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L’abusivismo edilizio è la causa del dissesto ambientale

Questi i risultati dell’indagine eseguita dalla Commissione Ambiente della Camera

idrogeologia - 04 novembre 2009

Secondo quanto emerge da un’indagine conoscitiva realizzata sul territorio italiano, circa il 10% del territorio italiano e più dell'80% dei comuni italiani sono aree a forte criticità idrogeologica, nonostante negli ultimi 50 anni siano stati spesi più di 16 miliardi di euro, soltanto per sopperire ai danni derivanti da fenomeni alluvionali.

L’indagine eseguita dalla Commissione Ambiente della Camera sulle politiche per la tutela del territorio, la difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi all’indomani dei tragici fatti accaduti a Messina, rivela che la causa principale della fragilità del territorio italiano è da ricercarsi nell’abusivismo edilizio.

Il disastro di Messina viene definito come “l'ultimo di una lunga serie di disastri” da dissesto idrogeologico. E secondo il documento, approvato all'unanimità dalla commissione, “i casi di abusivismo edilizio sono i primi a provocare i disastri annunciati”. Costruire nell'alveo dei fiumi o su un terreno franoso è ritenuta “una delle cause principali” di questi fenomeni, di cui è un esempio, dice il presidente della commissione Angelo Alessandri, “il rischio che corrono 4.000 famiglie se il Tevere straripa”.

Il relatore dell'indagine, il segretario del Pri Francesco Nucara, punta il dito “sulle progettazioni scadenti” e parla poi delle proposte della commissione, come per esempio “l'indirizzo che dovrebbe arrivare dal Consiglio superiore dei lavori pubblici”, la possibilità che “le richieste arrivino direttamente alle autorità di bacino” saltando così molta burocrazia.

Tra le proposte della Commissione, dice Nucara, si potrebbe “ritornare alla figura del vecchio assistente idraulico”. Mentre per la manutenzione del suolo italiano, secondo le stime, rileva Alessandri, servirebbero circa 100 miliardi di euro, 4-5 miliardi per intervenire sulle zone più a rischio.

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