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DECRETO LEGISLATIVO 5 dicembre 2005, n.252

DECRETO LEGISLATIVO 5 dicembre 2005, n.252 - Disciplina delle forme pensionistiche complementari. (GU n. 289 del 13-12-2005- Suppl. Ordinario n.200)

DECRETO LEGISLATIVO 5 dicembre 2005, n.252

Disciplina delle forme pensionistiche complementari.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 1, commi 1, lettera c), 2, lettere e), h), i), l)
e v), 44, 45 e 46, della legge 23 agosto 2004, n. 243, recante norme
in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della
previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e
all’occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed
assistenza obbligatoria;
Visto il decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, recante
disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma
dell’articolo 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n.
421;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 1° luglio 2005;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 5 ottobre 2005;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 24 novembre 2005;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Ambito di applicazione e definizioni

1. Il presente decreto legislativo disciplina le forme di
previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici
complementari del sistema obbligatorio, ivi compresi quelli gestiti
dagli enti di diritto privato di cui ai decreti legislativi 30 giugno
1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, al fine di assicurare piu’
elevati livelli di copertura previdenziale.
2. L’adesione alle forme pensionistiche complementari disciplinate
dal presente decreto e’ libera e volontaria.
3. Ai fini del presente decreto s’intendono per:
a) «forme pensionistiche complementari collettive»: le forme di
cui agli articoli 3, comma 1, lettere da a) a h), e 12, che hanno
ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ da parte della
COVIP, e di cui all’articolo 20, iscritte all’apposito albo, alle
quali e’ possibile aderire collettivamente o individualmente e con
l’apporto di quote del trattamento di fine rapporto;
b) «forme pensionistiche complementari individuali»: le forme di
cui all’articolo 13, che hanno ottenuto l’approvazione del
regolamento da parte della COVIP alle quali e’ possibile destinare
quote del trattamento di fine rapporto;
c) «COVIP»: la Commissione di vigilanza sulle forme
pensionistiche complementari, istituita ai sensi dell’articolo 18, di
seguito denominata: «COVIP»;
d) «TFR»: il trattamento di fine rapporto;
e) «TUIR»: il testo unico delle imposte sui redditi approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
4. Le forme pensionistiche complementari sono attuate mediante la
costituzione, ai sensi dell’articolo 4, di appositi fondi o di
patrimoni separati, la cui denominazione deve contenere l’indicazione
di «fondo pensione», la quale non puo’ essere utilizzata da altri
soggetti.

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Nota al titolo:

– Il testo dell’art. 1, comma 1, lettera c) e comma 2,
lettere e), h), i), l) e v), della legge 23 agosto 2004, n.
243 (Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo
nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla
previdenza complementare e all’occupazione stabile e per il
riordino degli enti di previdenza ed assistenza
obbligatoria), e’ il seguente:
«Art. 1 – 1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, uno o piu’ decreti legislativi contenenti norme
intese a:
(omissis)
c) sostenere e favorire lo sviluppo di forme
pensionistiche complementari;
(omissis).
2. Il Governo, nell’esercizio della delega di cui al
comma 1, fatte salve le competenze delle regioni a statuto
speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano,
previste dai relativi statuti, dalle norme di attuazione e
dal titolo V della parte II della Costituzione, si atterra’
ai seguenti principi e criteri direttivi:
(omissis)
e) adottare misure finalizzate ad incrementare
l’entita’ dei flussi di finanziamento alle forme
pensionistiche complementari, collettive e individuali, con
contestuale incentivazione di nuova occupazione con
carattere di stabilita’, prevedendo a tale fine:
1) il conferimento, salva diversa esplicita
volonta’ espressa dal lavoratore, del trattamento di fine
rapporto maturando alle forme pensionistiche complementari
di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124,
garantendo che il lavoratore stesso abbia una adeguata
informazione sulla tipologia, le condizioni per il recesso
anticipato, i rendimenti stimati dei fondi di previdenza
complementare per i quali e’ ammessa l’adesione, nonche’
sulla facolta’ di scegliere le forme pensionistiche a cui
conferire il trattamento di fine rapporto, previa
omogeneizzazione delle stesse in materia di trasparenza e
tutela, e anche in deroga alle disposizioni legislative che
gia’ prevedono l’accantonamento del trattamento di fine
rapporto e altri accantonamenti previdenziali presso gli
enti di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509,
per titoli diversi dalla previdenza complementare di cui al
citato decreto legislativo n. 124 del 1993;
2) l’individuazione di modalita’ tacite di
conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi
istituiti o promossi dalle regioni, tramite loro strutture
pubbliche o a partecipazione pubblica all’uopo istituite,
oppure in base ai contratti e accordi collettivi di cui
alla lettera a) del comma 1 dell’art. 3 e al comma 2
dell’art. 9 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124,
e successive modificazioni, nonche’ ai fondi istituiti in
base alle lettere c) e c-bis) dell’art. 3, comma 1, del
medesimo decreto legislativo, nel caso in cui il lavoratore
non esprima la volonta’ di non aderire ad alcuna forma
pensionistica complementare e non abbia esercitato la
facolta’ di scelta in favore di una delle forme medesime
entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in
vigore del relativo decreto legislativo, emanato ai sensi
del comma 1 e del presente comma, ovvero entro sei mesi
dall’assunzione;
3) la possibilita’ che, qualora il lavoratore abbia
diritto ad un contributo del datore di lavoro da destinare
alla previdenza complementare, detto contributo affluisca
alla forma pensionistica prescelta dal lavoratore stesso o
alla quale egli intenda trasferirsi ovvero alla quale il
contributo debba essere conferito ai sensi del numero 2);
4) l’eliminazione degli ostacoli che si frappongono
alla libera adesione e circolazione dei lavoratori
all’interno del sistema della previdenza complementare,
definendo regole comuni, in ordine in particolare alla
comparabilita’ dei costi, alla trasparenza e portabilita’,
al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti
destinatari; la rimozione dei vincoli posti dall’art. 9,
comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e
successive modificazioni, al fine della equiparazione tra
forme pensionistiche; l’attuazione di quanto necessario al
fine di favorire le adesioni in forma collettiva ai fondi
pensione aperti, nonche’ il riconoscimento al lavoratore
dipendente che si trasferisca volontariamente da una forma
pensionistica all’altra del diritto al trasferimento del
contributo del datore di lavoro in precedenza goduto, oltre
alle quote del trattamento di fine rapporto;
5) …

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