I metodi su cui gli archeologi basano le loro ricerche (testi storici, indicatori di superficie e la tecnologia) non sono sempre particolarmente efficaci. L’invenzione del Professor M. Eppelbaum, del Dipartimento di Geofisica e di Scienze planetarie dell’Università di Tel Aviv, potrebbe invece portare ad una rivoluzione, indicando agli archeologi l’area in cui effettuare gli scavi con una maggiore probabilità di rinvenimento.
Il Multi-PAM (Physical Archeologic Models), questo il nome dell’invenzione si basa su una metodologia sonora geofisica, capace di scovare i “rumori del sottosuolo” fino a 150 metri di profondità producendo delle immagini in 3D e addirittura 4D.
Se fino ad oggi era molto difficile rivelare strutture archeologiche significative, considerando l’importante rumore liberato da tutte le componenti del sottosuolo, come spiega Eppelbaum, adesso questo sarà possibile.
I metodi comunemente utilizzati come i radar, l’immagine da satellite e la tecnologia infrarossa, producono pochi risultati e possono essere applicati a zone lontane dalle aree urbane e industriali a causa delle interferenze che creano i condotti dell’acqua, i cavi del telefono e le linee elettriche.
Il metodo “Multi-PAM” invece utilizza una combinazione di sette componenti geofisiche per conoscere il paesaggio sotterraneo: il magnetismo, la gravità, l’autopotenziale, FTB (le frequenze molto basse di trasmissioni radio elettromagnetiche sotto la superficie dell’acqua), la resistività elettrica, la polarizzazione provocata (basata su differenti proprietà elettromagnetiche), e la piezoelettricità. Nella maggioranza dei casi i sette metodi non possono essere utilizzati contemporaneamente per l’elevato costo, ma si può creare l’immagine utilizzando due o tre metodi per sito.
Il metodo è stato testato in Israele, in Italia, in Austria e negli Stati Uniti e potrebbe essere utilizzato anche per conoscere i minerali e gli elementi che sono sotto la superficie terrestre e nei fondali marini.
C.C.