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Allarme sinkholes: voragini occulte anche nei centri urbani densamente popolati

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I sinkholes sono sprofondamenti del suolo e rappresentato un fenomeno che seppur in misura diversa interessa tutto il territorio italiano. Queste voragini sono spesso mascherate e difficilmente distinguibili a causa della presenza di strutture recenti ad opera umana.

I sinkholes sono caratterizzati da una rapida evoluzione che coinvolge aree urbanizzate e infrastrutture, talvolta con un costo in vite umane. Ad innescare queste voragini, piogge copiose e fratture del suolo ma anche attività umane ed eventi sismici. Questi sprofondamenti, ampi anche centinaia di metri, minacciano i centri urbani e le aree naturali, verificandosi in modo spesso improvviso e devastante. Per questo motivo sono un fattore di rischio elevato e andrebbero attentamente valutati in funzione di pianificazioni future.

Di questo si è discusso ieri a Roma, nella sede dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel corso del workshop internazionale “I sinkholes. Gli sprofondamenti catastrofici nell’ambiente naturale ed in quello antropizzato”.

Il fenomeno sinkhole, infatti, non risparmia neanche centri urbani densamente popolati, come la città di Roma, sotto la cui superficie sono presenti numerosissime cavità sotterranee di origine antropica come cave, catacombe, cunicoli idraulici, acquedotti, fognature e sotterranei di interesse archeologico. Si tratta soprattutto di strutture costituite da depositi vulcanici litoidi o pozzolanacei e subordinatamente ghiaie e/o sabbie. Dal 1915 ad oggi, nella Capitale si sono verificati circa 100 casi di dissesto, tutti dovuti a cave sotterranee di materiali da costruzione: episodi che, oltre ai danni materiali, hanno causato non poche vittime.

Ma non solo Roma, sprofondamenti o voragini ci sono anche in aree urbane e rurali della Puglia. Connessi sia a cavità carsiche di origine naturale che a cavità artificiali scavate dall’uomo in epoche e per finalità diverse, gli sprofondamenti pongono seri problemi di salvaguardia del territorio e, recentemente, sono stati più volte all’attenzione dell’opinione pubblica.

Ma per questo problema una normativa ad hoc è stata realizzata solo dalle Regioni Lazio e Sardegna, le quali prevedono sia il monitoraggio delle aree edificate che di quelle su cui si intende costruire. Nel primo caso, si forniscono utili informazioni alla Protezione civile, nel secondo si avviano indagini geofisiche e idrogeologiche per individuare eventuali cavità nel sottosuolo suscettibili di propagarsi in superficie.

Il Servizio Geologico d’Italia dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale da alcuni anni è impegnato nella realizzazione di uno studio sistematico degli sprofondamenti in aree di pianura, arrivando a censire circa 850 casi di sinkholes naturali, a cui ovviamente si sommano centinaia di casi di sprofondamenti antropici. I risultati dello studio sono stati organizzati in un Database Nazionale dei Sinkholes consultabile su internet.

L’aspetto innovativo di rilievo connesso alla realizzazione del Database Nazionale è dato dall’approccio: l’oggetto della ricerca, infatti, riguarda sia la dimensione areale (non limitandosi solo alle aree urbanizzate) che quella temporale, ricercando sia le segnalazioni più o meno recenti degli enti e delle amministrazioni locali che le fonti, le citazioni e le mappe più remote.

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