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I vulcani di sabbia e fango, effetto secondario del terremoto

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Sono centinaia i vulcani di sabbia e fango che si sono formati soprattutto nei Comuni di San Carlo di Sant’Agostino (Fe) e di San Felice (Mo) colpiti dalle recenti scosse di terremoto. Caratterizzati da un diametro di circa un metro e disposti uno di seguito all’altro per 50-100 metri, lungo una frattura sismica, si sono formati in seguito alla liquefazione della sabbia che avviene nel sottosuolo, sotto la spinta di una fortissima pressione.

In pratica le onde sismiche hanno provocato una sovrappressione dell’acqua che, essendo incomprimibile, ha causato in profondità la liquefazione dei granelli. Da ciò si è originato il fango, che è fuoriuscito in superficie in corrispondenza delle fratture del terreno.

“È un fenomeno che avviene soltanto in condizioni molto particolari – ha spiegato all’Ansa la ricercatrice dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Paola Montone –. So verifica quando nel sottosuolo, anche a pochissima profondità, si trovano strati di sabbia e argilla, come appunto in Pianura Padana”.

La sabbia liquefatta rende instabile il terreno, mentre la sua fuoriuscita crea un vuoto nel sottosuolo, provocando l’inclinazione, o anche il crollo, delle strutture edilizie. Per questo è stato stilato un programma di indagini geologiche, geotecniche e geofisiche, che coinvolgerà i più importanti enti scientifici italiani e, ovviamente, i geologi volontari accorsi in Emilia e impegnati in sopralluoghi da quando si è verificato il primo terremoto il 20 maggio scorso.

O.O.

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