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Marea nera: quali soluzioni per fermare il flusso

Scavare un altro pozzo che allenti la pressione o costruire una valvola che chiuda le falle?

geologia - 04 maggio 2010

Bisogna chiudere le falle a 1.500 metri di profondità che si stima riversino in mare 5.000 barili di greggio al giorno ma che potrebbero arrivare fino a 100.000. La British Petroleum (Bp) la compagnia petrolifera colpevole del disastro, si trova di fronte di fronte a delle enormi difficoltà tecniche e confessa la propria impotenza.

“La massima priorità ora è di fermare la fuoriuscita e limitarne i danni” - afferma l'amministratore delegato di Bp. L'unico modo per fermare la fuoriuscita di petrolio sembra essere quello di scavare un altro pozzo che allenti la pressione nel giacimento. Ne sono convinti diversi esperti italiani, scettici invece sulla possibilità che funzionino le valvole in preparazione che dovrebbero ricoprire le falle.

“Un secondo pozzo che arrivi vicino alla testa di quello che sta perdendo petrolio inserendosi sul suo percorso” sarebbe la soluzione più efficace, spiega Ezio Amato, biologo marino ed esperto di emergenze ambientali – Solo dopo si può o iniettare un agente cementificante come la bentonite che sigilli il tutto.

È dello stesso parere Giuseppe Passoni, esperto del Politecnico di Milano: ”Con il secondo pozzo si ridurrebbe di sicuro la perdita per effetto della minor pressione sulle falle - spiega - e nel caso più positivo si potrebbe riuscire addirittura a deviarla. Il problema è che questa soluzione richiede tempo, dell'ordine dei mesi, e nel frattempo il petrolio continuerà a uscire”.

Convince meno gli esperti l'ipotesi di usare una valvola per coprire le falle, che dovrebbe essere tentata nei prossimi giorni: “È difficilissimo che funzioni. A parte le difficoltà nel posizionarla a grande profondità, c'è da dire che il flusso del petrolio che fuoriesce dalle perdite non è orientato in una sola direzione, secondo me si spanderà tutto sul fondo distruggendo il fondale e peggiorando la situazione”.

Anche Massimo Caccia, dell'Istituto per i Sistemi Intelligenti per l'automazione del Cnr si dimostra scettico: “Bisognerà' assemblare le cupole, probabilmente in situ con dei robot, il che è tecnicamente possibile anche se molto difficile, ma un intervento del genere ha tutti i rischi connessi al fatto che non è mai stato tentato prima”. L'incidente pone comunque grossi dubbi sulla sicurezza delle piattaforme: “C'e' da notare come nonostante la tecnologia ci permetta di andare a trivellare a grande profondità, evidentemente non è sufficiente a far fronte alle emergenze - fa notare Amato - in questo caso l'intera struttura è precipitata, e forse è collassata proprio sulle valvole che dovevano chiudere automaticamente il pozzo”.

sul canale geologia
14 maggio 2010 alle 01:53:11

questo articolo è stato scritto e pubblicato per la prima volta il 13 maggio sul vostro giornale online. Avete palesemente sbagliato la data di apertura. Il 4 maggio il disastro era affidato alla cupola miracolosa e brancolavano tutti nel buio più nero.

13 maggio 2010 alle 02:43:00

Ciao, sono un semplice perito industriale, ritengo inaccettabile che un colosso come la BP non abbia un idea ben precisa per fermare questo ennesimo disastro, ma è altrettanto incredibile che non si sia immediatamente istituita una taskforce di esperti ed illustri menti del mondo per tirar fuori una soluzione efficace quanto tempestiva. E perchè no,istituire un blog a livello mondiale dove far convergere tutte le possibili e/o probabili soluzioni da parte di chiunque, più o meno esperti. Io proporrei: una grande ogiva in cemento,abbastanza idrodinamica che con il suo notevole peso contrasterebbe sia forza di gallegiamento che la forza di repulsione della colonna di greggio,e guidarla sulla bocca del pozzo, per provare ad ostruire la fuoriscita.

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