Circa 360 relitti di navi militari della Seconda guerra mondiale, carichi di petrolio e sostanze chimiche ancor più pericolose, giacciono nei fondali marini del Mediteranno. E oltre 8500 nei fondali di tutto il mondo. Lo riferisce un’inchiesta portata avanti da due esperti di sicurezza marina, Trevor Gilbert e Dagmar Etkin.
Secondo le loro stime, a causa dei processi corrosivi, le navi potrebbero rilasciare in mare una quantità di carburante 20 volte superiore a quella uscita dalla piattaforma della BP nel Golfo del Messico. Ma non ci sono accordi internazionali per far fronte all'emergenza: la responsabilità delle navi e del loro contenuto non è dei governi, ma degli armatori. Certamente deceduti da parecchi anni.
E ripulire i serbatoi sommersi costa tra i 2.300 e i 17 mila dollari a tonnellata di petrolio. Ma il petrolio per L’Italia non è la minaccia peggiore: molte navi affondate nel Mediterraneo risalgono alla seconda guerra mondiale e contengono armi chimiche.
Tra queste vi è l'iprite, una sostanza chimica letale, proibita da tutti gli accordi umanitari internazionali, ma che gli italiani avevano usato, nonostante i divieti, in Etiopia nel 1935, in una serie di attacchi aerei e di artiglieria. Nascosto in carichi segreti sulle navi, il veleno fu al centro di alcune tra le peggiori stragi di civili, come quella del 2 dicembre 1943 a Bari.
Finita la guerra, l’arsenale composto dalle armi chimiche divenne un carico imbarazzante e si decise di far affondare le navi che lo portavano. E da allora i relitti giacciono lì in fondo al mare, pericolosi come una bomba ad orologeria.
di G.G.