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In Liguria 470 kmq ad elevato rischio idrogeologico

Geologi: nonostante tutte le emergenze, nessuna legge organica di governo del territorio vige in Italia

idrogeologia - 28 ottobre 2011

In Liguria sono ben 470 i chilometri quadrati ad elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico. Ancora una volta la regione è in ginocchio: si tratta di un territorio fragile, che non è più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. 

La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio, la prospettiva”. Con queste parole Giuliano Antonielli, Consigliere Nazionale dei Geologi, commenta quanto sta accadendo in Liguria a causa dell’alluvione che ha colpito in particolare la Lunigiana e la provincia di La Spezia.

Altrettanto duro il commento di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: “Nonostante tutte le emergenze  in questo momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio italiano. 

Oggi in sentiamo un ritardo politico-istituzionale, conseguenza del forte ritardo culturale, che si traduce nel rincorrere le emergenze, una dopo l'altra, ponendoci solo l'obiettivo di reperire le risorse economiche necessarie per ricostruire la zona colpita, dopo aver fatto il conteggio dei danni e purtroppo spesso anche quello dei morti”.

D'altronde, come ricordano i geologi, i numeri parlano chiaro. Dal 1944 ad oggi in Italia sono stati spesi più di 213 miliardi di euro per dissesto idrogeologico e terremoti, di cui ben 27 solo dal 1996 al 2008. Oltre al fatto che 6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad elevato rischio idrogeologico e sono ben 1.260.000 gli edifici a rischio frane e alluvioni. Tra questi, 6.000 sono le scuole e 531 gli ospedali.

“Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano -, che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative”.

Il presidente dei geologi si riferisce alle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell'eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale. “Il problema – ha concluso Graziano – riguarda l’intero territorio nazionale e anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario–Gianicolo , i versanti più acclini delle valli approfondite dal reticolo fluviale, innescate spesso dall’intervento dell’uomo”.

O.O.

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