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Il metano la chiave per valutare i danni da petrolio in mare

Non è mai stato usato come indicatore prima d'ora, ma potrebbe essere l'unico modo per stimare le reali perdite di greggio

ambiente - 21 maggio 2010

Si è parlato di 1.000, 5.000 e perfino di 100.000 barili di greggio al giorno riversati in mare in seguito al disastro al largo della Louisiana. Ma come conoscere il dato reale? “Osservare la chiazza in superficie e la falla in profondata non serve a molto: è più efficace calcolare quanto metano che si è disciolto nell'acqua”. Dall'edizione online della rivista Nature viene lanciato un appello per stabilire finalmente l'entità reale della marea nera nel Golfo del Messico. L'idea è del geologo David Valentine, dell'Università della California a Santa Barbara: il metano, spiega il ricercatore su Nature, costituisce circa il 40% del materiale che fuoriesce dalla falla e pur essere calcolato facilmente.  

Potrebbe dunque essere un indicatore molto utile per calcolare quanto petrolio è andato a finire in mare. A un mese dall'esplosione della piattaforma petrolifera Deep Horizon non ci sono stime attendibili e soltanto conoscere il dato reale potrai aiutare a programmare gli interventi più efficaci per bonificare l'area colpita. Impossibile osservare direttamente che cosa accade in prossimità della falla; incerte le misure periodiche della concentrazione di petrolio pesche soggette a variazioni, così come i rilievi fatti dalle navi; le immagini da satellite danno un'idea della diffusione e della distribuzione, ma non aiutano a stabilire la quantica: in sostanza non ci sono sistemi per sapere quanto petrolio fuoriesce dalla falla. Secondo Valentine la risposta potrebbe essere nel metano.  

Questo gas viene, infatti, naturalmente disperso insieme al petrolio e costituisce circa il 40% della perdita. “Mi aspetto - scrive - che la grande maggioranza del metano si dissolva risalendo dalla falla verso la superficie. Contrariamente al petrolio, il metano si dissolve in modo uniforme nell'acqua marina e ci sono sistemi per misurarlo in modo accurato e preciso”. Questo “non è mai stato fatto prima d'ora, ma potrebbe funzionare”, rileva lo studioso. Se si decide di tentare questa strada, però, non c'è tempo da perdere: “Bisogna lanciare immediatamente un progetto su larga scala per avere la mappa in tempo reale delle perdite di metano".  

In giugno dovrebbero esserci le prime stime sulle dimensioni e la forma dei “pennacchi” di metano fuoriusciti dalla falla, dopodiché una spedizione con due navi dovrebbe fare tutti i rilievi necessari a calcolare la quantità di metano disperso in acqua. Queste misure saranno la chiave per sapere quanto petrolio è fuoriuscito in mare. Dove trovare le navi? Lo studioso lancia l'appello alle “flotte” di navi da ricerca della comunista scientifica americana. 

Riferimenti: http://www.nature.com/ngeo/press_releases/ngeo0410.html

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