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Donne e ricerca, Tiziana Sgroi nell’Olimpo dell’oceanografia mondiale

Il volume "Women in oceanography" ha incluso la ricercatrice Ingv tra le storie di eccellenza scientifica al femminile

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Tiziana Sgroi, ricercatrice dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è stata selezionata dalla prestigiosa rivista Oceanography tra gli oltre 200 sketch autobiografici di donne scienziate nel campo dell’oceanografia, pubblicati in un volume speciale dal titolo “Women in Oceanography – A Decade Later”. Si tratta della nuova edizione di un volume cruciale pubblicato dieci anni fa e dedicato al ruolo delle donne nella ricerca scientifica oceanografica.

“La parità di genere nel mondo della ricerca è un obiettivo lontano dall’essere raggiunto”, spiega Sgroi. Il volume mette in luce come, adesso come dieci anni fa, siano rimaste basse le percentuali di genere nel campo della ricerca a livello mondiale. “Negli Stati Uniti”, continua Sgroi, “la statistica sull’occupazione e la possibilità di carriera in ambito accademico delle scienziate che si occupano di oceanografia mostra valori del 30% nel caso di Assistent Professor e inferiori al 20% nel caso di Full/Senior Professor. Inoltre, i dati riguardanti la partecipazione femminile alle campagne oceanografiche dell’Ocean Drilling Program (Odp), cooperazione internazionale nata per esplorare e studiare la composizione e la struttura dei bacini oceanici del nostro pianeta, si aggira intorno al 30%. In entrambi i casi, in Europa le percentuali sono più basse, come ad esempio nelle campagne Odp nelle quali la partecipazione femminile è inferiore al 10%”.

Sgroi ha dedicato la sua attività di ricerca soprattutto allo studio dei sistemi crostali di natura sia tettonica sia vulcanica, attraverso la correlazione tra dati sismici, geofisici e oceanografici. In particolare, l’invito a presentare la propria autobiografia fa seguito alla recente pubblicazione, sulla stessa rivista, dell’articolo” Geohazards in the Western Ionian Sea Insights from Non-Earthquake Signals Recorded by the NEMO-SN1 Seafloor Observatory”, nel quale si evidenziavano le possibili sorgenti di instabilità del fondale del mar Ionio, attraverso l’analisi di dati sismici non associati a terremoti.

“E’ un’immensa soddisfazione, sia a livello lavorativo che personale”, afferma la ricercatrice Ingv. “Essere una delle due italiane invitata a partecipare a questa iniziativa (l’altra è Sara Pensieri dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione del Consiglio nazionale delle ricerche, Issia-Cnr) mi ha riempito di orgoglio, soprattutto per le implicazioni in termini di riconoscimento dell’attività svolta in un campo che, in generale, in Italia non è ancora ben affermato e sostenuto”.

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