L’Ingv l’ente a cui è affidata la sorveglianza della sismicità dell'intero territorio nazionale e dell'attività dei vulcani italiani lamenta una grave carenza di ricercatori. Motivo? Non ci sono i fondi per assumerli.
L'allarme è stato lanciato durante la presentazione di un video per i dieci anni dell'ente alla Camera dei Deputati. “Attualmente abbiamo 582 ricercatori, ma per lavorare con tranquillità ed espandere le ricerche dovremmo arrivare a 815 - ha spiegato Tullio Pepe, direttore generale dell'Ingv - è un 40% in più, ma basterebbe un 10% in più di fondi, stimabile in circa 5 milioni di euro”.
Il numero di ricercatori dell'ente è inferiore alla media europea, fa notare Pepe, anche se riesce a supportare le reti di monitoraggio di vulcani e sismi: “Quelli che vorremmo assumere sono tutti ricercatori - fa notare Pepe - la nostra struttura è la stessa di 10 anni fa, anzi è scesa da 617 a 582 unità”.
Ma non solo, c’è anche il problema del precariato: “Ci sono 220 ricercatori che avrebbero i titoli per essere stabilizzati - spiega il direttore generale - ma sono ancora precari”. L'Ingv, è emerso durante il convegno, ha un budget di 90 milioni di euro, di cui 65 da Miur e Protezione Civile e 25 dai progetti di ricerca.
All’appello ha risposto Mario Tassone, presidente del Copit, il comitato parlamentare per l'innovazione tecnologica: “Bisogna preparare il clima per una legge a favore dell'Ingv - ha affermato Tassone - non c'è dubbio che l'ente sia tra quelli che consideriamo fondamentali, ma non esiste un dibattito parlamentare su questo tema, c'è molta disattenzione”.