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Scarti lapidei: cosa cambia con il collegato ambientale

Il Collegato ambientale sottrae alla disciplina delle terre e rocce da scavo i residui di lavorazione di materiali lapidei

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E’ proprio il caso di dire che tornano alla ribalta i temi relativi alla terre e rocce da scavo, da un lato con alcune disposizioni della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (ex Collegato ambientale) volta alla promozione della green economy), dall’altro con un intervento più organico rappresentato da un decreto del Presidente della Repubblica finalizzato a semplificare la disciplina di gestione delle terre e rocce da scavo: quest’ultimo provvedimento, per ora solo approvato in secondo esame preliminare dal CdM del 15 gennaio scorso, raccoglierà in un Testo Unico tutte le disposizioni oggi vigenti in materia di terre e rocce da scavo intese quali sottoprodotti (nel caso di gestione e utilizzo) o rifiuti (in caso di deposito temporaneo) e della loro gestione nei siti oggetto di bonifica.

 

Il Collegato ambientale

Come abbiamo visto, il Collegato ambientale  – in vigore dal 2 febbraio 2016 – reca una corposa serie di disposizioni in materia ambientale finalizzate a promuovere misure di green economy e a contenere l’uso eccessivo di risorse naturali.

Tra queste, anche talune norme dedicate ai materiali da scavo e di estrazione. Focalizziamoci, innanzitutto, sul Capo VI dedicato alla gestione dei rifiuti.

Qui, in particolare, troviamo l’art. 28 comma 1 della legge n. 221/2015 il quale modifica il regolamento di cui al D.M. n. 161/2012, in materia di utilizzo delle terre e rocce da scavo.

Obiettivo dell’intervento è quello di sopprimere – con una modifica all’art. 1, comma 1, lettera b), del DM Ambiente n. 161/2012 – nella definizione di “materiali da scavo” il riferimento ai residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un’opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o policrilamide).

In tal modo, questa tipologia di residui non è più ricompresa nella nozione di materiali da scavo: di conseguenza, coerentemente con la disciplina europea, i residui dei materiali lapidei fuoriescono dal campo di applicazione del Regolamento sulle terre e rocce da scavo, e vengono assoggettati alla disciplina in materia di rifiuti dettata dalla Parte Quarta del TUA (D.Lgs. n. 152/2006) e in particolare a quella dei sottoprodotti dì cui all’art. 184-bis.

Sulla difesa del suolo, d’altro canto, l’art. 53 della legge n. 221/2015 precisa che i materiali litoidi prodotti come obiettivo primario e come sottoprodotto dell’attività di estrazione effettuata in base a concessioni e pagamento di canoni sono assoggettati alla normativa sulle attività estrattive (normativa che in tale caso è prodotta dal legislatore regionale).

 

Verso la semplificazione della gestione delle terre e rocce da scavo: prove di testo unico

Ci spostiamo adesso sulla normativa in cantiere e precisamente sullo schema di un DPR approvato, in secondo esame preliminare, dal Consiglio dei Ministri n. 100 del 15 gennaio 2016 – su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti – al fine di introdurre nuove semplificazioni in tema di gestione delle terre e rocce da scavo.

Questo provvedimento è destinato ad assorbire in un testo unico tutte le disposizioni oggi vigenti in materia di:

  •  gestione e utilizzo delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti,
  • deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti,
  • gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Vi era stato già un primo esame preliminare del DPR, il cui testo è stato ulteriormente integrato e modificato sia a seguito della consultazione pubblica rivolta a cittadini, associazioni e stakeholder del settore – che dal 19 novembre al 19 dicembre 2015 hanno potuto presentare sul sito del ministero dell’Ambiente osservazioni e proposte di modifica – sia sulla base del parere espresso dalla Conferenza Unificata.

Leggi anche: Terre e rocce da scavo: prove tecniche di testo unico

Il Governo ritiene di aver così apportato dei miglioramenti al testo nel senso di una maggior chiarezza, semplicità, completezza e coerenza con la disciplina di riferimento, a livello nazionale ed europeo.

L’ulteriore intento è quello di recepire le richieste formali della Commissione europea operate con la procedura di preinfrazione Eu-Pilot 5554/13/ENVI, così da evitare che la stessa evolva in una procedura d’infrazione vera e propria.

Pertanto, il testo è improntato a una maggiore rispondenza della normativa italiana a quella europea, ad un più stretto raccordo con le procedure di valutazione di impatto ambientale, alla semplificazione delle procedure con la previsione di termini certi della loro conclusione (per evitare i lunghi tempi di attesa degli operatori, obbligati, finora, ad attendere la preventiva approvazione del Piano di utilizzo delle terre e rocce da parte delle autorità competenti), una stretta interazione tra i soggetti che operano nel settore delle terre e rocce da scavo e le strutture deputate ai controlli, il rafforzamento del sistema dei controlli e una disciplina più dettagliata ed efficace per il deposito intermedio delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti. Anche i tempi di svolgimento delle attività delle analisi di ARPA e APPA sono stati oggetto di questa regolamentazione.

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