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Il sisma che ha distrutto L’Aquila si è originato dalla faglia di Paganica

Pubblicato su Geophysical Research Letters lo studio eseguito dall’Università di Oxford e dall’INGV di Roma

geologia - 30 settembre 2009

Il terremoto che ad aprile ha distrutto L'Aquila e provincia, uccidendo quasi 300 persone, è stato originato dalla faglia di Paganica, e potrebbe essere seguito da nuove scosse nella regione.

È quanto emerge in uno studio dei ricercatori dell'Università di Oxford e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

La faglia di Paganica a cui, usando diverse tecniche, i ricercatori hanno ricondotto il sisma di magnitudo 6.3  si riteneva fosse meno pericolosa di altre. "Il terremoto ha poi inflitto mutamenti di tensione ad altre faglie vicine, portandone alcune, in particolare quelle di Montereale e Campotosto, vicine al cedimento", spiega il team guidato da Barry Parsons. Nella regione, si legge nello studio, perdura un "rischio sismico".

Nel terremoto di aprile sono morte 297 persone, 1.000 sono rimaste ferite e 66.000 sono rimaste senza casa. Le due faglie più pericolose - spiegano i ricercatori - si trovano vicino a Campotosto e Amatrice, e potrebbero aver causato alcune forti scosse di assestamento tre giorni dopo il sisma.

In un lavoro del 2006, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica (OGS) di Trieste e un gruppo di ricercatori dell’Università di Chieti avevano già puntato l’attenzione sulla faglia di Paganica. “La struttura di Paganica era stata riconosciuta come capace di generare un terremoto di magnitudo 6.3. Allora non era stata classificata come struttura più attiva dell’area, ma in alcune elaborazioni successive, era stata sottolineata la sua pericolosità.

Gli scienziati, comunque sottolineano che a oggi non è possibile prevedere i terremoti, e che comunque l’attenzione pubblica non dovrebbe essere rivolta in questa direzione. La previsione è un cattivo affare sia per gli amministratori pubblici che per il singolo cittadino. Secondo gli studiosi, la cosa davvero importante è vivere in strutture che siano adeguate ai requisiti sismici del territorio.  Se tutte le case del nostro territorio fossero costruite così come le norme tecniche e la legge prescrivono non piangeremmo più morti.

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