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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GEOLOGI SOTTO RICATTO
MessaggioInviato: gio mar 17, 2011 12:17 pm 
Non connesso

Iscritto il: sab ago 19, 2006 7:39 pm
Messaggi: 19
Vi riporto una mia riflessione su spinose questioni che ci riguardano e che alcuni colleghi, quali Iachetta e Zullo, hanno suscitato dando vita al gruppo su Fb “ La tutela dei cittadini…….” Allargare la discussione, senza svilirla con sterili polemiche, può essere utile per tutti. http://www.facebook.com/home.php?sk=gro ... 8558222417

In quest’ultimo periodo ho solo seguito gli eventi, non mi sono mai espresso. Lo faccio perché in questo momento, e non solo per me, esistono stati d’animo che condizionano il nostro agire, minano il nostro benessere mettendoci, di fatto, sotto RICATTO . Una manipolazione silente che ci impedisce di esprimere appieno i nostri sentimenti, i nostri progetti, le nostre aspettative. Siamo spinti in una direzione che non è quella chi ci aspettavamo e che ci allontana sempre di più dai nostri desideri. Chi ricatta conosce i punti deboli del proprio avversario e sa per certo che può intervenire là dove può compromettere la realizzazione di un progetto nel quale siamo impegnati e a cui teniamo. Ovviamente il riferimento è alla nostra intensa voglia di essere e di fare i geologi. Una ultima cosa aggiungo: un ricatto quale quello che stiamo subendo non può funzionare senza la partecipazione della vittima , partecipazione che si esplica nel lasciare che il ricatto accada e si ripeta più volte. Queste considerazioni sono rivolte a tutti noi, nessun attacco a nessuno, solo amara presa d’atto delle occasioni perse perché imbrigliati nella perversa logica delle contrapposizioni invece che in quella del confronto. Il vento delle novità si può riassumere nello slogan oggi di moda: PUNTO E A CAPO. Una siffatta semplificazione non può funzionare e porta, come porterà, la nostra categoria a ritornare ai primi anni settanta, quando il geologo veniva inteso come una entità impalpabile, immateriale, scollegata dal mondo che lo circonda, solo dedito ai prodotti dell’ingegno e della conoscenza pura ma, ahimè, priva di quel raccordo applicativo che gratifica la conoscenza intesa come progresso. Su questo tema nessuno di quelli che negli ultimi anni ha condiviso responsabilità istituzionali può chiamarsi fuori e le Nuove Norma Tecniche, che in questo periodo ci fanno discutere e che ci preoccupano, ne sono chiara testimonianza. Riporto la sola parte che meglio sintetizza la materia del contendere e che tutti dicono di ben conoscere.


6.2.1 CARATTERIZZAZIONE E MODELLAZIONE GEOLOGICA DEL SITO
La caratterizzazione e la modellazione geologica del sito consiste nella ricostruzione dei caratteri stratigrafici, litologici, strutturali, idrogeologici, geomorfologici e, più in generale, di pericolosità geologica del territorio. Essa deve essere sviluppata in modo da costituire utile elemento di riferimento per il progettista per anticipare i problemi geotecnici a piccola e grande scala e per definire il programma delle indagini nel sottosuolo.
In funzione dell'importanza dell'opera o dell'intervento, specifiche indagini saranno finalizzate alla documentata ricostruzione del modello geologico.
6.2.2 INDAGINI, CARATTERIZZAZIONE E MODELLAZIONE GEOTECNICA
Le indagini geotecniche devono essere programmate in funzione del tipo di opera e/o di intervento e devono permettere la definizione dei modelli geotecnici di sottosuolo necessari alla progettazione.
I valori caratteristici delle grandezze fisiche e meccaniche da attribuire ai terreni devono essere ottenuti mediante specifiche prove di laboratorio su campioni indisturbati di terreno, prelevati nel volume significativo e attraverso l'interpretazione dei risultati di prove e misure in sito. Per valore caratteristico di un parametro geotecnico deve intendersi una stima ragionata e cautelativa del valore del parametro nello stato limite considerato.
Per modello geotecnico si intende uno schema rappresentativo delle condizioni stratigrafiche, del regime delle pressioni interstiziali e della caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni compresi nel volume significativo, finalizzato all'analisi quantitativa di uno specifico problema geotecnico.
È responsabilità del progettista la definizione del piano delle indagini, la caratterizzazione e la modellazione geotecnica.
Le indagini e le prove devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all'art.59 del DPR 6.6.2001 n.380. I laboratori su indicati fanno parte dell'elenco depositato presso il Servizio Tecnico Centrale del Ministero delle Infrastrutture.
Nel caso di costruzioni o di interventi di modesta rilevanza, che ricadano in zone ben conosciute dal punto di vista geotecnico, la progettazione può essere basata sull'esperienza e sulle conoscenze disponibili, ferma restando la piena responsabilità del progettista su ipotesi e scelte progettuali.”

Sul 6.2.1 vi è poco da dire, vale solo la pena di richiamare quanto affermato : “In funzione dell'importanza dell'opera o dell'intervento, specifiche indagini saranno finalizzate alla documentata ricostruzione del modello geologico.” Può sembrare banale eppure questa prescrizione immediatamente rimanda a quella di cui al punto 6.2.2 ed esattamente alla affermazione “È responsabilità del progettista la definizione del piano delle indagini, la caratterizzazione e la modellazione geotecnica.” La domanda da porsi è questa: quale differenza sostanziale esiste fra le indagini di cui al punto 6.2.1 e quelle previste al 6.2.2? Sono l’una l’integrazione dell’altra, oppure si tratta di cose diverse? La solita solfa. Il progettista spesso non conosce appieno le indagini da fare – da quelle geotecniche a quelle sismiche – e, quindi, si rivolge al geologo per avere lumi. Altro ragionamento, interpretando alla lettera la norma scritta, è quello che porta all’assurda conclusione che il geologo decide per le proprie indagini che, guarda caso, coincidono in massima parte con quelle che dovrebbe programmare il progettista salvo, poi, a decidere se indagare per i famosi 30 metri oppure per una profondità compresa entro “il volume significativo”. Insomma un pasticcio enorme ove il modello geologico potrebbe anche fare a pugni con quello stratigrafico e viceversa. La chicca finale viene inserita “ ex abrupto”, senza una giustificazione logica, là dove si dice e sempre al punto 6.2.2 che “Le indagini e le prove devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all'art.59 del DPR 6.6.2001 n.380. I laboratori su indicati fanno parte dell'elenco depositato presso il Servizio Tecnico Centrale del Ministero delle Infrastrutture.” In questo DPR, guarda caso, gli imprenditori, sia laboratoristi sia perforatori, sono in massima parte geologi e, spesso, chi certifica le condizioni stratigrafiche sono i geologi dipendenti delle imprese. Una domanda: il geologo libero professionista a cosa serve? Risposta ovvia: procaccia lavoro, assume la responsabilità, guadagna poco o niente. Non è finita.
In Campania, e non poteva mancare, vi sono le circolari esplicative che aggiungono confusione a confusione, lasciando spiragli di discrezionalità negli uffici periferici che, sempre più spesso, sono così intasati da rallentare sia le concessioni, sia l’inizio dei lavori. Come uscirne? Preliminarmente bisogna rendersi conto di cosa sta succedendo, capire quali sono le vere motivazioni da cui traggono origine tali modalità di accertamenti e, infine, è essenziale riandare ai comportamenti di chi questa normativa ha ispirato. Vale solo la pena di ricordare che l’allora responsabile del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici oggi non è più in carica per motivi ben noti. Aggiungo, infine, che su tutto il territorio nazionale vi sono circa 80 , spero di sbagliare, concessioni per laboratori e non molti di più per le perforazioni e prove in situ. Nel caso di ripresa economica e, quindi, di riapertura dei cantieri vi sarà un rallentamento nei lavori dovuto alla scarsa o irrilevante presenza di imprese certificate e realmente attrezzate. Infine, è di queste ore il resoconto che l’ORG Campania mette in onda sul proprio sito e che inserisce ulteriori motivi di preoccupazione. Il riferimento è alla arguta dissertazione fra PUC – PRG – Piani Urbanistici Attuativi, alle indagini in vigenza di regime della DELIBERA DI G.R. N. 49 DEL 28/01/2010, fino alla questione del “Progettista geotecnico” , ove, una dichiarazione sostitutiva, firmata anche dal geologo, fa giustizia di quanto affermato al noto 6.2.2. Vi è da restare con il fiato sospeso. Il messaggio che viene recepito, e lo sarà, è questo : La programmazione urbanistica, premessa indispensabile ad un uso corretto del suolo, potrà anche essere redatta utilizzando ditte e laboratori non qualificati, poi, con calma e con spreco di risorsa si provvederà alla loro “necessaria certificazione”. Chi ha discusso di queste cose non molto tempo addietro ha condiviso sia le non scelte dell’ORG, che le scelte della Istituzione Regionale e Nazionale. Come dire: meglio esserci, sempre e dovunque, nonostante le evidenti incompatibilità che personalmente avevo rilevato e denunciato, avvertendone i rischi. Un Ordine professionale è innanzitutto una aggregazione di liberi professionisti e, purtroppo e non solo in Campania, i nostri vertici hanno la duplice funzione di controllore e controllato e questo non può funzionare e, di fatto, non funziona. Certamente l’intero comparto dell’imprenditoria geotecnica e geognostica è da regolamentare, ma regolare non può significare favorire solo qualche impresa a danno dei liberi professionisti e dei Committenti. La competenza, la qualità, la obbiettività dei risultati non è stata mai garantita per legge, può essere solo accertata da un libero professionista o da un incaricato pubblico che ne certifica e ne documenta la regolare esecuzione. Un esempio per tutti: la certificazione ministeriale sulla qualità del calcestruzzo non ha impedito che infrastrutture e opere pubbliche e private fossero costruite sulla sabbia e la responsabilità sicuramente sarà ricondotta a quei professionisti che, o hanno omesso il controllo, o non ne hanno rilevata la poco attendibilità dei risultati. La conclusione è banale: chi sottoscrive la modulistica di presentazione del progetto è l’unico responsabile e difficilmente potrà chiamare in causa imprese di perforazioni, laboratori certificati e quant’altro per liberarsi dalle responsabilità. Il risultato è che quella normativa (NTC), concepita per dare garanzia, sicurezza e qualità agli interventi sul territorio, finisce per essere norma vessatoria sia per la committenza sia per i professionisti interessati. Siamo alle comiche finali e non molto dissimili dal Dott. Guido Tersilli, medico della mutua. Prescriveva e non visitava.


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