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Parchi eolici in Basilicata, l’Inu contro la Giunta regionale

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Racchiusa tra il ‘patrimonio mondiale dell’Umanità’ dei Sassi di Matera e aree paesaggistiche di valore incalcolabile, dalle valli del Bradano al Sinni, la Basilicata è un territorio morfologicamente e geologicamente di grande complessità. In termini di tutela del paesaggio, sta suscitando parecchio scalpore in questi giorni l’autorizzazione concessa dalla Giunta regionale a una società per la realizzazione di una serie di parchi eolici.

Su questa questione è intervenuto l’Istituto nazionale di urbanistica, inviando una lettera aperta al Consiglio regionale della Basilicata in cui si lancia l’allarme sugli effetti che le pale eoliche avrebbero per il territorio lucano: “Praticamente tutti i crinali del territorio regionale”, si legge nella lettera, “potrebbero essere occupati da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani”, compromettendo “aree ad alto valore paesaggistico, come le dolci colline a vigneti del Vulture, le valli del Bradano, del Basento/Cavone, dell’Agri/Sauro, del Sinni. I pali eolici andrebbero a deturpare persino il sito di Matera, dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità”.

Un’operazione “miope e sciagurata”, secondo l’Inu, “frutto avvelenato di una politica che non ha stabilito regole di valutazione delle trasformazioni territoriali e che ha consentito l’approvazione di un Piano Energetico Regionale che non tutela il paesaggio, visto che rinvia l’individuazione dei crinali di valore elevato ma nel frattempo autorizza l’indiscriminata occupazione del territorio”.

Con la lettera in questione la sezione Basilicata dell’Inu chiede al Consiglio regionale che “prima del suo scioglimento aggiorni il Piano Energetico sulle base dei criteri nazionali, in maniera da individuare le aree non idonee per l’installazione dei parchi eolici. In parallelo il medesimo aggiornamento dovrà ridurre la quota di energia assegnata all’eolico trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico, da integrare nelle architetture e collocare nelle sterminate aree industriali dismesse della regione. Quindi non una generica moratoria ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili”.

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