Si chiama “tomografia sismica a trasmissione” e consente di valutare la compattezza strutturale dei monumenti e dunque decidere se possono essere spostati o meno. In questo modo persino una statua Moai dell´Isola di Pasqua può essere spedita alla mostra di Parigi "Moai: Viaggio di Luce", con cui Louis Vuitton intende richiamare l´attenzione mondiale sull´Isola di Pasqua, o il Dio Amon e il faraone Tutankhamon potrebbero volare in Giappone per testimoniare i fasti dell´Egitto al popolo del Sol Levante.
Oggi si può: basta sottoporre le statue a una TAC sismica, per scoprire se il materiale di cui sono fatte è compatto o degradato.
È quanto hanno fatto di recente i ricercatori del gruppo Redas di Ogs, l´Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, interpellati dal Politecnico di Torino per conto della Fondazione Museo Antichità Egizie per lo studio della statua egiziana, e i ricercatori dell´area di geofisica del Dipartimento Idraulica Trasporti e Strade della Sapienza Università di Roma per lo studio delle statue Moai per conto della Fondazione italiana Mare Nostrum.
"Per capire se una statua o un altro materiale è compatto o incoerente - spiega Gualtiero Böhm del gruppo Redas, Ricerca, sviluppo e applicazioni per la sismica - la tomografia sismica (analoga alla TAC medica) è la metodologia non invasiva più efficiente che permette di fornire informazioni precise sulla consistenza dell´oggetto indagato. Noi usiamo la tomografia sismica "in trasmissione", per la quale abbiamo messo a punto un software complesso ma estremamente funzionale, chiamato CAT3D, che oggi è riconosciuto in Italia come uno dei migliori e più affidabili in questo settore. CAT3D ci permette di verificare dal punto di vista meccanico la robustezza, in questo caso, delle statue".
La Tac sismica funziona così: sulla superficie della statua si posiziona un certo numero di sensori, attorno ai quali si distribuiscono le sorgenti di ultrasuoni. In seguito all´invio dell´ultrasuono l´onda trasmessa viene registrata dai tutti i sensori, e successivamente elaborata e interpretata dai ricercatori utilizzando i software di inversione.
"Quello che otteniamo è una mappa della velocità di propagazione del suono all´interno della statua, velocità che a sua volta dipende dalla compattezza del materiale. Per uno stesso materiale, l´alta velocità corrisponde a materiale integro; la bassa velocità a materiale degradato. Con questi dati, possiamo addirittura costruire una mappa in 3 D dell´oggetto" dice Böhm.
Che cos´è dunque emerso dai due studi? "Entrambe le statue potranno far bella mostra di sé lontano dalla loro sede abituale" rivela Böhm. Per quanto riguarda la statua Moai, lo studio è stato condotto dall’Università di Roma La Sapienza nelle persone di Luciana Orlando per la parte geofisica e di Maria Marsella per la parte topografica, coadiuvate rispettivamente dai giovani ricercatori Beatrice Renzi e Alberico Sonnessa, mentre per quanto riguarda la statua egiziana, l´analisi è stata fatta dai ricercatori di Ogs in collaborazione con il Prof. Sambuelli del Politecnico di Torino.
I risultati di quest´ultima saranno presentati a Vienna, in occasione del meeting European Geosciences Union, congresso europeo che riunisce ogni anno i migliori studiosi di Scienze della Terra.