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Le acque termali: quale futuro per la risorsa a medio - bassa entalpia?

Dalla collaborazione fra Ispra e La Sapienza, un modello idrogeologico per lo sfruttamento e la gestione sostenibile delle acque termali

idrogeologia - 20 maggio 2010

Le risorse fluide termali sono sfruttate da diversi decenni per la produzione di energia elettrica in varie nazioni. Gli studi sui fluidi geotermici a medio - bassa entalpia (T < 90°; 90° - 150°C) sono stati sviluppati in Toscana, nel Lazio ed in Campania sin dagli anni '50 dalla Società Terni, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall’Enel, dall'ENEA e dall’Eni - Agip. In particolare U. Chiocchini ha iniziato a studiare l'area termale di Viterbo e dei Monti Cimini dal 1990 mediante rilevamenti, successivamente ripresi nell'ambito sia del Progetto Città di Viterbo, cofinanziato dall’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA), sia dei fogli 345 "Viterbo" e 355 "Ronciglione" della Carta Geologica d'Italia in scala 1: 50000, finanziati dall'ISPRA.  

I dati acquisiti nella prima fase della ricerca, il riesame dei dati delle perforazioni eseguite per la ricerca di energia geotermica, il supporto dei dati geofisici derivanti dalla collaborazione con il Dipartimento Difesa del Suolo dell'ISPRA e dei dati geochimici dal Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Roma La Sapienza hanno consentito di produrre una dettagliata ricostruzione stratigrafica, strutturale e idrogeologica dell'acquifero carbonatico che contiene la risorsa termale dell'area Viterbo - Monti Cimini, seguendo un approccio multidisciplinare non sempre adottato nelle ricerche idrogeologiche.

La conclusione di tale ricerca è un modello idrogeologico che spiega rigorosamente l'inizio della circolazione termale nell'acquifero, la provenienza e il circuito delle acque che lo alimentano e le modalità di risalita delle acque termali che emergono in superficie formando alcune sorgenti. Questo modello è utile per studiare aree con carattere stratigrafico e strutturale simile ad esso e costituisce un contributo essenziale per lo sfruttamento e la gestione sostenibile delle acque termali di Viterbo, che rappresentano da sempre un vanto per la città, essendo note sin da epoca romana, come documentato da diversi autori latini e dai resti di almeno quattro stazioni termali. La sorgente più famosa, il Bullicame, è citata anche da Dante Alighieri (1265-1321) nel Canto XIV dell’Inferno (versetti 76 - 84).

A questo proposito si svolgerà  l’8 giugno, presso l’Università della Tuscia una giornata di studio patrocinata dall’Ispra, dalla Società Geologica Italiana, dall’Aiga.

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