Un temporale può mettere in ginocchio interi comuni. Da nord a sud in questi giorni il maltempo provoca gravi danni, il Paese si mostra impreparato di fronte a quella che non dovrebbe essere un’emergenza. Ma l’Italia è endemicamente esposta al dissesto idrico e geologico, in cui troppo spesso lo sviluppo urbanistico non ha tenuto adeguatamente conto del rischio. La pioggia da sola non può giustificare il continuo stato di allerta.
Come riferisce Legambiente nel rapporto ” Ecosistema Rischio 2010”, in Calabria il 100% dei comuni è a rischio frane e alluvioni. L’83% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e in aree a rischio frana, il 42% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 55% ha edificato, in tali aree, strutture e fabbricati industriali. Inoltre, nel 26% dei casi, le strutture sensibili come scuole e ospedali sono presenti in zone a rischio.
''Se l'acqua esonda a ogni pioggia nel Reggino, come nel Vibonese, la causa non va ricercata nell'abbondanza delle precipitazioni, bensì nella rottura dell'equilibrio idrogeologico del territorio. In Calabria la natura è stata troppo spesso piegata e degradata in favore di operazioni speculative. Con il risultato che quando piove l'acqua non trova più i suoi canali naturali, ma scivola sul cemento e asfalto, o sotto di essi, prendendo velocità e trascinando via ogni cosa incontri'' commenta Nuccio Barilla, direttore nazionale di Legambiente.
Al nord stessa situazione. In Veneto 161 i comuni sono aree a rischio idrogeologico, pari al 28% del totale regionale, di cui 41 a rischio frana, 108 a rischio alluvione e 12 a rischio sia di frane che di alluvioni. Il primato negativo del rischio idrogeologico in questo territorio va alla provincia di Venezia che ha il 50% dei comuni ad elevato rischio. Per l'ennesima volta l'Italia è completamente impreparata ad affrontare il maltempo stagionale.
di G.G.