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Indonesia piegata da tsunami ed eruzioni

Gli indonesiani convivono da sempre con la natura avversa: questa è la principale zona vulcanica del mondo

geologia - 29 ottobre 2010

Ha già fatto oltre 400 vittime, il violento tsunami originato dalla forte scossa di terremoto di magnitudo 7.7, che nell’oceano indiano ha prodotto onde alte 3 metri, distruggendo i villaggi costieri dell’arcipelago del Mentawai.

Poco dopo, esattamente a 2mila chilometri più a est, proprio nel centro dell’isola di Giava, il famoso Vulcano Merapi, la "montagna di fuoco", ha ripreso ad eruttare ceneri e lava. Negli ultimi tre giorni il vulcano ha causato la morte di 34 persone, ma sono oltre un milione gli abitanti minacciati da un’eventuale esplosione di lava, ceneri ardenti e lapilli. "Oggi è più calmo, ha riferito un responsabile del Centro di Vulcanologia, ma non si può sapere cosa accadrà nelle prossime ore."

Secondo i vulcanologi si tratta di una semplice attività stabilizzatrice. È uno sviluppo positivo perché nel cratere non si accumulerà l’energia che potrebbe causare un'eruzione devastante.

Gli indonesiani da tempo convivono con questo rischio perché il Paese è la principale zona vulcanica del mondo, con ben 130 vulcani in attività. Non ci sono dunque cause contingenti particolari per spiegare questi fenomeni: la quotidiana attività della Terra prevede scenari di questo tipo.

Perché l'attività della Terra è data dall'incastro di un gigantesco mosaico di placche che producono fenomeni solo dove si separano o dove scorrono le une accanto alle altre oppure dove una finisce sotto l'altra. Questo è il Pianeta Terra, un pianeta ancora giovane e attivo.

di G.G.

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