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Dimezzate le aree marine per la ricerca di idrocarburi in mare

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Via al dimezzamento delle aree per l’offshore: il Ministro dello sviluppo economico ha infatti firmato di riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi, sulla base delle norme di legge approvate dal Parlamento nell’ultimo anno e con la direzione indicata dalla Strategia Energetica Nazionale (Sen).

Le “zone marine” sono le aree della piattaforma continentale aperte alla ricerca di idrocarburi. Esse sono regolamentate da leggi e decreti ministeriali in funzione del potenziale interesse minerario. Ai fini della salvaguardia delle coste e della tutela ambientale, nelle aree in questione sono state introdotte ulteriori limitazioni alle aree dove possono essere svolte nuove attività di ricerca.

In particolare, il decreto ministeriale 9 agosto 2013 ha rimodulato le “zone marine” con la chiusura alle nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro 12 miglia da tutte le coste e le aree protette, con la contestuale individuazione di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi.

Complessivamente aperte alle attività offshore passano quindi da 255 a 139 mila chilometri quadrati, con lo spostamento delle nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei.

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