare da parte degli enti locali o delle
Ragionerie provinciali dello Stato una serie di richieste di
chiarimenti che, per esigenze organizzative e di razionalita’ del
lavoro di questo Ufficio, e’ necessario pervengano esclusivamente via
e-mail:
per gli aspetti generali e applicativi del patto di stabilita’
interno, all’indirizzo [email protected];
per i quesiti di natura tecnica ed informatica correlati agli
adempimenti attraverso il web (si veda in proposito l’allegato «F/05»
alla presente circolare), all’indirizzo [email protected];
per i quesiti in materia di personale correlata alla normativa
del patto di stabilita’ interno, all’indirizzo: Ragioneria generale
dello Stato – I.G.O.P. – via XX settembre n. 97 – 00187 Roma (fax
06/4819587).
Roma, 8 febbraio 2005
Il Ragioniere generale dello Stato: Grilli

Allegati

—-> Vedere allegati da pag. 48 a pag. 54 in formato zip/pdf

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE- CIRCOLARE 8 Febbraio 2005, n. 4: Patto di stabilita’ interno per gli anni 2005-2007

Geologi.info