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La questione ambientale nel “decreto fare” approvato sabato

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Approvato dal Consiglio dei ministri di sabato, il cosiddetto “decreto fare” è un corposo pacchetto di oltre 80 norme finalizzato a rilanciare l’economia del Paese. Il provvedimento, che spazia dalle agevolazioni per il credito delle pmi a Equitalia, dalle assunzioni nell’università alla liberalizzazione del wi-fi, dedica spazio anche alla questione ambientale.

Il decreto include nuove disposizioni di semplificazione in materia di gestione delle acque di falda sotterranee estratte per fini di bonifica o messa in sicurezza dei siti contaminati (Art. 243 del D.lgs. 152/2006), riducendo gli oneri a carico degli operatori interessati e accelerando le procedure amministrative relative agli interventi.

Il provvedimento contiene anche novità in tema materia di terre e rocce da scavo al fine di semplificarne l’utilizzo, chiarendo i casi in cui è necessario il ricorso alle procedure di cui al dm n. 161/2012, contenente, tra l’altro, i criteri qualitativi che terre e rocce da scavo devono soddisfare per essere considerate sottoprodotti e non rifiuti.

Viene inoltre semplificata la disciplina dei materiali di riporto di cui al dl 2/2012, convertito con modificazioni dalla legge 28/2012 (Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale). Le nuove disposizioni chiariscono la definizione delle matrici materiali di riporto, specificandone la composizione, e prevede inoltre che le stesse siano soggette a test di cessione affinché possano essere considerate come sottoprodotti o rimosse dal luogo di scavo.

Il decreto predispone, infine, uno strumento per l’accelerazione delle procedure di competenza degli Enti locali per la realizzazione e l’avvio della gestione degli impianti di gestione dei rifiuti nella Regione Campania, già previsti dalla normativa e dalla pianificazione vigente ma non ancora realizzati. Tale accelerazione è dettata anche dall’esigenza di evitare una possibile condanna dell’Italia nella procedura di infrazione 2007/2195, che si preventiva nell’ordine di 8 milioni di euro giornalieri, oltre alla perdita di un ingente finanziamento comunitario stanziato per la problematica dei rifiuti nella Regione Campania. A tali fini, è stato previsto il ricorso alla nomina di commissari nominati dal ministro dell’Ambiente che effettuino gli interventi necessari in caso di inadempienza degli enti competenti in via ordinaria, al pari di quanto già previsto nella legge di stabilità 2013 con riguardo al Commissario per le emergenze rifiuti urbani in Provincia di Roma.

 

 

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