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Fiumi italiani: solo quattro sono in buona salute

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Melfa, Tagliamento, Angitola e Ciane. Sono questi i quattro fiumi italiani in buona salute, secondo l’analisi effettuata dal WWF sul sistema fluviale italiano contenuta nel dossier “Fiumi d’Italia”, presentato ieri a Roma a seguito del censimento Liberafiumi effettuato lo scorso maggio da oltre 600 volontari in tutta

Ai primi quattro classificati fanno seguito: Arzino, Taro, Simeto, Biferno, Sangro, Piave, Ippari, Magra, Adda, Ofanto, Oreto, Savio. Chiudono la classifica Volturno, Sagittario-Aterno, Arno, Aniene, Agri, Tevere, Po di Primaro e Chiascio. Questa in sintesi la ”fotografia” che emerge dal

Tra le cause per comprendere i mali dei nostri fiumi, il WWF indica la canalizzazione e la diffusa infrastrutturazione della rete idrografica, il consumo e l’impermeabilizzazione dei suoli, che dovrebbero essere lasciati all’esondazione naturale, la continua distruzione della vegetazione naturale che cresce lungo le sponde, i progetti di navigazione che tolgono sabbia e ghiaia dal letto dei fiumi, l’aumento e la diversificazione degli usi dell’acqua, come l’utilizzo indiscriminato per produrre la neve artificiale.

A queste problematiche, il dossier “Fiumi d’Italia” questo unisce l’incremento dei piccoli impianti idroelettrici, soprattutto sull’arco alpino dove. Ma anche l’agricoltura, la florovivaistica e la zootecnia producono impatti ambientali estremamente pesanti ai corsi d’acqua e alle falde in molte parti del Paese, come nella media pianura padana tra l’Oglio, il Po e il Mincio o nella piana dell’Arno nel pistoiese.

Gli eccessivi prelievi d’acqua per i differenti usi hanno stravolto i regimi naturali dei corsi d’acqua, enfatizzando i fenomeni estremi (magre e piene) ai quali, recentemente, si sono aggiunte le conseguenze dei cambiamenti climatici. Il rapporto appena ultimato dall’Agenzia europea per l’ambiente, sottolinea il WWF, afferma che tra il 1998 e il 2009 i disastri naturali hanno causato in Europa poco meno di 100mila morti, hanno colpito 11 milioni di persone e hanno prodotto danni per 150 miliardi di euro.

Un capitolo del dossier è poi dedicato alle discariche abusive di rifiuti ritrovate lungo tutti i tratti censiti. Solo sul Volturno ne sono stati rilevati 65, sull’Agri 51, sul Sangro 25 e 24 sull’Ofanto. Dei tratti fluviali censiti dal WWF ben 12 sono interessati da depositi o presenza di eternit: nel fiume Volturno delle 65 discariche rilevate oltre la metà contenevano amianto.

Per passare dal dissesto idrogeologico alla gestione responsabile dei bacini idrografici il WWF avanza delle proposte, tra cui la rinaturazione, intesa come risposta per diminuire i danni provocati da frane e esondazioni sempre più frequenti dei corsi d’acqua e per ripristinare le caratteristiche ambientali e la funzionalità ecologica degli ecosistemi.

Per fare questo occorre ripristinare la qualità dell’acqua, ridurre le opere idrauliche di sfruttamento e difesa restituendo spazio al fiume anche attraverso delocalizzazioni e modifiche urbanistiche innovative, ristabilendo le dinamiche geomorfologiche fluviali – riequilibrio nel trasporto di sedimenti, possibilità di divagare e di esondare in modo diffuso, ripristino di un regime idrologico più prossimo a quello naturale – e di corridoio ecologico – riqualificazione della vegetazione della fascia riparia e del corridoio fluviale -.

di O.O.

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