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Convivere con il rischio idrogeologico

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La Fondazione e l’Ordine dei Geologi della Toscana, riunitisi nei giorni scorsi nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze, hanno riflettuto sugli ultimi disastri che hanno colpito il territorio italiano e sul dissesto idrogeologico, due tematiche che richiedono l’intervento immediato di istituzioni e soprattutto dei geologi.

L’incontro, intitolato “Si può convivere con il dissesto idrogeologico?”, aveva come obiettivo dare risposte concrete a questo quesito, attraverso gli interventi di diversi esperti. E’ emerso, ad esempio, che la politica territoriale deve essere ridisegnata, ottimizzando le risorse economiche a disposizione e valorizzando le competenze all’interno degli enti pubblici. I Geologi, insomma, devono tornare ad occuparsi di Geologia nelle Pubbliche Amministrazioni e non essere demandati ad altri incarichi che poco o niente hanno a che  fare con la tutela del territorio. Pertanto, si è proposto di istituire un “geologo di zona”, che basandosi sulla conoscenza dell’area assegnatagli, possa curarne la prevenzione di disastri. Come ha spiegato Nicola Casagli, Responsabile del Centro di Competenza per il Rischio Idrogeologico presso il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, le alluvioni nella storia hanno sempre avuto un andamento ciclico, la mutevolezza del clima è un dato di fatto. L’individuo, per questa ragione, deve ricucire il proprio rapporto con l’ambiente in cui vive.

Oltre ad un’azione di prevenzione, ha detto l‘Assessore regionale all‘Urbanistica, Anna Marson, a conclusione dei lavori, bisogna sviluppare parallelamente una cultura della convivenza con il rischio, “attivando la popolazione interessata, facendo sì che i piani di Protezione Civile divengano un punto di vista diverso e specifico rispetto agli strumenti di pianificazione del territorio”. L’Assessore ha anche aggiunto che “all’interno delle amministrazioni, soprattutto nelle relazioni interistituzionali, si cela una certa opacità, che pare più che altro un modo per svicolare le responsabilità connesse agli interventi urbanistici nelle zone a rischio”.  

C.C.

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