Ecomafie 2013, l'edilizia illegale incide per il 16,9% sul mercato delle costruzioni - Geologi.info | Geologi.info

Ecomafie 2013, l’edilizia illegale incide per il 16,9% sul mercato delle costruzioni

wpid-17282_abusoedilizio.jpg
image_pdf

Nel 2012 le ‘Ecomafie‘ in Italia hanno sollevato un giro d’affari per 16,7 miliardi di euro, gestito da 302 clan (6 in più) rispetto al 2011. Dall’aumento degli incendi boschivi alla crescita dell’incidenza dell’abusivismo edilizio emerge una fotografia dell’Italia sempre più afflitta dalla piaga della corruzione in tema ambientale, confermata dal raddoppio, rispetto al 2011, di denunce e arresti: i reati contestati sono stati 34.120, 28.132 le persone denunciate, 161 le ordinanze di custodia cautelare, 8.286 i sequestri.

A fare il punto sulle storie e i numeri dell’illegalità ambientale in Italia è Legambiente, con il consueto rapporto annuale Ecomafie 2013, realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine e presentato il 17 giugno a Roma all’interno di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e il presidente Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

A livello di distribuzione geografica, il 45,7% degli illeciti ambientali risulta localizzato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%). La regione ‘maglia nera’ del nord Italia è la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011), ma è significativo l’incremento degli illeciti anche per il Veneto (+18,9%).

Numeri consistenti ma che hanno poco a vedere con le infrazioni registrate in Campania, ancora una volta ‘maglia nera’ dell’ecomafia: 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3%), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.

Nel ciclo del cemento va poi segnalato il secondo posto della Puglia, che per numero di persone denunciate è la prima regione d’Italia; la leadership tra le regioni del Nord della Lombardia; la crescita esponenziale degli illeciti accertati in Trentino Alto Adige, quasi triplicati in un anno; il balzo in avanti della Basilicata, che con 227 illeciti arriva al decimo posto (nel 2011 era quindicesima). Nel ciclo dei rifiuti spiccano l’incremento dei reati registrato in Puglia (+24%), al terzo posto dopo Campania e Calabria, e il quinto posto raggiunto dalla Sardegna. Anche in questa filiera illegale la provincia di Napoli è al primo posto in Italia, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011.

“Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale”, dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “Che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti”.

Cogliati Dezza mette l’accento sul tema delle pene per i reati ambientali, ancora “quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale”, con l’abbattimento degli edifici abusivi che è sempre un’eventualità remota. “Anzi”, continua il Presidente, “agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive”.

Il quadro dell’abusivismo edilizio è inquietante: l’edilizia illegale incide nel mercato delle costruzioni per il 16,9%, contro il 9% del 2006. Mentre le nuove costruzioni legali sono crollate da 305.000 a 122.000, quelle abusive hanno subito una leggerissima flessione: dalle 30.000 del 2006 alle 26.000 nel 2013. “A fare la differenza sono ovviamente i costi di mercato”, spiega il rapporto: “a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con un terzo dell’investimento, esattamente 66.000 euro. Non sarebbe comunque un buon affare se si corresse davvero il rischio della demolizione, ma si tratta di un’eventualità purtroppo remota: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali”. Troppo poche, se si considera che dal 2003 al 2012 sono state 283.000 le nuove case illegali, con un fatturato complessivo di circa 19,4 miliardi di euro.

Il rapporto getta una luce anche su alcune ‘nuove vie’ della criminalità ambientale: l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane, ad esempio, segnala che i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, che invece finiscono in Corea del Sud (è il caso dei cascami di gomma), Cina e Hong Kong (cascami e avanzi di materie plastiche, destinati al riciclo o alla combustione), Indonesia e di nuovo Cina per carta e cartone, Turchia e India, per quelli di metalli, in particolare ferro e acciaio. Si tratta di flussi che “garantiscono enormi guadagni ai trafficanti (coi proventi della vendita all’estero e il mancato costo dei trattamenti necessari per renderli effettivamente riciclabili) e un doppio danno per l’economia legale, perché si pagano contributi ecologici per attività di trattamento e di riciclo che non vengono effettuate e vengono penalizzate le imprese che operano nella legalità, costrette a chiudere per la mancanza di materiali. Come confermato dalle inchieste svolte in Sicilia sul “finto riciclo”, che hanno smascherato le nuove strategie criminali su questo fronte”.

Dall’analisi di Legambiente emergono poi altri aspetti fondamentali: gli effetti delle truffe al made in Italy agroalimentare, la perdita del patrimonio culturale e archeologico, l’incremento dei reati contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), che sfiorano quota 8.000, cioè quasi 22 reati al giorno; l’aumento degli incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese, +4,6% rispetto al 2011. Particolarmente rilevante, infine, è il quadro sulla corruzione: se sul totale dei reati si va dal 323 del 1° semestre 2012 a 704 del 2°, va rilevato che da gennaio 2010 al 10 maggio 2013, sono state ben 135 le inchieste relative alla corruzione ambientale, in cui le tangenti, incassate da amministratori, esponenti politici e funzionari pubblici, sono servite a “fluidificare” appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e discariche di rifiuti.

Copyright © - Riproduzione riservata
Ecomafie 2013, l’edilizia illegale incide per il 16,9% sul mercato delle costruzioni Geologi.info