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L’ INGV in Antartide per studiare la transizione climatica di 16 milioni di anni fa

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Le condizioni climatiche in Antartide dell’epoca de Miocene Medio (15-16 milioni di anni fa) erano straordinariamente miti, molto simili a quelle che si riscontrano oggi nella Patagonia e nella Nuova Zelanda Meridionale. È quanto emerge dalla ricostruzione  delle condizioni climatiche del progetto Andrill (Antarctic Geological Drilling) che si avvale di una collaborazione internazionale fra Stati Uniti, Germania, Italia e Nuova Zelanda.

Le operazioni consistono in una serie di carotaggi effettuati sotto i fondali marini della Baia di McMurdo, nei pressi dell’omonima base americana. La perforazione avviene attraverso una piattaforma di ghiaccio marino dello spessore di circa 9 m, che galleggia su un mare profondo 380 m. Giunto sul fondale di questo mare, il perforatore affonda nei sedimenti per oltre 1000 m.

{FOTO}Si sono così recuperati e analizzati sedimenti e fossili che hanno permesso di  ricostruire le condizioni climatiche di un periodo di tempo compreso tra 17 e 14 milioni di anni fa, quando il sistema climatico globale ha avuto una transizione fondamentale, passando da una fase calda nota agli addetti ai lavori come ”worm climate optimum”, all’inizio di un progressivo raffreddamento che ha portato alla formazione di una copertura glaciale quasi permanente nell’Antartide orientale.

”Gli effetti del riscaldamento globale non hanno tardato a farsi sentire anche in questo continente remoto – spiega il geologo Fabio Florindo che ha partecipato a numerose spedizioni in Antartide per conto dell’INGV e che fa parte da circa nove anni del progetto Andrill – ricordo che nell’ultima decade, due enormi piattaforme di ghiaccio si sono disintegrate in pochissimi giorni: nel 2002 il Larsen B con 570 km2 di estensione e nel 2008 la piattaforma di Wilkins con 3250 km2 di estensione.

 É difficile al momento prevedere se l’inizio di un futuro e brusco collasso dei ghiacci antartici avverrà tra un secolo oppure nel prossimo millennio, in dipendenza ai futuri livelli di gas serra in atmosfera.  I dati ottenuti da Andrill costituiscono un tassello fondamentale per la conoscenza dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale ai poli. Affiancati dall’enorme mole di dati e informazioni acquisiti in questi decenni essi forniranno un contributo importante alla prossima valutazione dell’IPCC, la quinta dalla sua istituzione”.

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