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Duecentocinquanta anni di scienza dei terremoti in Italia

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Studiare la storia della sismologia italiana attraverso strumenti e documenti storici originali, spiegare il magnetismo terrestre e le sue interazioni con il Sole attraverso mostre interattive, entrare nel cuore del Pianeta con filmati 3D. Sono questi i percorsi della mostra organizzata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dal CentroScienza di Torino, in collaborazione con il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra-Cma), Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e numerosi enti di ricerca pubblici e privati.

Inaugurata martedì 6 maggio a Torino presso la ex Manifattura  Tabacchi, in occasione della Conferenza stampa di presentazione delle Settimane della scienza 2014, Osservati, osservanti, osservatori: 250 anni di scienza dei terremoti in Italia sarà visitabile fino al prossimo 29 giugno. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle manifestazioni dell’Anno Mercalliano, in ricordo della figura di Giuseppe Mercalli, scienziato conosciuto in tutto il mondo per aver legato il suo nome alla ‘scala’ d’intensità con cui è possibile classificare gli effetti dei terremoti, a cento anni dalla sua scomparsa.

L’Italia vanta una delle più antiche tradizioni al mondo nei settori dell’osservazione scientifica dei terremoti – spiega il dirigente di ricerca dell’Ingv e curatore scientifico della mostra, Graziano Ferrari -. I primi concreti tentativi di registrazione in Italia, prima con semplici sismoscopi, poi con strumenti sempre più sofisticati, risalgono già agli anni Trenta del XVIII secolo. E per diversi motivi, il Piemonte è da annoverare tra i luoghi più importanti di questa storia scientifica: la misura dei terremoti ha radici a Moncalieri, dove nel 1858 padre Francesco Denza fondò una rete per la raccolta di dati meteo che contribuì anche alla prima rete italiana di osservazione sismologica strumentale; la famosa Scala Mercalli nacque dai rilievi di Torquato Taramelli e Giuseppe Mercalli sul territorio ligure e piemontese, colpiti dal sisma del 23 febbraio del 1887”.

“È stata proprio l’intensa attività di progettazione e realizzazione di strumenti di registrazione sismica a dare vita in quegli anni a una densa rete di osservazione meteorologico-sismica – afferma il Presidente dell’Ingv, Stefano Gresta –. Negli ultimi 25 anni i progetti Tromos e Sismos del nostro istituto hanno condotto un censimento e una sistematica operazione di recupero e valorizzazione scientifica e culturale di osservatori, strumenti e documentazione di questa intensa e unica tradizione scientifica, il cui studio consente una ricostruzione documentata dell’originale percorso disciplinare della sismologia in Italia”.

L’esposizione propone 70 strumenti restaurati dall’Ingv, documenti e oggetti storici, che proiettano il visitatore verso le ricerche più interessanti realizzate in 250 anni di storia della sismologia italiana. Con il percorso “Esplorando la Terra”, curato da Giuliana D’Addezio, ricercatrice delI’Ingv, inoltre, sarà possibile entrare nel cuore del Pianeta attraverso filmati 3D, studiare il magnetismo e il moto delle placche con exhibit interattivi, seguire il monitoraggio dei fenomeni sismici e vulcanici e, infine, dall’installazione di una moderna stazione sismica, osservare le onde originate dai terremoti prodotti artificialmente dai visitatori.

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