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Il 93% dei comuni romagnoli è a rischio sismico

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“I rischi legati all’assetto territoriale in Emilia-Romagna hanno numeri importanti, fortemente impattanti sull’economia e sull’assetto del territorio e impongono un’attenzione particolare alla prevenzione nella progettazione di costruzioni ed infrastrutture”.

Ad affermarlo è stato il Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna Maurizio Zaghini. Infatti il 93% dei comuni è classificato a rischio sismico: su 348, infatti, 214 rientrano in zona 3 e 112 in zona 2, localizzati prevalentemente nelle aree appenniniche mentre più del 10% del territorio regionale è classificato in frana, attiva o quiescente. “Il nostro paese – ha sottolineato Zaghini – storicamente “insegue” le catastrofi naturali, agendo sul post-evento in regime di emergenza, mentre occorre sviluppare maggiormente la prevenzione sia con lo studio approfondito del territorio (con la pianificazione territoriale) sia con la caratterizzazione dei rischi geologici sito specifici.

Sempre più necessaria quindi una revisione della normativa, sia nazionale che regionale. La Regione Emilia-Romagna già nel 2007, ha approvato l’Atto di indirizzo per la microzonazione sismica (Delibera 112/07) dettando i criteri di formazione degli strumenti urbanistici per la prevenzione del rischio sismico. Le NTC 08, anche se sicuramente perfettibili, integrandosi con la normativa regionale portano ad un livello soddisfacente la prevenzione per quanto riguarda i nuovi interventi. Ora rimane aperto l’enorme problema dell’adeguamento del patrimonio edilizio esistente, in particolare degli edifici edificati a partire da dopoguerra fino a tutti gli anni ’70.

Una situazione che si può contenere, un problema che si può ridimensionare e diversi danni che si possono evitare grazie a un’accorta politica di intervento.

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