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Uno studio ha analizzato la storia della gestione umana del fuoco

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Come si apprende da uno studio pubblicato sulla celebre rivista americana PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) le alterazioni del paesaggio naturale del nostro Pianeta, soprattutto in Africa, risalgono già a molti secoli fa e non sono un fenomeno soltanto recente.

Si è calcolato che il 20% delle emissioni globali di gas serra derivi da disboscamenti ed incendi il cui unico responsabile è l’uomo. I ricercatori del Council for Scientific and Industrial Research del Sud Africa e della Princeton University, autori dello studio, hanno però verificato che la gestione del fuoco ha una sua storia ed essa risale ad un’antichità molto remota.  

E’ stato sviluppato un modello dei regimi degli incendi, cioè modalità e frequenza con cui essi si propagano, a completare le informazioni sulla fisica della propagazione del fuoco, l’effetto che hanno gli esseri umani sui fattori che causano il fuoco e dati paleo-ecologici riguardanti soprattutto l’Africa, in quanto continente con la storia più antica dell’uso umano del fuoco. La portata e la distribuzione nelle stagioni degli incendi si sono modificate secondo le variazioni di densità della popolazione, l’espansione di culture agro-pastorali e la possibilità di provocare il  fuoco. Dallo studio è emerso che il fattore con maggior peso è stato quello umano, cioè quando l’uomo ha imparato ad accendere il fuoco nella stagione secca, trasformando il paesaggio per uso agricolo o pascolo.   

Sally Archibald, A. Carla Staver e Simon A. Levin, gli autori della ricerca, hanno distinto sei fasi di cambiamento dei differenti regimi d’incendi. Per distinguere questi sei stadi, occorre sapere che la stagionalità corrisponde al livello di capacità dell’uomo di appiccare incendi al di fuori della stagione temporalesca, mentre la connettività ecologica è il livello di alterazioni del paesaggio che ne condizionano la propagazione.

La prima fase risale a un milione e mezzo di anni fa e l’unica maniera per appiccare il fuoco era attendere la caduta di un fulmine. La seconda fase, da 1,5 milioni a 300.000 anni fa, la capacità di gestione del fuoco è cresciuta senza però alterare la stagionalità, che invece avrebbe iniziato a subire l’effetto dell’intervento umano nella terza fase, avvenuta fra 300.000 e 70.000 anni fa. Nel quarto stadio, tra 70.000 e 4.000 anni fa, giunge l’espansione della popolazione umana e aumentano gli incendi. La quinta fase, con la diffusione dell’agro-pastorizia africana ha visto modificarsi la massa combustibile e la sua distribuzione, fenomeno che nella sesta fase, che giunge fino ad oggi, si è amplificato ulteriormente. Il primato di emissioni di CO2 e le alterazioni paesaggistiche causate da incendi, tuttavia, non appartiene alla nostra epoca, ma risale al periodo tra i 40.000 e i 4.000 anni fa.   

C.C.

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