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Alluvione nelle Marche, cosa e’ successo a Senigallia

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Il bollettino meteorologico (Figura 1) recava l’avviso di criticità idrogeologica regionale (n. 5 del 02/05/2014 ore 13:00), emesso dalla Protezione civile delle Marche e valido sino alla mezzanotte del 4 maggio, il quale prevedeva: “l’ingresso di una perturbazione di origine atlantica stazionerà sulla nostra penisola per l’intero fine settimana, determinando precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio, abbondanti e diffuse su tutta la regione»; inoltre si avverte che “data l’evoluzione meteorologica prevista saranno possibili smottamenti e frane, soprattutto lungo strade e versanti più acclivi, allagamenti ed innalzamenti significativi del livello idrometrico nel reticolo idrografico, anche con la possibilità di locali esondazioni”.

 

 

 

Il livello di criticità idrogeologia e idraulica raggiunto fu previsto come “moderato” su tutta la regione Marche (Figura 2). Ciò che accade dopo questo bollettino però ha l’aspetto di un nuovo disastro ambientale in cui si contano due vittime, decine di sfollati, esondazioni dei fiumi Esino, Cesano, del torrente Triponzi nonché l’alluvione del Misa che ha messo in ginocchio il comune di Senigallia, trasformando le strade in fiumi di fango e rallentando la macchina dei soccorsi.

 

 

 

 

A seguito di questa breve descrizione, nasce il lecito interrogativo: Quali sono in motivi che hanno portato a questo nuovo disastro idrogeologico?

In Italia 6 milioni di persone vivono nei 6.631 comuni che presentano almeno una situazione di elevato rischio idrogeologico. Nel nostro Paese vi sono 29.500 kmq ad alta criticità idrogeologica. Dall’inizio del ‘900 ad oggi abbiamo avuto più di 4.000 eventi gravi, di cui 1.600 hanno prodotto vittime, gli sfollati sono stati più di 700.000 ed incalcolabili i danni all’economia italiana. In Italia più di 6.000 edifici scolastici sono in aree potenzialmente ad elevato rischio idrogeologico. Nelle Marche il 10% delle scuole è in aree potenzialmente ad elevato rischio idrogeologico”.

Questo passaggio fa parte del comunicato stampa emanato dal Consiglio Nazionale dei Geologi (Cng) il 04/05/2014, che spiega ed evidenzia nuovamente comportamenti sia del privato cittadino sia dell’amministrazione pubblica che ledono fortemente l’ambiente in cui viviamo. Possono sembrare ripetitive le descrizioni delle cause ma finché queste non saranno adeguatamente contrastate con una prevenzione ed una mitigazione del rischio sul territorio, eventi accaduti nelle Marche ora, in Sardegna o in Emilia Romagna prima, saranno sempre più frequenti.

Ciò che dovrebbe preoccupare non è tanto l’intensità o la frequenza delle precipitazioni, quanto se le condizioni in cui versa il territorio siano o meno idonee a sopportare e a far defluire in modo adeguato le acque meteoriche, senza che frane ed esondazioni diventino eventi ricorrenti. Le cause che portano a tragedie come quelle avvenute a Senigallia – comune in provincia di Ancona, tra i più colpiti nel week end scorso, Figura 3 – sono molteplici e riconducibili il più delle volte all’azione antropica sul territorio: cementificazione in alveo, restringimenti e variazioni del percorso fluviale e torrentizio, mancata manutenzione ordinaria dei letti dei fiumi (banalmente si pensi alla crescita non controllata della vegetazione, che produce una riduzione della sezione di deflusso delle acque, portando i suoi livelli a valori ragguardevoli che si traducono in esondazioni e quindi fuoriuscita dagli argini).

L’acqua meteorica incide sì sui corsi d’acqua, ma anche sul terreno; quest’ultimo, negli anni, ha subito un drammatico impoverimento poiché è stato sede di modificazioni dei versanti, in conseguenza dell’abbandono dei coltivi, alla carenza delle adeguate e necessarie opere di contenimento e di sistemazione idraulica. A ciò si aggiunge l’edificazione selvaggia e il mancato rispetto della pianificazione territoriale, giustificato talvolta dall’attesa di una normativa specifica, chiara, rigida e capace di non lasciare spazio ad interpretazioni e varianti soggettive.

A supporto di quanto anzi scritto si riportano le parole taglienti, dette al quotidiano La Stampa, del consigliere nazionale dell’Ordine dei Geologi Piero Farabollininelle Marche il dissesto idrogeologico si attiva appena dopo poche gocce di pioggia. Stiamo pagando perché non si sta facendo nulla di serio e programmatico, nulla che favorisca la qualità e l’efficacia degli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e come al solito non si parla mai di prevenzione”.

 

 

 

 

 

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