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L’asteroide Vesta svela i suoi segreti

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Grazie ai dati della sonda Nasa Dawn, sono state rilevate nuove informazioni sulla storia geologica del grande asteroide Vesta, per molti anni visto solo come un punto luminoso nel cielo notturno. Presentati in un incontro recentemente tenutosi nella sede dell’Unione europea di Geoscienze a Vienna, i dati riguardano in particolare la regione equatoriale e quella del polo sud di Vesta, offrendo indizi importanti per identificarne la struttura interna e mostrando il processo di continua rielaborazione della superficie, definito dagli scienziati una sorta di “lifting geologico”.

Frutto di nove mesi di lavoro sull’asteroide, gli scatti sono stati realizzati tramite lo spettrometro Vir-Ms (Visible and InfraRed Mapping Spectrometer) che si trova a bordo dei Dawn, promosso e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e realizzato dalla Selex Galileo con la guida scientifica dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica).

È stata immortalata la variegata composizione della superficie di questo enorme frammento di materia orbitante e le sue brusche variazioni di temperatura. Gli scatti sono stati catturati a 420 miglia (680 chilometri) e 130 miglia (210 chilometri) dalla superficie dell’asteroide e mostrano una grande varietà di minerali e differenti modelli di rocce.

“Le immagini suggeriscono – ha spiegato Harald Hiesinger dell’Università di Monaco, tra i responsabili scientifici della missione – una straordinaria varietà di processi che hanno ‘dipinto’ la superficie di Vesta”. Come ad esempio il cratere Tarpea, nei pressi del Polo Sud dell’asteroide, dove le immagini hanno rivelato la presenza di minerali che appaiono come strati brillanti sui ripidi pendii del cratere. I dati suggeriscono che “la ‘pelle’ di Vesta è continuamente soggetta a una sorta di lifting”, come ha definito il processo Maria Cristina De Sanctis dell’Inaf e responsabile di Vir-Ms.

Gli strati più vicini alla superficie sembrano risentire dei vari bombardamenti di meteoriti su Vesta, mentre gli strati inferiori conservano le loro caratteristiche originali. Le frequenti frane sui versanti dei crateri presenti sull’asteroide hanno poi rivelato altri modelli di minerali nascosti.

Per quanto riguarda le temperature, invece, oscillano da meno 10 gradi Fahrenheit (meno 23°) nelle aree più assolate, fino a meno 150 gradi Fahrenheit (meno 100° all’ombra), a dimostrare che la superficie di Vesta risponde rapidamente all’illuminazione a causa della mancanza dell’effetto mitigante dell’atmosfera.

Grazie a Dawn gli scienziati hanno potuto pertanto ottenere una visione “quasi in 3d” della struttura interna di Vesta, ottenendo la più alta risoluzione di mappe di temperatura superficiale mai avuta di qualsiasi asteroide visitato da un veicolo spaziale. Le rilevazioni confermerebbero così l’ipotesi di un violento scontro con un altro corpo celeste che ha spazzato via il materiale superficiale più leggero, lasciando un profondo solco e una montagna alta 22 km, una delle più alte del Sistema Solare.

Lanciato nel 2007, Dawn ha iniziato la sua esplorazione dell’asteroide a circa 330 miglia a livello della superficie (530 chilometri) a metà del 2011. Quando avrà terminato la sua missione su Vesta, il suo prossimo incarico sarà studiare il pianeta nano Cerere dove arriverà nel 2015.

V.R.

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