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LEGGE 4 febbraio 2005, n.11: Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari. (GU n. 37 del 15-2-2005)

LEGGE 4 febbraio 2005, n.11

Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo
dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi
comunitari.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1.
Finalita’
1. La presente legge disciplina il processo di formazione della
posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti
comunitari e dell’Unione europea e garantisce l’adempimento degli
obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea,
sulla base dei principi di sussidiarieta’, di proporzionalita’, di
efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica.
2. Gli obblighi di cui al comma 1 conseguono:
a) all’emanazione di ogni atto comunitario e dell’Unione europea
che vincoli la Repubblica italiana ad adottare provvedimenti di
attuazione;
b) all’accertamento giurisdizionale, con sentenza della Corte di
giustizia delle Comunita’ europee, della incompatibilita’ di norme
legislative e regolamentari dell’ordinamento giuridico nazionale con
le disposizioni dell’ordinamento comunitario;
c) all’emanazione di decisioni-quadro e di decisioni adottate
nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia
penale.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.

Art. 2.
Comitato interministeriale per
gli affari comunitari europei
1. Al fine di concordare le linee politiche del Governo nel
processo di formazione della posizione italiana nella fase di
predisposizione degli atti comunitari e dell’Unione europea e di
consentire il puntuale adempimento dei compiti di cui alla presente
legge, e’ istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei
(CIACE), che e’ convocato e presieduto dal Presidente del Consiglio
dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie e al quale
partecipano il Ministro degli affari esteri, il Ministro per gli
affari regionali e gli altri Ministri aventi competenza nelle materie
oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all’ordine del
giorno.
2. Alle riunioni del CIACE, quando si trattano questioni che
interessano anche le regioni e le province autonome, possono chiedere
di partecipare il presidente della Conferenza dei presidenti delle
regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano o un
presidente di regione o di provincia autonoma da lui delegato e, per
gli ambiti di competenza degli enti locali, i presidenti delle
associazioni rappresentative degli enti locali.
3. Il CIACE svolge i propri compiti nel rispetto delle competenze
attribuite dalla Costituzione e dalla legge al Parlamento, al
Consiglio dei Ministri e alla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano.
4. Per la preparazione delle proprie riunioni, il CIACE si avvale
di un comitato tecnico permanente istituito presso il Dipartimento
per le politiche comunitarie, coordinato e presieduto dal Ministro
per le politiche comunitarie o da un suo delegato. Di tale comitato
tecnico fanno parte direttori generali o alti funzionari con
qualificata specializzazione in materia, designati da ognuna delle
amministrazioni del Governo. Quando si trattano questioni che
interessano anche le regioni e le province autonome, il comitato
tecnico, integrato dagli assessori regionali competenti per le
materie in trattazione o loro delegati, e’ convocato e presieduto dal
Ministro per le politiche comunitarie, in accordo con il Ministro per
gli affari regionali, presso la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano. Il funzionamento del CIACE e del comitato tecnico permanente
sono disciplinati, rispettivamente, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri e con decreto del Ministro per le politiche
comunitarie.
5. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 3.
Partecipazione del Parlamento al processo di formazione
delle decisioni comunitarie e dell’Unione europea
1. I progetti di atti comunitari e dell’Unione europea, nonche’ gli
atti preordinati alla formulazione degli stessi, e le loro
modificazioni, sono trasmessi alle Camere dal Presidente del
Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie,
contestualmente alla loro ricezione, per l’assegnazione ai competenti
organi parlamentari, con l’indicazione della data presunta per la
loro discussione o adozione.
2. Tra i progetti e gli atti di cui al comma 1 sono compresi i
documenti di consultazione, quali libri verdi, libri bianchi e
comunicazioni, predisposti dalla Commissione delle Comunita’ europee.
3. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le
politiche comunitarie assicura alle Camere un’informazione
qualificata e tempestiva sui progetti e sugli atti trasmessi,
curandone il costante aggiornamento.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa tempestivamente i competenti organi
parlamentari sulle proposte e sulle materie che risultano inserite
all’ordine del giorno delle riunioni del Consiglio dei Ministri
dell’Unione europea.
5. Il Governo, prima dello svolgimento delle riunioni del Consiglio
europeo, riferisce alle Camere, illustrando la posizione che intende
assumere e, su loro richiesta, riferisce ai competenti organi
parlamentari prima delle riunioni del Consiglio dei Ministri
dell’Unione europea.
6. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie riferisce semestralmente alle Camere
illustrando i temi di maggiore interesse decisi o in discussione in
ambito comunitario e informa i competenti organi parlamentari sulle
risultanze delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell’Unione
europea e del Consiglio europeo, entro quindici giorni dallo
svolgimento delle stesse.
7. Sui progetti e sugli atti di cui ai commi 1 e 2 i competenti
organi parlamentari possono formulare osservazioni e adottare ogni
opportuno atto di indirizzo al Governo. A tale fine possono
richiedere al Governo, per il tramite del Presidente del Consiglio
dei Ministri ovvero del Ministro per le politiche comunitarie, una
relazione tecnica che dia conto dello stato dei negoziati, delle
eventuali osservazioni espresse da soggetti gia’ consultati nonche’
dell’impatto sull’ordinamento, sull’organizzazione delle
amministrazioni pubbliche e sull’attivita’ dei cittadini e delle
imprese.

Art. 4.
Riserva di esame parlamentare
1. Qualora le Camere abbiano iniziato l’esame di progetti o di atti
di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 3, il Governo puo’ procedere alle
attivita’ di propria competenza per la formazione dei relativi atti
comunitari e dell’Unione europea soltanto a conclusione di tale
esame, e comunque decorso il termine di cui al comma 3, apponendo in
sede di Consiglio dei Ministri dell’Unione europea la riserva di
esame parlamentare.
2. In casi di particolare importanza politica, economica e sociale
di progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 3, il
Governo puo’ apporre, in sede di Consiglio dei Ministri dell’Unione
europea, una riserva di esame parlamentare sul testo o su una o piu’
parti di esso. In tale caso, il Governo invia alle Camere il testo
sottoposto alla decisione affinche’ su di esso si esprimano i
competenti organi parlamentari.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, il Presidente del Consiglio dei
Ministri ovvero il Ministro per le politiche comunitarie comunica
alle Camere di avere apposto una riserva di esame parlamentare in
sede di Consiglio dei Ministri dell’Unione europea. Decorso il
termine di venti giorni dalla predetta comunicazione, il Governo puo’
procedere anche in mancanza della pronuncia parlamentare alle
attivita’ dirette alla formazione dei relativi atti comunitari e
dell’Unione europea.

Art. 5.
Partecipazione delle regioni e delle province autonome alle
decisioni relative alla formazione di atti normativi comunitari
1. I progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 3 sono
trasmessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro
per le politiche comunitarie, contestualmente alla loro ricezione,
alla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti
dell’Assemblea, dei Consigli regionali …

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