Chi ha volato sugli Stati Uniti occidentali conosce bene il paesaggio: esso appare un’infinita ripetizione dello stesso scenario, creste e valli, disposte con la quasi regolarità dei denti di un pettine. Uno studio del MIT, e dell'Università Berkeley, pubblicato sul numero del 23 luglio di Nature, spiega i meccanismi che determinano la formazione del paesaggio e ne descrive i modelli. Capire i processi che formano questi grandi solchi paralleli, non solo è utile, ma in ultima analisi potrebbe consentire ai geologi di stabilire la relazione fra l’erosione e i cambiamenti climatici.
Grazie a questa ricerca, è possibile, determinando le proprietà meccaniche della roccia sottostante da indagini aeree, senza dover scavare o trivellare, rivelare i processi che hanno plasmato i paesaggi sul nostro pianeta e non solo, si possono fare anche studi sugli altri pianeti, e persino trovare su di essi la firma della vita.
Mentre il processo di formazione delle valli dipende principalmente dalla quantità di precipitazioni e dal tipo di suolo, l'uniformità in molti paesaggi è determinata in larga misura da processi biologici, soprattutto dall'attività degli animali. Perron, il geologo del Mit che ha lavorato alla ricerca, spiega: "Gli agenti biotici come i roditori agiscono lentamente sul suolo, addolcendo le forti pendenze del paesaggio."
Per determinare come i diversi processi interagiscono, il team si è servito delle ricognizioni aeree, mediante un laser altimetrico, e di ricerche sul terreno, per determinare esattamente quali forze agiscono sul paesaggio. Gli scienziati hanno così formulato un modello matematico per descrivere le modifiche a lungo termine della topografia.
Mentre il modello delle creste e valli uniformi era stato facilmente rilevato nei paesaggi con vegetazione sparsa, è stata necessaria una nuova tecnologia per analizzare le aree con densa vegetazione. I laser altimetrici montati a bordo degli aerei possono creare mappe topografica dettagliate e ad alta risoluzione di questi paesaggi, rivelando i contorni che sono nascosti dagli alberi. Questa tecnologia produce mappe digitali che sono "10 volte migliori di quelle che avevamo prima", dice Perron.
Egli e la sua squadra hanno utilizzato il laser altimetrico per studiare in tutti gli Stati Uniti le valli che hanno una larghezza da 30 metri a 300 metri. Hanno concluso che la larghezza è correlata alla quantità di precipitazioni e al il tipo di roccia sottostante. Perron sospetta che l’azione che l’acqua compie è in gran parte indiretta: dove l'acqua è più abbondante, si ha più flora e fauna che a loro volta operano a generare l’erosione del suolo mediante le radici degli alberi e l’attività degli animali scavatori, piuttosto che l’erosione diretta da parte dell’acqua. "La “lunghezza d’onda” del paesaggio creste-valli è un modo con cui il paesaggio porta l'impronta della vita" dice.
Perron auspica che tale ricerca, in ultima analisi renderà possibile dedurre la presenza o l'assenza di vita su un altro pianeta, ad esempio Marte, semplicemente studiandone i dettagli della topografia. Ma soprattutto, egli afferma, questa analisi fornisce "un modo di misurare l'influenza della vita qui sulla terra”