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500 geologi a confronto sul Rischio Sismico

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Questa volta sarà Firenze ad ospitare il Forum Nazionale dei Geologi, organizzato dagli Ordini Regionali e dal Consiglio Nazionale dei geologi italiani , giunto al secondo appuntamento. Il primo si svolse a Roma ed in quella sede i geologi rilanciarono con forza l’appello alla prevenzione sul fronte del dissesto idrogeologico. A Firenze , il 21 Gennaio 2011, i Presidenti degli Ordini Regionali , il Consiglio Nazionale dei Geologi completamente rinnovato con alla guida il nuovo Presidente , Gian Vito Graziano e le centinaia di geologi , focalizzeranno l’attenzione sul rischio sismico, in particolare sulle Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni .

“L’Italia è un paese giovane dal punto di vista geologico, con catene montuose in piena formazione, per questo si verificano annualmente un elevato numero di terremoti, non tutti percepiti dall’uomo – ha affermato Roberto Troncarelli, neo – presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio –  e risulta essere una delle zone più sismiche del mediterraneo.

Le aree maggiormente colpite, in cui gli eventi hanno raggiunto il X e XI grado d’intensità della scala Mercalli, sono le Alpi Orientali, l’Appennino settentrionale, il promontorio del Gargano, l’Appennino centro meridionale, l’Arco Calabro e la Sicilia Orientale.

Nell’ambito dei rischi naturali che caratterizzano il nostro Paese, il rischio di terremoti è quello con impatto sociale ed economico più elevato, per l’alta densità abitativa e la conseguente grande diffusione di infrastrutture. Per non parlare dei numerosi beni culturali antichi”.

Troncarelli ha ricordato numeri importanti.

“Secondo uno studio del CRESME – ha proseguito il presidente dei geologi laziali – che ha incrociato i dati della localizzazione delle scuole con le mappe sismiche della Protezione Civile, in Italia più di 20.000 edifici scolastici, pari al 46% delle scuole, e il 41% degli ospedali si trovano in aree ad elevato rischio di terremoti, per un totale di circa 4,7 milioni di utilizzatori. Napoli è la Provincia con il maggior numero di unità a rischio,

La Protezione Civile valuta in oltre 100 miliardi di euro il costo cumulato dei terremoti negli ultimi 40 anni.

La pericolosità degli eventi sismici risulta, purtroppo, amplificata dall’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano: il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1971 e la normativa antisismica è entrata in vigore nel 1974. Questo benché, come si è potuto osservare nel recente terremoto dell’Aquila, la vetustà non necessariamente implica un cattivo stato di conservazione delle strutture e di risposta alle sollecitazioni sismiche, ma è sicuramente indicativa della tecnica costruttiva e del non utilizzo di tecnologie antisismiche”.

Dunque “la mappa della pericolosità sismica del territorio italiano nel corso degli anni è stata modificata più volte – ha continuato Troncarelli –  quasi sempre aggiungendo aree in cui si erano verificati terremoti e che, per questo, acquisivano un certo grado di sismicità. Di conseguenza, benché la prima legge sulle costruzioni antisismiche sia del 1974, possono esserci edifici costruiti successivamente non conformi alla normativa antisismica perché all’epoca della costruzione l’area non risultava sismica.

La sismicità di un dato territorio viene infatti attribuita a seguito di qualche evento sismico che l’ha coinvolto.

In Italia l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mediante l’analisi delle registrazioni della Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), localizza dai 1700 ai 2500 eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5 ogni anno. Dall’analisi della sismicità storica è emerso che in media in Italia ogni 100 anni si verificano più di 100 terremoti di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6.0”.          

Il terremoto più distruttivo in Italia è stato quello di Messina del 1908. Ebbe una magnitudo pari a 7.1 e causò circa 80.000 vittime.

“L’effetto di un terremoto, tuttavia, non dipende solo da fattori intrinseci, legati all’intensità dello stesso – ha concluso il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio –  ma anche dall’assetto geologico e geomorfologico del sito dove si verifica.

Tali aspetti sono stati per la prima volta trattati, sotto la definizione “risposta sismica locale” che determina gli “effetti di sito”, nelle Norme Tecniche per le Costruzioni NTC08, di cui al DM 14.01.2008, delle quali si discuterà nell’evento di Firenze”. Il 2° Forum Nazionale dei Geologi costituirà la prima occasione di dibattito sulle norme, attraverso l’esposizione ed il commento delle “linee guida”, redatte da una Commissione Interregionale, composta da esponenti di quasi tutti gli Ordini Regionali e destinate a fornire un orientamento ai professionisti geologi nel recepimento, soprattutto concettuale, della nuova normativa.

Il Forum rappresenterà, oltre alla prima uscita pubblica del neoeletto Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano, anche un momento di confronto per quanto concerne l’auspicata omogeneità di applicazione della nuova normativa a livello regionale. Un vero evento nell’evento con conferenza stampa congiunta dei geologi italiani.

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