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Le gestione delle terre e rocce da scavo verso la semplificazione

Ecco cosa prevede lo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri che dovrebbe semplificare la materia

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Il Consiglio dei ministri del 6 novembre 2015 ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica che introduce una disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, consentendo di assorbire tutte le disposizioni attualmente vigenti in un testo unico, integrato e autosufficiente.

Lo schema di regolamento disciplina:

  • il riutilizzo nello stesso sito di rocce e terre da scavo qualificate sottoprodotti;
  • il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti:
  • la gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Le semplificazioni introdotte riguardano:

  • definizioni più chiare e coordinate con la normativa vigente;
  • una disciplina più dettagliata del deposito intermedio delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti;
  • l’esclusione dei “residui della lavorazione dei materiali lapidei” dalla nozione di terre e rocce da scavo, novità che consente agli operatori di qualificarli come sottoprodotti in presenza delle condizioni di legge e nel pieno rispetto dei livelli di tutela ambientale;
  • l’eliminazione dell’obbligo di comunicazione preventiva all’autorità competente di ogni trasporto di terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, attivando allo stesso tempo i necessari controlli da parte delle Autorità competenti;
  • una procedura più rapida per attestare che le terre e le rocce da scavo generate nei cantieri di grandi dimensioni soddisfino i requisiti normativi nazionali e comunitari per essere qualificate sottoprodotti;
  • un iter più spedito per apportare modifiche sostanziali al piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo, con la possibilità di una proroga di un anno della durata del piano per le terre e le rocce da scavo generate nei grandi cantieri;
  • tempi certi, sempre pari a 60 giorni, per lo svolgimento delle attività di analisi di Arpa e Appa;
  • procedure uniche per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto di bonifica, che forniscano chiarezza e un riferimento normativo unico agli operatori;
  • una procedura specifica per l’utilizzo in sito delle terre e rocce da scavo escluse dal campo di applicazione dei rifiuti e prodotte dalla realizzazione di opere sottoposte a Valutazione di impatto ambientale.

La stesura dello schema di regolamento recepisce le richieste formali presentate dalla Commissione europea nell’ambito della procedura Eu-Pilot 5554/13/ENVI avviata nei confronti dell’Italia, evitando in questo modo la possibilità che il progetto pilota evolva in una procedura d’infrazione contro l’Italia. È previsto che la proposta di regolamentazione sia sottoposta a una consultazione pubblica di trenta giorni e che al suo termine il ministro dell’Ambiente pubblichi eventuali controdeduzioni.

Fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo definitivo, comunque, si continueranno ad applicare le norme e le procedure attualmente in vigore, che riassumiamo qui di seguito.

L’utilizzo delle terre e rocce prodotte in seguito a scavo e, in particolare, la possibilità di gestire questi materiali come sottoprodotti e non come rifiuti, è stato oggetto nell’ultimo decennio di numerosi interventi normativi fino ad arrivare nel 2012 alla pubblicazione di un apposito regolamento con il Decreto ministeriale n. 161/2012. Questa norma, tuttavia, non copriva tutte le casistiche, in quanto non applicabile ai piccoli cantieri (< 6.000 mc), per i quali il comma 7 dell’art. 266 del D.lgs. n. 152/2006 prevedeva una specifica normativa semplificata.

Nel 2013, dopo una serie di provvedimenti urgenti (Decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 e Decreto legge n. 43/2013, convertito, con modifiche, nella Legge n. 71/2013), la Legge n. 98 del 9 agosto 2013 (cd “decreto Fare”), all’art. 41bis, definiva nuove modalità operative, tuttora vigenti, anche se il decreto cd Sblocca Italia impegna il legislatore a rivedere alcuni aspetti della normativa entro la primavera 2015: proprio quello che ora il Governo ha deciso di fare.

La situazione attuale in tema di gestione delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti è dunque la seguente:

  • applicazione del Regolamento di cui al Dm n. 161/2012 per i soli materiali da scavo derivanti da opere sottoposte a Via o ad Aia (art. 184 bis, comma 2 bis del D.lgs. n. 152/2006);
  • applicazione dell’art. 41 bis della Legge n. 98 del 9 agosto 2013 per tutti i cantieri inferiori a 6.000 m3 (compresi quelli che riguardano opere sottoposte a Via o ad Aia) e per tutte le altre casistiche che non ricadono nel DM n. 161/2012, indipendentemente dalla quantità.

Quest’ultima norma, applicabile a tutte le casistiche non ricadenti nel Dm n. 161/2012, prevede che il proponente o il produttore attesti il rispetto dei quattro punti (comma 1) che consentono di considerare i materiali da scavo come sottoprodotti e non rifiuti mediante una “autocertificazione” (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi del Dpr n. 445/2000) da presentare all’Arpa territorialmente competente. La dichiarazione deve contenere sufficienti indicazioni sulla quantità e qualità dei materiali da scavo e sui siti interessati (produzione, deposito e utilizzo).

Le attività di scavo, così come quelle di riutilizzo, devono essere autorizzate dagli enti competenti in quanto attività edilizie e quindi il processo di autocertificazione deve essere coordinato con l’iter edilizio. Il produttore deve inoltre confermare l’avvenuto utilizzo alle Arpa in riferimento al luogo di produzione e di utilizzo. Il trasporto avviene come bene/prodotto.

 

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