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Rischio idrogeologico: perche’ intervenire sui corsi d’acqua?

Dal controllo delle piene al miglioramento del drenaggio, sono molti i fattori che possono indurre a intervenire sui corsi d'acqua

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Gli obbiettivi degli interventi artificiali sui corsi d’acqua e delle azioni di sistemazione idraulica sono di spostare il problema o in punti non previsti o più a valle rispetto alla posizione d’intervento.

Le azioni antropiche sui corsi d’acqua possono consistere in:

  • –> stabilizzazione delle sponde mediante rivestimenti e protezioni di sponda, quali gabbioni, lastre o pannelli in calcestruzzo e massicciate;
  • –> ampliamento dell’alveo in verticale od orizzontale;
  • –> controllo del trasporto solido mediante briglie;
  • –> rimozione della vegetazione e dragaggi sistematici di sedimenti e tronchi d’albero;

si ha così una riduzione della resistenza idraulica sulle sponde e sul fondo (diminuzione della scabrezza).

Questi interventi servono a prevenire un fenomeno di piena, ovvero una concentrazione del deflusso delle acque che non necessariamente rappresenta un aspetto negativo e catastrofico. Si ha quindi un innalzamento del pelo libero con conseguente pericolo di fuoriuscita dagli argini a causa di un aumento della portata rispetto a quella considerata normale.

Gli eventi di piena avvengono in concomitanza di eventi meteorici estremi per intensità ed estensione territoriale, quindi legati alla probabilità di accadimento (periodo di ritorno) che però può evolvere in un evento pericoloso a causa di:

  • –> crescita di insediamenti e attività economiche nelle pianure alluvionali;
  • –> riduzione della naturale capacità di ritenzione idrica del suolo a causa dei diversi usi.

 

 

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I fattori che incidono sul verificarsi di un evento alluvionale calamitoso possono essere legati:

  • –> alle condizioni meteorologiche:
  • –> precipitazioni ingenti: i precursori di evento (per rischio di inondazione) sono associati al superamento di soglie pluviometriche e/o livelli idrometrici che normalmente, o molto probabilmente, preludono al verificarsi dello scenario stesso. Il raggiungimento di tali soglie di pioggia o portata deve essere costantemente monitorato mediante connessione a reti in tempo reale o di telesorveglianza, per poter disporre l’accesso ai vari livelli di attivazione del modello di intervento. Negli ultimi decenni la ricorrenza degli eventi alluvionali è stata aggravata dalle mutate condizioni climatiche medie, in particolare dovute all’aumento della temperatura media globale, a sua volta legata alla quantità di energia associata ai fenomeni meteorologici;
  • –> temporali con grandine;
  • –> consistente scioglimento nevoso;
  • –> alle caratteristiche del bacino imbrifero quali ad esempio:
  • –> la configurazione del terreno;
  • –> la vegetazione;
  • –> la quantità di detriti presenti ed eventuali intasamenti;
  • –> la rottura degli argini;
  • –> gli impianti di deflusso sottodimensionati;
  • –> i temporanei guasti tecnici e coltivazioni improprie sulle superfici agricole limitrofe.

Le condizioni sopraccitate possono dunque provocare flussi detritici, inondazioni ed erosione delle sponde e del fondo. Quest’ultima può dipendere dal deflusso dell’acqua, dallo stato del fondo, dalla consistenza geologica, dalla pendenza e dalla geometria. Per valutare l’intensità di erosione occorre stimare la potenza media d’asporto di materiale dalla scarpata in corrispondenza di ogni evento.

La soluzione che si può intraprendere consiste nella delimitazione delle fasce fluviali e nella redazione di appositi piani di bacino previsti dalla direttiva 2007/60/CE. Secondo la direttiva sono previste tre fasi di attuazione: gli Stati membri dovevano procedere entro il 2011 a una valutazione preliminare dei rischi d’inondazione dei bacini idrografici del proprio territorio e delle relative zone costiere. Se la probabilità dei danni da alluvione è stata considerata elevata, gli Stati membri dovevano, entro il 2013, definire delle zone inondabili e delle mappe dei rischi d’inondazione. Infine, entro il 22 giugno 2015 (art. 7 comma 8), dovranno essere ultimati e pubblicati i piani di gestione del rischio alluvioni.

 

 

 

 

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