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Emissioni geologiche per 60 milioni di tonnellate di metano l’anno

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L’emissione annuale di metano nell’atmosfera ammonterebbe a 60 milioni di tonnellate: la cifra è superiore di circa 10 tonnellate alla stima che era stata pubblicata nel 2004 da Giuseppe Etiope, geologo dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che da dieci anni lavora alla raccolta dati sulle emissioni di metano in atmosfera, ovvero le emissioni naturali di gas serra che risalgono da rocce profonde lungo le fratture della crosta terrestre.

La nuova stima, sempre di Etiope, è stata pubblicata dalla rivista scientifica Nature Geoscience in un articolo (“Methane uncovered”) che prende spunto da un recente studio pubblicato sulla stessa rivista da ricercatori americani, i quali hanno scoperto 150mila manifestazioni superficiali di gas naturale (seeps) in Alaska, originate dello scioglimento dei ghiacci a partire dalla piccola era glaciale avvenuta tra il 1600 e il 1800 d.c.

Lo studio conferma che le emissioni geologiche sono la seconda fonte naturale di metano, dopo le “wetlands” (terre umide, paludi). Il metano delle wetlands è un gas “biologico” prodotto in tempi recenti da microbi specializzati (metanogeni); il metano “geologico” è invece quello prodotto in passate ere geologiche dalla degradazione della sostanza organica in rocce più o meno profonde, e accumulatosi nei giacimenti petroliferi e di gas naturale; tale gas può migrare verso la superficie terrestre lungo spaccature (faglie, fratture) della crosta terrestre.

Gli studi di Etiope hanno dimostrato che queste risalite naturali di gas sono più diffuse e abbondanti di quanto sia mai stato previsto, con flussi di gas in atmosfera spesso superiori a quelli prodotti dai processi biologici. La scoperta dei seeps in Alaska suggerisce che le emissioni geologiche potrebbero addirittura aumentare in caso di scioglimento dei ghiacci nelle aree petrolifere polari.

“Mentre siamo in grado di ridurre quelle dell’uomo, non possiamo controllare le emissioni naturali” spiega Etiope, “soprattutto quelle geologiche, che in futuro potrebbero aumentare enormemente se i ghiacci diminuissero, accelerando così i cambiamenti climatici”.

 

V.R.

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