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Vajont: un nuovo studio a 50 anni dalla frana

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Il corpo di frana del Monte Toc, dal cui versante si staccò un frana gigantesca nel 1963, e alcuni settori della valle del Vajont saranno oggetto di uno studio congiunto da parte dei ricercatori Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, e dell’Università di Padova, nell’ambito di una convenzione della durata di 12 mesi che i due istituti hanno da poco sottoscritto.

Lo studio esaminerà l’area di frana e dei dintorni da un punto di vista elastico-acustico, con tecnologie assai più moderne di quelle impiegate in passato. “L’analisi dei documenti esistenti sarà il punto di partenza – ha spiegato Massimo Giorgi, responsabile scientifico del progetto per Ogs, coadiuvato da Roberto Francese, entrambi ricercatori del Dipartimento di Geofisica della Litosfera –. Poi acquisiremo i dati geofisici in loco, e li elaboreremo per produrre un modello elastico-acustico della frana”.

Il risultante modello fisico-matematico della struttura interna della frana rivelerà se, durante il distacco del versante montuoso verificatosi 48 anni fa, si sono determinati scivolamenti a diversa velocità e zone di rottura secondarie che hanno amplificato il disastro. L’obiettivo successivo sarà trasformare il modello così realizzato in uno strumento previsionale da applicare in zone con analoghe caratteristiche geo-morfologiche e dinamiche, per evitare, ove possibile, il ripetersi di fenomeni analoghi.

L’indagine avrà caratteristiche sperimentali, ma i risultati potranno essere applicati non solo al Friuli Venezia Giulia, ma anche ad altre zone colpite da dissesto idrogeologico, un problema che affligge buona parte del territorio nazionale.

O.O.

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